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Ponte di Messina: il WWF Italia è pronto al contenzioso europeo

Ponte di Messina: il WWF Italia è pronto al contenzioso europeo

I temi per un reclamo comunitario sono tre: l’assegnazione dell’opera senza gara di appalto avvenuta grazie ad una sottostima dei costi, la violazione delle direttive Habitat e Uccelli e quindi delle normative su Rete Natura 2000, la mancata applicazione della procedura di Valutazione Ambientale Strategica Il WWF, di fronte alla decisione della politica di ignorare il parere di tecnici e scienziati, sta valutando anche l’ipotesi di un contenzioso amministrativo e di un esposto penale.

Autore: Redazione Aurora/venerdì 15 novembre 2024/Categorie: Attualità

Sul Ponte di Messina il WWF Italia è pronto a rivolgersi all’Unione europea. Lo annuncia l’Associazione dopo che il parere VIA della Commissione Tecnica di Valutazione dell’Impatto Ambientale ha dato il via libera all’opera con la prescrizione di rispettare le “condizioni ambientali prescritte”. I temi per un reclamo comunitario sono tre: l’assegnazione dell’opera senza gara di appalto avvenuta grazie ad una sottostima dei costi, la violazione delle direttive Habitat e Uccelli e quindi delle normative su Rete Natura 2000, la mancata applicazione della procedura di Valutazione Ambientale Strategica.

Per quanto riguarda il primo punto, è proprio di queste ore la notizia di un tentativo di rifinanziare il Ponte per 3 miliardi. Il WWF ha più volte sostenuto che non si conosce ancora il costo dell’opera sia perché non sono state prezzate le opere di mitigazione e compensazione (concordate con gli Enti Locali o imposte della Commissione VIA) sia perché non si ha contezza dell’aggiornamento costo materiali ancora in corso. Certo è che la stima che ha consentito l’assegnazione dell’opera senza gara di appalto è stata fatta su misura del Consorzio Eurolink che aveva vinto la precedente gara di appalto. Infatti, tarando il costo del ponte al 50% in più della cifra che aveva permesso ad Eurolink di vincere si è evitato di procedere a nuova gara. Ma è di tutta evidenza che si tratta di un escamotage e che già oggi, prima che i cantieri aprano, tutti sanno che il ponte costerà ben di più dei 13,5 miliardi dichiarati.

Rispetto ai temi naturalistici la questione da porre in sede comunitaria riguarda sia i criteri adottati per la redazione delle valutazioni d’incidenza sulle aree di Rete Natura 2000 su cui il Ponte impatta per ammissione stessa del progettista, sia per la risibilità delle mitigazioni ipotizzate, ma soprattutto per assenza della valutazione del cosiddetto effetto cumolo che è obbligatoriamente richiesto dalle direttive comunitarie in materia.

Se possibile ancora più grave il punto riguardante la Valutazione Ambientale Strategia che non si è voluta applicare sulla base di discutibili interpretazioni giuridiche. L’inquadramento territoriale del Progetto Ponte sullo Stretto di Messina riguarda due Regioni (Calabria e Sicilia), cinque Province (Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Messina e Catania) e ventinove Comuni diversamente convolti tra cui ovviamente quelli di Messina e Reggio Calabria. Non è un’opera, ma un insieme di opere e non a caso i proponenti parlano di “sistema Ponte”, un sistema che tra l’altro deroga i piani paesaggistici delle Regioni e quelli regolatori dei Comuni.  La VAS volutamente è stata evitata perché avrebbe imposto un sistema di obiettivi di sostenibilità pertinenti rispetto ai quali valutare le opere, la valutazione dei possibili scenari alternativi, la valutazione degli effetti prodotti dalle varianti alla pianificazione vigente compresa quella paesaggistica, tenendo conto del principio DNSH e quindi l’obbligo di dimostrare che il progetto non arreca danno significativo al contesto ambientale. Il WWF Italia ritiene evidente che l’opera Ponte sia un programma di opere e dunque un piano complesso, un programma articolato d’interventi e come tale la procedura che si sarebbe dovuta seguire prima della VIA era quella VAS.

Il WWF Italia nota, inoltre, una brutta analogia che lega il tema dell’autonomia regionale differenziata e il progetto del Ponte: il Parlamento non ascolta più e le audizioni che lui stesso promuove. Le audizioni, infatti, non sono più consultive ma giustificative, servono cioè solo a dire che sono state fatte e tutti sono stati ascoltati. I punti sollevati dalla Corte costituzionale sull’autonomia differenziata sono stati tutti esposti dai molti costituzionalisti auditi dal Parlamento. I punti del parere VIA, qualunque possano essere, indubbiamente sono stati tutti preventivamente sollevati dal WWF Italia, in particolare sulle votazioni con fiducia al provvedimento che scelleratamente autorizza il cantiere del Ponte per parti, ma il Parlamento non ha ascoltato. Ad una politica che pensa di prevalere sulla tecnica, scientifica o giuridica che sia, non si possono che dare risposte attraverso quel sistema di garanzie che sono alla base del nostro ordinamento democratico e tra queste indubbiamente c’è anche la Magistratura.

Il WWF Italia studierà con attenzione il parere VIA, ma è chiaro che questo smentisce la tesi secondo la quale era tutto a posto, approfondito, ampliamente studiato e quindi pronto. Altrettanto chiaro è che le critiche degli ambientalisti non erano infondate tant’è che ci sono, per quanto è dato di sapere, almeno 60 prescrizioni che riguardano tutti gli aspetti ambientali coinvolti dal progetto.

Al netto di qualsiasi cosa possa aver la Commissione VIA è chiaro ora il dibattito inevitabilmente si sposta sul piano del contenzioso. Oltre alla via comunitaria, il WWF Italia è già al lavoro per valutare anche un contenzioso amministrativo dopo i necessari approfondimenti. Al vaglio, infine, conclude il WWF, c’è anche l’opportunità di un esposto penale poiché non può essere solo un caso che ci siano così tanti elementi e dati sottostimanti.

 

 

Immagine pubblicata da WWF.

 

 

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