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 LA MAFIA NORMALE

LA MAFIA NORMALE

progetto teatrale 'work in progress' realizzato dal giornalista Marco Rizzo e diretto dal regista Piervittorio Demitry e portato in scena a Trapani.

Author: Anonym/martes, 25 de septiembre de 2012/Categories: Realidad, Sicilia

Far riflettere i giovani su aspetti di vita quotidiana che lasciano trapelare un tipo di atteggiamento indice di illegalità, mafioso per l’appunto. Questo l’obiettivo del progetto teatrale ‘work in progress’ La mafia Normale, firmata da Marco Rizzo, autore del testo, e dal regista Piervittorio Demitry. Il teatro di Villa Margherita di Trapani, lunedì 17 settembre, ha fatto da cornice allo spettacolo portato in scena, per la prima volta aperto al pubblico, dall’Associazione Antiracket e Antiusura, il cui presidente è Paolo Salerno, che lo ha affidato alla compagnia Lunae Dies Teatro – Collettivo di Ricerca Teatrale – .Perfettamente sincronizzati, come autentici siciliani, gli attori, gli interpreti della rappresentazione teatrale, hanno fatto innamorare il pubblico, lo hanno fatto ridere e annuire su quei futili problemi quotidiani seppur così contaminati da quell’ingiustizia ‘mafiosa‘ manifestata dall’intreccio di politica e malavita.

L’associazione Antiracket e Antiusura, oltre ad essere un osservatorio sulla legalità, da sempre svolge un’opera di sensibilizzazione attraverso incontri-dibattito con esperti e testimoni-vittime dell’usura. Nell’occasione, attraverso questo progetto teatrale, ha inteso porre in evidenza alcuni atteggiamenti sociali diffusi di illegalità.

La mafia normale presenta la storia di un uomo, Mario, della moglie Angela e della loro figlia Benedetta. Una famiglia come tante che conduce una vita “normale”. Scene di vita quotidiana dove si alternano ritmi dinamici e allegri resi talvolta con una vena ironica ma sempre con grande serietà: la scuola di Benedetta, il lavoro imprenditoriale di Mario che lo vede coinvolto in complotti politici poco chiari e la raccomandazione lavorativa per la sorella di Angela.

La rappresentazione teatrale, suggerisce un’attenta riflessione sull’essere attori sociali e semplici cittadini che per un posto di lavoro si vedono costretti scendere a compromessi.

“Mi è stata commissionata ‘l’idea’ dall’associazione antiracket e antiusura, lasciandomi carta bianca e spiegandomi solamente che il target del progetto era quello dei ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Trovandomi un po’ imbarazzato al primo incontro, con l’associazione stessa, - spiega Marco Rizzo - abbiamo individuato subito Piervittorio Demitry per la regia, e intrapreso immediatamente un approccio per scrivere la storia”. La prima difficoltà è stata trovare un argomento che rientrasse nei canoni stabiliti, soprattutto coinvolgendo i ragazzi e lavorando su più livelli di linguaggio (colloquiale, formale e informale al tempo stesso). E’ quanto ha dichiarato Marco Rizzo, giornalista trapanese che ormai da anni sta affrontando con particolare attenzione e impegno il tema della mafia, con l’intento di mantenere viva nei cittadini la memoria (di coloro che hanno sacrificato la loro vita per combattere un certo tipo di criminalità). “Nel progetto teatrale non si fa riferimento a quel tipo di mafia ‘che uccide’, questa i ragazzi la studiano a scuola, la percepiscono attraverso i telegiornali. Adesso i ragazzi devono capire che per vivere nella società si è a volte costretti a scendere a compromessi, anche solo per un semplice voto a scuola o per un posto di lavoro. Ciò, però, non ha nulla di vantaggioso”. La mafiosità in quanto atteggiamento insito nella gente è in certi casi la prassi, è un campo minato dal quale, talvolta, non ci si può salvare. “È come un castello di sabbia – conclude Marco Rizzo – che quando crolla su se stesso si porta dietro tutti quelli che lo sostengono in malo modo”.

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