it-ITen-USes-ESba-RU

 Un terzo delle piste da sci minaccia i “rifugi climatici” per le specie d’alta quota. Nei prossimi decenni si potrebbe arrivare fino a due terzi del totale in assenza di adeguate politiche

Un terzo delle piste da sci minaccia i “rifugi climatici” per le specie d’alta quota. Nei prossimi decenni si potrebbe arrivare fino a due terzi del totale in assenza di adeguate politiche

Il nuovo studio condotto dall’Università degli Studi di Milano e dalla Lipu valuta l’impatto degli impianti sciistici sulla biodiversità d’alta quota nel contesto alpino già duramente colpito dai cambiamenti climatici.

Author: Redazione Aurora/martes, 10 de diciembre de 2024/Categories: Realidad

Una pista da sci su tre minaccia oggi i “rifugi climatici” delle specie d’alta quota: entro pochi decenni queste strutture del divertimento invernale occuperanno i due terzi di queste preziose aree, entrando in piena rotta di collisione con le esigenze delle specie di trovare aree adatte dove vivere e riprodursi difendendosi dai cambiamenti climatici. È quanto rende noto la Lipu a seguito dei risultati di una ricerca condotta con l’Università degli Studi di Milano, pubblicata pochi giorni fa dalla rivista internazionale Biological Conservation, tesa a valutare l’impatto che le stazioni sciistiche hanno, e avranno, sui rifugi climatici (ossia aree cruciali idonee a ospitare le specie più sensibili anche negli scenari futuri meno favorevoli) per le specie d’alta quota nelle Alpi, come la pernice bianca e il fringuello alpino. Nei prossimi decenni, infatti, dati i cambiamenti climatici in atto, anche le piste da sci, come molte specie selvatiche, saranno costrette a salire di quota per poter continuare a operare: in molte valli, a quote medie, farà troppo caldo persino per la neve artificiale (sempre più diffusa, ma anche assai dispendiosa). 

Pista da sci. Crediti foto: Arch. Lipu.

Le nuove piste andranno così a sovrapporsi sempre più ai rifugi climatici, creando una situazione di potenziale e pericoloso conflitto con la conservazione degli habitat e delle specie più minacciati dai cambiamenti climatici. La potenziale sovrapposizione tra sci alpino e biodiversità d’alta quota è infatti destinata ad aumentare: considerando le aree idonee per le piste da sci, si passerà dall'attuale 57% della superficie dei rifugi adatta alla realizzazione di piste, al 69%-72% del periodo 2041-2070. Al momento, già una pista su tre minaccia un rifugio climatico, e in futuro questa situazione non potrà che peggiorare in assenza di adeguate politiche di indirizzo a causa dei cambiamenti climatici, sottolinea la Lipu. Molte specie rispondono, infatti, all'alterazione dell'ambiente e del clima spostando la loro distribuzione, e in montagna questo significa soprattutto spostarsi verso l'alto, inseguendo il clima “ideale” al quale le specie si sono adattate nel corso della loro storia. Gli uccelli sono molto sensibili alle variazioni climatiche e ambientali, soprattutto quelli ad alta quota, e sono pertanto ottimi indicatori per monitorare le alterazioni dell'ambiente, la funzionalità degli ecosistemi e i cambiamenti climatici in atto, particolarmente rilevanti in contesti come le Alpi, dove a un elevato tasso di riscaldamento climatico si associa una forte pressione antropica. “Non possiamo permetterci, nella crisi climatica in cui ci troviamo – afferma Francesca Roseo, dottoranda in Scienze Ambientali presso l’Università Statale di Milano e prima autrice dello studio - di compromettere ulteriormente le nostre montagne che garantiscono l’approvvigionamento idrico per le metà della popolazione mondiale che vive in esse. Gli ecosistemi montani, estremamente diversificati in relazione alle condizioni climatiche, edafiche (suolo) e topografiche, sono molto sensibili al cambiamento climatico, al turismo di massa e allo sfruttamento delle loro risorse. Compromettere questi ecosistemi significa incidere sulla loro funzionalità e capacità di fornire servizi ecosistemici, mettendo a rischio la qualità della vita, quando non la sopravvivenza stessa, di molte persone anche in pianura”. “Le montagne - ricorda Claudio Celada, Direttore Conservazione di Lipu/BirdLife Italia - stanno sperimentando un tasso di riscaldamento superiore alla media e drastiche modifiche del paesaggio dovute al cambiamento climatico e alle attività umane. Queste alterazioni ambientali e climatiche minacciano la conservazione delle specie d’alta quota e la funzionalità degli ecosistemi montani. E gli sport invernali sono spesso praticati in fragili ecosistemi alpini, anche essi vulnerabili ai cambiamenti climatici e rischiano di incidere sempre di più sui rifugi climatici. È dunque necessario valutare le attuali misure di gestione e conservazione di tutte quelle aree rifugio che, pur ricadendo al di fuori delle aree protette, garantiscono la tutela della biodiversità d’alta quota”. “Il nostro lavoro – spiega Mattia Brambilla, professore associato di Ecologia presso il dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’ateneo milanese - ha indagato il possibile impatto spaziale dei comprensori sciistici su aree cruciali per le specie d’alta quota. 


