it-ITen-USes-ESba-RU

RIGOLETTO AL “CARLO FELICE” DI GENOVA miércoles, 13 de marzo de 20130

RIGOLETTO AL “CARLO FELICE” DI GENOVA

L'opera verdiana interpretata dalla regia di Rolando Panerai e dai costumi di Regina Schrecker

Tiziano viernes, 8 de marzo de 20130

Tiziano

Dopo 20 anni torna a Roma una grande retrospettiva dedicata al maestro veneto

Agli sposi basta dire di sì, al resto ci pensano loro sábado, 2 de marzo de 20130

Agli sposi basta dire di sì, al resto ci pensano loro

Arte in Giappone sábado, 2 de marzo de 20130

Arte in Giappone

Il mistero di un'Oriente sconosciuto alla nostra parte di mondo.

Alberto Sordi e la sua Roma viernes, 15 de febrero de 20130

Alberto Sordi e la sua Roma

Nel decennale della sua scomparsa, la capitale dedica ad Alberto Sordi una mostra che lo ricorda con immenso affetto

InsanaMente - riflessioni intorno alla criminologia miércoles, 13 de febrero de 20130

InsanaMente - riflessioni intorno alla criminologia

L’INTIMO CHE SARA’ viernes, 8 de febrero de 20130

L’INTIMO CHE SARA’

Il comfort seduce nelle pre-collezioni di intimo lingerie

Seatec XI Edizione miércoles, 6 de febrero de 20130

Seatec XI Edizione

Dal 6 all’8 febbraio, CarraraFiere ospita l’undicesima edizione della manifestazione dedicata a tecnologie, subfornitura e design per ...

RSS
First 949596979899100101102103 Last

21 ene. 2013

Anime di Materia

Anime di Materia

Author: Anonym / lunes, 21 de enero de 2013 / Categories: Realidad, Arte, Italia / Rate this article:
No rating
Titolo suggestivo per la personale dell’artista libico Ali Wak Wak ospitata dal Complesso del Vittoriano a Roma. Fino al 28 febbraio le sue “Anime di Materia” raccontano una storia tanto recente quanto intimamente connessa al lungo regime dittatoriale di Gheddafi.
Attraverso il riuso di residuati bellici, Wak Wak costruisce sculture il cui volto ha l’ironia di chi non si è lasciato sconfiggere dalla violenza; opere quasi vocali tanto è forte il messaggio che ne scaturisce. Tutte nate dopo l’aprile 2011, queste creature possiedono i tratti più intimi dell’arte primitiva, capace di evocare il buio o la luce con un semplice taglio sul rame, e tutta la carica vitale della “primavera araba”.
Dal lungo Muro dell’identità di elmetti/teste che aprono il percorso espositivo ed osservano, lungo buona parte di esso, i visitatori, quella che segue è una galleria di animali “fantastici” – per dimensioni e carattere ora reale ora fiabesco – uomini dallo sguardo triste e bambini che sembrano giocare alla guerra imbracciando fucili grandi il doppio di loro. Per quanto immerse in una sorta di poesia triste, queste sculture sono più che mai simbolo di una tragica realtà: il desiderio di rinascita della Libia è forte, ma la sua immagine agli occhi del mondo, la sua posizione politica e il destino della sua gente dipendono soprattutto dalle scelte che sarà capace di fare nei prossimi anni. L’arte, anche questa volta, dà voce a un sentimento incerto. Quello che si può plasmare in poche ore o in alcuni giorni – per ogni opera è indicato il “tempo di assemblaggio” – con i resti della guerra, è la parafrasi ora di ciò che nessuno vorrebbe mai più vivere e sopportare, ora dei desideri di un popolo appena liberato.
“Grazie, perché vi siete caricati delle nostre preoccupazioni. La Libia deve, vuole e sta diventando un paese aperto; questa mostra è l’inizio di un dialogo di civiltà fra Roma e il nostro Paese e non l’espressione, come in passato, di interessi personali.” Bahiya Alamen Kanoun, presidentessa del comitato che segue le vittime di guerra, ha salutato così, in conferenza stampa, l’iniziativa.
L’esposizione, promossa da Health Ricerca e Sviluppo, spin-off dell’Università di Bologna impegnata nel settore scientifico sanitario, in collaborazione con Camera di Commercio di Roma, si avvale del patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Presidenza della Regione Lazio e di Roma Capitale, nonché del Ministero degli Esteri, del Ministero della Cultura di Libia, Charity Libyan Disable e il King Senussi’s Castle Museum di Bengasi. Sostenuta da Eni e organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando per la curatela di Elena Croci.

L’ingresso gratuito, più che un incentivo per visitarla, è un biglietto speciale per scoprire un aspetto diverso di qualcosa che il mondo intero ha seguito, da lontano, con il fiato sospeso.

  Foto di Oliviero Olivieri

Copyright 2013 MyAyroraTag e Aurora - The World Wide Interactive Journal
Vietata la riproduzione anche parziale dei presenti contenuti


Number of views (40325)      Comments (0)

Archive