Nell’VIII
secolo a.C. l’isola vulcanica di Ischia vede il primo insediamento greco nel
Mediterraneo occidentale e diventa un vero emporio di convivenza tra comunità
locali, greci e fenici: a rivelarlo è lo studio dal titolo Where Typhoeus
lived. 87Sr/86Sr Analysis of Human Remains in the Volcanic Environment of the
First Greek Site in the Western Mediterranean (Pithekoussai, Italy),
pubblicato sulla rivista scientifica “iScience”, di un team internazionale di
ricerca coordinato da Melania Gigante del Dipartimento dei Beni Culturali
dell’Università di Padova che ha analizzato i resti umani della necropoli di
Pithekoussai (a Ischia) dimostrando la complessità delle interazioni culturali
e biologiche in questo sito chiave per lo studio della nascita della Magna
Grecia. È quanto riporta una nota della Sapienza Università di Roma.
Il patrimonio
archeologico di Ischia offre una visione unica delle dinamiche della mobilità
umana e delle interazioni bioculturali agli albori della Magna Grecia durante
il Mediterraneo dell’Età del Ferro (tra l’VIII e il VII secolo a.C.). Lo studio
si basa sull’analisi degli isotopi dello stronzio di denti e ossa di individui
sepolti nella necropoli di Pithekoussai, molti dei quali sono stati
identificati come immigrati fin dai tempi più antichi.

Sinossi grafica della ricerca (da
Gigante et al. 2025).
“Grazie
all’analisi del rapporto isotopico dello stronzio (87Sr/86Sr) in campioni di
tessuto mineralizzato di ossa e denti da più di 50 individui, sia inumati sia
cremati, il nostro studio ha identificato un’importante componente di stranieri
a Pithekoussai, rivelando una società fortemente eterogenea in cui i nuovi
arrivati – greci, fenici, italici – convivevano e interagivano, contribuendo
alla formazione di un’identità sociale sfaccettata e cosmopolita”, spiega
Melania Gigante, prima autrice dello studio e docente al Dipartimento dei Beni
Culturali dell’Università di Padova. “L’integrazione tra dati archeologici,
antropologici e biogeochimici ha permesso di ricostruire gli spostamenti e le
interazioni tra le genti che popolavano l’isola di Ischia con un livello di
dettaglio mai raggiunto prima e confermando l’immagine di un Mediterraneo di
dialogo e mobilità durante il I millennio a.C.”, aggiunge Carmen Esposito,
coautrice dello studio e Marie Skłodowska-Curie Actions Research Fellow
all’Università di Bologna.
Contrariamente
a quanto ci si aspettasse, i dati dimostrano inoltre che la mobilità femminile
– non solo quella di coloni maschi e mercanti, dunque – fu un elemento
strutturale nella costruzione della comunità di Pithekoussai.
“Quanto
pubblicato ben rappresenta lo stato attuale della ricerca avanzata in
bioarcheologia ove si utilizzano le tecniche più all’avanguardia che aprono
orizzonti di conoscenza sul passato fino a poco tempo fa inimmaginabili”,
commenta Alessia Nava, antropologa a La Sapienza Università di Roma, docente al
Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali e coautrice
dello studio, nel ribadire l’importanza di questo tipo di approccio
scientifico.
Alla ricerca
hanno collaborato l’Università di Bologna (Carmen Esposito), l’Università di
Modena e Reggio Emilia (Federico Lugli), il Museo delle Civiltà di Roma
(Alessandra Sperduti), il Ministero della Cultura (Segretariato Regionale per
la Campania, Teresa E. Cinquantaquattro), l’Università L’Orientale di Napoli
(Bruno d’Agostino), la Sapienza Università di Roma (Alessia Nava) e la Goethe
Universität Frankfurt (Wolfgang Müller).
Uno degli
aspetti più significativi della ricerca riguarda la celebre Tomba della Coppa
di Nestore, una delle sepolture più iconiche di Pithekoussai e dell’archeologia
del Mediterraneo, datata alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. La tomba è
nota per la presenza di una coppa che reca una delle più antiche iscrizioni in
alfabeto greco ad oggi conosciute, evocando il leggendario calice dell’eroe
omerico Nestore. Per decenni, il significato dell’iscrizione e l’identità del
defunto sono stati oggetto di dibattito. Uno studio precedente (pubblicato nel
2021 da Gigante e colleghi) aveva già dimostrato che la sepoltura conteneva
resti umani e faunistici, smentendo l’ipotesi che si trattasse di un bambino
cremato: ora, grazie all’analisi isotopica, gli studiosi hanno stabilito che
almeno uno degli individui sepolti accanto alla preziosa coppa era nato
localmente.
“Il caso della
Tomba della Coppa di Nestore è emblematico della complessità di Pithekoussai
come comunità multiculturale, ma anche di come la cultura omerica si diffondeva
lontano dal mondo geografico greco. L’evidenza di un individuo (forse) nato
localmente in una sepoltura con elementi di prestigio di chiara matrice greca
apre nuove prospettive sulla costruzione delle identità e sulle dinamiche di
integrazione sociale nel primo insediamento greco d’Occidente”, continua
Gigante.
“Oltre a
fornire nuove evidenze sul popolamento del Mediterraneo occidentale nella prima
Età del Ferro, questa ricerca ha testato con successo l’applicabilità
dell’analisi isotopica su resti umani rinvenuti in sedimenti vulcanici
estremamente distruttivi, aprendo nuove prospettive per lo studio della
mobilità nel passato”, conclude Luca Bondioli, coautore della ricerca e docente
al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova. La ricerca
rappresenta la prima evidenza diretta, basata sulla storia dei singoli
individui, che conferma la ricostruzione storico-archeologica della
colonizzazione greca dell’VIII secolo a.C. e l’approccio interdisciplinare
adottato offre un nuovo sguardo su una fase cruciale della storia mediterranea
aprendo la strada a futuri studi sulle dinamiche della mobilità e
dell’integrazione culturale nell’antichità.
In primo piano:
La Coppa di Nestore, tomba 168 dalla necropoli di Pithekoussai, Museo
Archeologico
Nazionale di
Villa Arbusto, Lacco Ameno (isola di Ischia, NA). Per gentile concessione della
Soprintendenza
Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l' area metropolitana di Napoli.
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