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Subiaco ha conquistato il titolo di Capitale italiana del Libro 2025 venerdì 13 dicembre 20240

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Nel progetto presentato che vuole unire passato e presente, sarà possibile assistere alla realizzazione del primo libro stampato in ...

Inaugurato dalla Scuola Superiore Sant’Anna il collegio Santa Croce in Fossabanda con 69 posti letto e 3400 metri quadrati coperti venerdì 13 dicembre 20240

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La ristrutturazione del trecentesco complesso dell’ex convento, eseguita con criteri di sostenibilità ed economia circolare, ha ...

UE, vertice Urso – Séjourné a Milano: “Nuova fase per la politica industriale europea” giovedì 12 dicembre 20240

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Il Ministro ha espresso soddisfazione per la disponibilità della Commissione Europea ad andare incontro alla proposta italiana e iniziare ...

Primo prototipo realizzato da ENEA per accumulare energia solare tramite lo zolfo mercoledì 11 dicembre 20240

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Il prototipo rientra nell’ambito del progetto Sulphurreal è stato finanziato dall’UE per circa 4 milioni di euro.

Antartide, le piattaforme di ghiaccio blu si tingono di bianco mercoledì 11 dicembre 20240

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Nella baia Terra Nova in Antartide, la formazione della weathering crust, o crosta di alterazione, ha modificato le proprietà della ...

Aumentano la turbolenza aerea e i rischi nei cieli europei mercoledì 11 dicembre 20240

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I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno analizzato i dati della turbolenza medio forte degli ultimi 44 ...

 Un terzo delle piste da sci minaccia i “rifugi climatici” per le specie d’alta quota. Nei prossimi decenni si potrebbe arrivare fino a due terzi del totale in assenza di adeguate politiche martedì 10 dicembre 20240

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Il nuovo studio condotto dall’Università degli Studi di Milano e dalla Lipu valuta l’impatto degli impianti sciistici sulla ...

“Soluzioni energetiche per la rigenerazione del futuro”, il nuovo progetto di Vactis di eco-education martedì 10 dicembre 20240

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28 lug 2015

"Passio Hominis", sul colle di San Miniato

Autore: Anonym / martedì 28 luglio 2015 / Categorie: Attualità, Teatro, Italia, Toscana / Vota questo articolo:
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San Miniato, in Toscana, e più esattamente la sua storica, panoramica Piazza del Duomo, è da 69 anni il fulcro di una programmazione teatrale incentrata sulla drammaturgia spirituale e religiosa: in senso più o meno stretto, perché nel tempo l'attenzione si è rivolta, a tratti, anche su testi dalla spiritualità assolutamente laica. Qui, dal 1947, l'Istituto del Dramma Popolare - il cui direttore artistico è tornato ad essere, da qualche anno, un religioso, don Piero Ciardella - organizza in estate la Festa del Teatro, imperniata sulla rappresentazione all'aperto di un testo diverso per ogni edizione, preferenzialmente mai rappresentato in Italia. "Assassinio nella cattedrale" di Eliot, "I dialoghi delle carmelitane" di Bernanos, "Processo a Gesù" di Diego Fabbri, "Un uomo per tutte le stagioni" di Robert Bolt, "Giobbe" di Karol Wojtyla, "La grande strada maestra" di Strindberg, "Sarabanda" di Ingmar Bergman, e testi ricavati dalla narrativa come "Il potere e la gloria" di Graham Greene, "Billy Budd" di Melville, "L'avventura di un povero cristiano" di Ignazio Silone: sono solo alcuni dei lavori andati in scena nella piazza di San Miniato. Mentre, per tacere degli attori, l'elenco dei registi annovera figure come Giorgio Strehler, Orazio Costa, Luigi Squarzina, Krzysztof Zanussi, Sandro Bolchi, Ugo Gregoretti, Franco Enriquez. Tutto il teatro italiano (e non solo italiano) è passato dalla Festa, dando il suo apporto ad una ricerca infaticabile della persistenza, o meglio della particolare fecondità dei temi spirituali negli orizzonti più degni e problematici del teatro e della letteratura moderni: anche non moderni, come è accaduto - un po' insolitamente - quest'anno, quando il regista Antonio Calenda ha portato in scena il suo adattamento di una trascrizione cinquecentesca, opera della monaca teatina Maria Jacova Fioria, di testi di sacre rappresentazioni di origine popolare. È nato così lo spettacolo "Passio Hominis", in versi arcaici eppure ben comprensibili - anzi di maggior suggestione e forza proprio grazie al loro linguaggio - con Lina Sastri (la Madonna) e il giovane Jacopo Venturiero (Gesù) come protagonisti. Ogni volta, a San Miniato, il palco e la platea vengono orientati diversamente, nella piazza: stavolta è stata creata una struttura centrale, circondata da tre lati dal pubblico, ma con spettatori anche seduti su panche all'interno dello spazio scenico, con un rapporto estremamente ravvicinato, diretto con i personaggi della rappresentazione. Con scelta sorprendente all'inizio, ma a guardar bene non originalissima, Calenda sceglie per la vicenda della Passione di Cristo un'ambientazione moderna, novecentesca: tra gli anni Quaranta (la guerra, il fascismo, la Resistenza, perfino le luci dell'avanspettacolo) e Cinquanta (immagini di un'Italia popolare con la macchina da cucire Singer alla quale lavora Maria, e il Sinedrio che sembra una congrega ora di fascisti ora di mafiosi). C'è posto anche per visioni di gusto ingenuamente popolano - l'Angelo, il diavolo che viene a prendersi Giuda - per un po' di Brecht, e perfino per qualche passo di tango (?). Se Maria sembra una addolorata donna del Sud, Gesù indossa un maglione da post-'68, e muore non crocifisso ma abbattuto da raffiche di mitra. Tutto questo però non disturba, interagendo con una lingua poetica di tanti popoli fa, e le pittoriche visioni più vicine all'iconografia tradizionale del dramma supremo narrato dal Vangelo, come nel bellissimo finale. Al centro di questa rilettura della Passione è il rapporto tra Gesù e la Madre, ben più centrale rispetto al racconto degli Evangelisti: pensiamo - soluzione di toccante umanità - alla scena in cui Cristo va dalla Madre ad annunciare la sua prossima Morte cercando, impossibilmente, di confortarla in anticipo per la sua perdita e di farle accettare un così terribile destino. O ancora al fatto che più volte Gesù, prima e dopo essere inchiodato in croce, afferma che il dolore della madre che lo vede morire lo tormenta molto di più delle sue sofferenze stesse. Se Lina Sastri, a tratti statuaria, pietrificata figura di madre, convince il pubblico con una drammaticità e una tragicità mai retoriche, asciutte, dirette - per così dire - e brucianti, il Cristo di Venturiero è efficace, commovente nel percepire e avvertire lo strazio che agli altri provoca la sua fine. Di grande rilievo, già nel copione, la figura di Giuda - Francesco Benedetto - quasi un terzo protagonista, che curiosamente ricostruisce un suo destino di colpa simile a quello classico di Edipo: elusi i tentativi di riparare a una terribile profezia, uccise il padre e sposò la madre. Al di là di qualche momento un po' scolastico, molto bravi i giovani e giovanissimi attori di contorno, azzeccati anche come physique du role (vedi il Giovanni di Antongiulio Calenda). Non marginale il ruolo delle musiche, firmate da Germano Mazzocchetti.




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