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Art Bonus, a Firenze il primo esempio di utilizzo da parte di un privato

Art Bonus, a Firenze il primo esempio di utilizzo da parte di un privato

Un restauro da 28.548 euro per il capolavoro di Puglieschi nella chiesa di San Firenze, proprietà del F.E.C.

Autore: Rita Sanvincenti/mercoledì 20 dicembre 2017/Categorie: Attualità, Italia, Toscana

Nella solennità dell’Immacolata Concezione, nella chiesa di San Firenze, è stato presentato il restauro dell’Antica Pala dell’Altare maggiore di Antonio Puglieschi, dipinto olio su tela del 1715, (cm 580 x 340) raffigurante l’Immacolata Concezione e i Santi Carlo Borromeo, Filippo Neri, Ignazio di Loyola, Francesco di Sales, Teresa D’Avila e la Beata Umiliana de’ Cerchi. L’intervento di restauro rappresenta il primo esempio di utilizzo di Art Bonus a Firenze da parte di un privato. La chiesa di San Firenze, di cui è rettore Padre Rosario Landrini, preposto della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, è una delle dieci chiese fiorentine appartenenti al patrimonio del Fondo Edifici di Culto (F.E.C.) del Ministero dell’Interno. L’intervento, che è durato 10 mesi, ha avuto luogo sotto l’alta sorveglianza del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Firenze e delle province di Prato e Pistoia.
Il progetto di restauro, che ha riportato al suo originale splendore il capolavoro dell’arte barocca fiorentina di Puglieschi, promosso dai Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri, è costato 28.548 euro ed è stato interamente finanziato grazie all’erogazione liberale della signora Beatrice Mazzego, a devozione ed in ricordo dei suoi familiari.
La presentazione è stata arricchita dagli interventi di Anna Mitrano, Vice Prefetto con Incarico speciale conferito con Decreto del Ministro dell’Interno nel 2015 presso la Direzione Centrale per l’Amministrazione del F.E.C.; di Sandro Bellesi su “L’Immacolata Concezione Puglieschi e l’arredo artistico della Chiesa di San Firenze nel primo ‘700”; del restauratore Guglielmo Colonna su “Cenni delle peculiarità tecniche emerse in fase di restauro”. A moderare gli interventi, Jennifer Celani, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia.
A conclusione delle celebrazioni, il M° Marco Pupo ha diretto il Coro dell’Oratorio “Mons. Luigi Sessa”, nel Concerto per soli Coro, Archi e Basso continuo, con musiche di A. Vivaldi, J. S.Bach, F. Bagnoli, E. Pierattoni.
“In questo giorno – ha sottolineato il Vice Prefetto - il restauro dell’opera di Puglieschi assume un particolare significato poiché il capolavoro è dedicato all’Immacolata Concezione e anche a San Filippo Neri a cui è intitolata la chiesa che appartiene al Complesso di San Firenze. L’edificio sacro è tra gli 830 diffusi in tutta Italia, di proprietà del F.E.C.. Il patrimonio del Fondo include, tra gli altri, la Foresta di Tarvisio, il Quarto di Santa Chiara e tutti i capolavori custoditi nelle chiese, date in concessione gratuita, a tempo indeterminato, alle autorità religiose per lo svolgimento del culto. Il F.E.C. viene amministrato da una apposita Direzione Centrale del Ministero dell’Interno, ed ha un bilancio autonomo che ammonta a 6 milioni di euro l’anno”.
Il Fondo è rappresentato giuridicamente dallo stesso Ministro dell’Interno, e, spiega Anna Mitrano, “è stato istituito con la Legge del 1985 n. 222, attuativa dell’accordo tra la Santa Sede e lo Stato italiano dell’’84, a modifica del concordato Lateranense del ’29, per sovrintendere all’amministrazione dei beni situati su tutto il territorio nazionale. A Firenze, ad esempio, ne fanno parte le basiliche di Santa Croce, di Santa Maria Novella, della Santissima Annunziata, di Santo Spirito, di San Marco, di Santa Maria del Carmine, e la chiesa di San Paolino. Le finalità del F.E.C. sono definite dall’art. 58 della citata Legge e sono specificamente di cura, restauro, tutela e valorizzazione del proprio patrimonio costituito, non solo dalle chiese, ma anche dalle opere in esse custodite: capolavori assoluti quali, ad esempio, quelli di Giotto, Vasari, Brunelleschi, che costituiscono il patrimonio storico artistico italiano”.
L’iter che ha portato al restauro dell’opera di Puglieschi, ha avuto inizio il 23 giugno 2016, quando – ricorda Anna Mitrano – “la signora Mazzego, figlia di una sorella dei Getsemani, associazione cara a Monsignor Setti, ha manifestato la volontà di restaurare questa Pala d’Altare, non solo come forma di devozione per la Chiesa ed in ricordo della madre, ma anche per la sua conservazione e valorizzazione.
È stato quindi interessato il MiBACT per conseguire il nulla osta per il progetto di restauro e per avviare la procedura del suo inserimento nel portale di Art Bonus. Il portale, che consente di individuare le opere di interesse sulle quali è possibile richiedere di intervenire, è stato istituito ai sensi dell’art.1 della Legge del 29 luglio 2014 n. 106 (che ha convertito il D.Lgs. 31.5.2014 n. 83, n.d.r), per l’utilizzo da parte di mecenati privati che vogliono sostenere il costo del restauro di opere d’arte pubbliche. Queste erogazioni liberali a favore della cultura e dello spettacolo danno anche accesso ad un credito di imposta. Art Bonus – prosegue Anna Mitrano - promuove il mecenatismo a favore del patrimonio culturale: è uno strumento rivoluzionario, di straordinaria importanza per la manutenzione ed il restauro dei beni culturali di proprietà pubblica, così come per il sostegno di luoghi e strutture di cultura.
Per quanto riguarda l’opera di Puglieschi individuata dalla signora Mazzego, è stato proposto il restauro in situ, reso possibile grazie alla disponibilità dei Padri dell’Oratorio. La grande tela mostrava dei piccoli strappi, dei fori soprattutto nella parte bassa del dipinto, l’ossidazione delle vernici, una patina di sporco sui colori, bruciature di candela, oltre a conseguenze derivanti da precedenti interventi di restauri eseguiti più o meno grossolanamente”.
“L’immenso patrimonio storico artistico del F.E.C., tra chiese e opere d’arte – conclude Anna Mitrano - genera grandi difficoltà di intervento. Vengono quindi studiate e messe in atto strategie, anche con forme di partenariato pubblico-privato, per portare avanti le finalità istituzionali del Fondo. Il patrimonio culturale è infatti considerato un capitale sociale per il suo grande valore artistico, storico, religioso. Ben vengano quindi iniziative come questa della signora Mazzego che ha erogato da sola l’intero importo necessario per il restauro dell’opera. È una forma di mecenatismo che desta grande ammirazione per il suo carattere umanistico, devozionale, per l’intento di condividere con la collettività il significato di questo capolavoro e per tramandarlo alle generazioni future. Tutto questo risponde ai principi sanciti autorevolmente dalla nostra Carta Costituzionale, laddove all’art. 9, tra i diritti fondamentali, prevede il diritto alla cultura e il dovere di promuoverla in quanto motore di sviluppo civico, religioso, storico, culturale e sociale del nostro Paese”.

 

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