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Trapani tra i modelli di sviluppo economico europeo di interesse in USA venerdì 6 settembre 20130

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Dall’Illinois arriva la delegazione di politici ed imprenditori per incontrare il Sindaco Vito Damiano

giovedì 5 settembre 20130

"Secondoatto" di Perino e Vele a Martina Franca

Opere d'arte di cartapesta in mostra nelle sale affrescate del palazzo ducale.

“L’AMBIZIONE DELUSA” RIPROPONE L’OPERISMO SETTECENTESCO giovedì 5 settembre 20130

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La prima esecuzione moderna della commedia pastorale di Canicà in scena nel Chiostro di San Domenico di Martina Franca

E LA CHIAMANO ESTATE venerdì 9 agosto 20130

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Conversazioni, musica e proiezioni fotografiche per interrogarsi sul futuro della manifestazione

CRISPINO E LA COMARE. DA VENEZIA A MARTINA FRANCA martedì 6 agosto 20130

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La carriera di un ciabattino al Festival della Valle d'Itria. Tra gli interpreti anche un barboncino

IL MINISTRO BRAY OSPITE D’ONORE AL FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA mercoledì 31 luglio 20130

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“Lo Stato deve tornare a credere nella cultura”, così il ministro elogiando la manifestazione giunta quest’anno alla ...

NELLE CELLE, IN VISITA AL MONDO DI JEAN GENET domenica 28 luglio 20130

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Volterrateatro: è dedicato al trasgressivo scrittore francese lo spettacolo 2013 dei detenuti della Compagnia della Fortezza (che festeggia ...

MOZART E APRILE: UN CONCERTO IN RICORDO DEL LORO INCONTRO sabato 27 luglio 20130

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Alla XXIX edizione del Festival della Valle d’Itria per il bicentenario della morte di Aprile

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6 dic 2012

La Tavola Doria torna in Italia

La Tavola Doria torna in Italia

Autore: Anonym / giovedì 6 dicembre 2012 / Categorie: Attualità, Arte, Italia / Vota questo articolo:
3.0

Strano destino quello della Tavola Doria. Il dipinto cinquecentesco, chiamato anche “Gruppo di cavalli”, che ha la sfortuna di rappresentare con un linguaggio figurativo molto vicino a quello di Leonardo da Vinci un momento saliente della Battaglia di Anghiari – la lotta per lo stendardo – è tornato in Italia, dopo aver fatto perdere le proprie tracce per circa settant’anni. A donarlo è niente meno che il Fuji Art Museum di Tokyo.

Se non è dato sapere con esattezza come ha fatto un olio su tela di incerta attribuzione, ma assicurato per un valore di circa diciotto milioni di euro, a raggiungere il Giappone, quello che non si può non notare è come, dalle culture millenarie d’oriente, gli occidentali abbiano ancora molto da imparare. “Pensiamo e agiamo per contribuire alla cultura mondiale; l’importanza della ricerca e la possibilità di mostrare questo dipinto al maggior numero di persone possibile è un’occasione imperdibile per l’arte stessa”, afferma il direttore del Fuji Art Museum Akira Gokita. In quest’ottica si inquadrano, infatti, gli accordi sulla donazione: l’opera resterà esposta fino al 13 gennaio 2013 al Quirinale per passare poi all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove potrà essere analizzata; da qui inizierà una nuova serie di viaggi. Per ventisei anni la Tavola Doria viaggerà fra il Giappone e l’Italia, dove resterà in modo definitivo, probabilmente agli Uffizi di Firenze. L’idea fondante di quest’operazione è quella di avviare un prolifico scambio culturale fra i due Paesi le cui rispettive storie artistiche sono fonte inesauribile di meraviglia.

Il recupero della tavola è da attribuire al merito del Comando Carabinieri Patrimonio Culturale che, dalla fine degli anni ’30, periodo in cui il dipinto ha preso la via dell’estero, hanno condotto indagini fino a rintracciarla nel Museo nipponico che l’aveva acquistata in buona fede.

Se questa fosse una favola, sarebbero molte le lezioni da trarne: da una privata per la famiglia Doria, a cui vanno solo le domande sul come e perché si sia privata di tale capolavoro; allo stato italiano che, seppur in un momento difficile della sua storia, non ha saputo tenere stretta un’opera d’are il cui valore, a prescindere dalla paternità, è pressoché inestimabile; alla buona fede dei giapponesi che hanno acquistato (a cuor leggero?) un “quasi” Leonardo da Vinci. Se, ancora, di favola si trattasse, si potrebbe chiosare con un “tutto è bene quel che finisce bene” ma, in questa particolare circostanza, sembra molto più realistico abbandonarsi a un liberatorio sospiro di sollievo con l’augurio che tali doni, per quanto graditi, non si debbano più ricevere.

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