Pista da sci. Crediti foto: Mattia Brambilla.

Il cambiamento climatico non solo influisce sulle specie, ma spesso, come in questo caso, aumenta anche la pressione delle attività umane su di esse. Tenere conto anche di questi aspetti è fondamentale per uno sviluppo davvero sostenibile, in particolar modo per le regioni montane, così sensibili agli effetti dei cambiamenti in atto”. “Con in mano questa fotografia delle Alpi - prosegue Roseo - è chiaro che gli sforzi per proteggere gli ecosistemi montani e la biodiversità che ospitano devono aumentare e soprattutto tradursi rapidamente in azioni concrete. Non si tratta solo di proteggere specie iconiche come la pernice bianca, ma anche le nostre società, che dipendono da ecosistemi in salute, in grado di fornire beni e servizi imprescindibili. “Con le conoscenze scientifiche attuali, la creatività e l’ingegno umano – conclude Roseo - dobbiamo trovare soluzioni alternative al passato per mantenere l’economia di valle senza compromettere gli ecosistemi montani, da cui anche noi, come molte altre specie, dipendiamo sotto molti aspetti”.


Foto in primo piano: Pernice bianca. Crediti: Luigi Sebastiani.


Copyright 2024 Aurora International Journal - Aurora The World Wide Interactive Journal. Vietata la riproduzione anche parziale dei presenti contenuti.

Number of views (6254)/Comments (0)

Redazione Aurora

Redazione Aurora

Other posts by Redazione Aurora

12 feb. 2025

Legge europea sul ripristino della natura: pubblicata la Guida redatta dalle associazioni

Legge europea sul ripristino della natura: pubblicata la Guida redatta dalle associazioni

In vista dei sei mesi di entrata in vigore della legge, Nature Restoration Law, tradotta in italiano da Lipu, Legambiente, Pro Natura e WWF Italia, contiene le raccomandazioni delle principali associazioni europee per la difesa dell’ambiente.

0 Comments
Article rating: No rating

12 feb. 2025

Dalla genetica una risposta ai disordini del movimento causati dalla distonia

Dalla genetica una risposta ai disordini del movimento causati dalla distonia

Pubblicato uno studio congiunto della Scuola Sant’Anna di Pisa, dell’Istituto Besta di Milano e di altri partner internazionali che collega le mutazioni genetiche alle disfunzioni nel cervello nella distonia.

0 Comments
Article rating: No rating

10 feb. 2025

Il Ministro delle Imprese Urso ha incontrato a Parigi il Ministro dell’Economia Lombard

Il Ministro delle Imprese Urso ha incontrato a Parigi il Ministro dell’Economia Lombard

Urso: “Italia e Francia condividono la stessa visione su molte delle sfide che l’industria europea sta affrontando”. Tra gli argomenti trattati, il ritardo dell’Europa nel settore aerospaziale, la microelettronica e la produzione energetica nucleare.

0 Comments
Article rating: 5.0

10 feb. 2025

I Carabinieri TPC restituiscono alla Spagna una stele funeraria di età romana rubata dall’area archeologica di Merida

I Carabinieri TPC restituiscono alla Spagna una stele funeraria di età romana rubata dall’area archeologica di Merida

Il bene, recuperato a seguito di una attività di Cooperazione Internazionale di Polizia, è stato riconsegnato dal Generale di Divisione Francesco Gargaro, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, all’Ambasciatore di Spagna in Italia Miguel Fernández-Palacios Martínez.

0 Comments
Article rating: No rating
First 32333435363738394041 Last

Archive