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28 Sep 2012

Elisabeth Strigini al Chiostro del Bramante

Elisabeth Strigini al Chiostro del Bramante

Author: Anonym / Friday, September 28, 2012 / Categories: Art, Italia / Rate this article:
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Una laurea in medicina e un master in ricerca scientifica sono uno sfondo singolare nella formazione di un artista. Elisabeth Strigini, francese di nascita ed angloamericana di adozione, non solo lo sottolinea parlando di sé ma, in un certo modo, lo manifesta nelle sue opere. Alla sua prima esperienza in Italia, che dopo Milano la vede impegnata in una personale al Chiostro del Bramante di Roma dal 20 settembre al 14 ottobre, porta nella sua corte di personaggi e paesaggi quello che potrebbe essere definito un “figurativismo clinico”.

Contemporary Tales, titolo dell’esposizione, getta uno sguardo su tre mondi che, separati soltanto dalla tematica in cui sono raggruppati, si fondono in un unico racconto pittorico: Fantasy, American Story e Portraits. Anziché descriverli in una passeggiata – assolutamente da non mancare – lungo le sale del Chiostro, è forse più interessanti conoscerli attraverso la voce della stessa Strigini.

Perché la scelta dell’olio su tela e di un linguaggio figurativo in questo periodo di astrattismi e digitalizzazioni?

Perché sono una ribelle. Anche se il linguaggio che utilizzo è prevalentemente figurativo, mi piace sperimentarlo in fusione con quello astratto; ho bisogno di vedere la pennellata e che si percepisca come le linee sono attraversate dai colori. Mi affascina il rapporto che si crea fra questi due elementi e le giustapposizioni che via via riesco ad ottenere sulla tela.

In alcune opere, fra i ritratti, utilizza il lavoro a maglia in tecnica mista con l’olio su tela. Perché?

In alcuni ritratti ho voluto rappresentare l’interconnessione fra dimensioni completamente differenti fra loro: l’universo adolescenziale e la crescita. Il lavoro a maglia, oltre a ricordarmi l’infanzia – da piccola collezionavo gli inserti che si trovavano in edicola per imparare questa particolare lavorazione – ha nelle mie opere il duplice valore di “esplodere” e cristallizzare: ci sono colori accesi e allo stesso tempo una scomposizione della figura che rimanda all'immagine congelata nei tanti pixel di un vecchio schermo in tilt. Inoltre è un modo di citare Stendhal, un autore a me molto caro, che in “Dell’amore”, descrivendone i vari stadi, si sofferma su una particolare fase che descrive come “di cristallizzazione”.

Perché nessuna delle sue opere è inquadrata in una cornice?

Perché la cornice rappresenta una sorta di gabbia e la sua assenza conferisce maggiore fluidità, a chi osserva, nel passaggio da una all'altra opera. Vorrei che guardando le tele si percepisse la sensazione di essere all'interno di un film, di un racconto, e l’assenza della cornice rende più facile uscire da un quadro per entrare in un altro.

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