Studiare
l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute del suolo grazie
all’intelligenza artificiale (AI) è l’obiettivo di una ricerca condotta da ENEA
e Università degli Studi di Bari, di cui sulla rivista Machine Learning and Knowledge
Extraction sono stati pubblicati i primi risultati che aprono nuove
prospettive per la gestione sostenibile del suolo, la tutela dell’ambiente e la
sicurezza alimentare. È quanto si legge in una nota di ENEA.
“Le tecniche di
machine learning che abbiamo usato ci hanno permesso di identificare una delle
principali ‘sentinelle’ della salute del terreno, il microbioma, vale a dire
l’insieme di batteri, funghi e protisti che popolano il terreno e giocano un
ruolo cruciale nella dinamica del carbonio nel suolo in risposta al cambiamento
climatico”, spiega Claudia Zoani, ricercatrice della Divisione ENEA Sistemi
Agroalimentari Sostenibili e coautrice dello studio insieme al gruppo di lavoro
dell’Università degli Studi di Bari - insieme a Pierfrancesco Novielli, Michele
Magarelli, Donato Romano, Lorenzo de Trizio, Pierpaolo Di Bitonto, Alfonso
Monaco, Nicola Amoroso e Anna Maria Stellacci guidati dalla prof.ssa Sabina
Tangaro dell’Università degli Studi di Bari - coordinato dalla professoressa
Sabina Tangaro. “Questa scoperta - prosegue la ricercatrice ENEA - potrebbe
avere importanti implicazioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici e la
gestione sostenibile del suolo”.
I dati si
riferiscono a 332 campioni di suolo raccolti in 29 Paesi nel mondo che
rappresentano una vasta gamma di condizioni climatiche e proprietà del suolo a
livello mondiale. Il set di dati include una varietà di fattori ambientali,
come la temperatura media annua (MAT), variabile da -7°C a 30°C, diversi tipi
di vegetazione e proprietà del suolo. Per ogni campione di suolo sono stati
identificati 27 fattori di diversa natura, coprendo aspetti ambientali,
microbiota del suolo, recalcitranza biochimica, quantità di substrato e fattori
di protezione minerale.
Il cambiamento
climatico altera i regimi di temperatura e le precipitazioni, influenzando
direttamente la temperatura del suolo e la disponibilità di acqua. Questi
cambiamenti modificano la distribuzione delle comunità microbiche nel suolo e,
di conseguenza, i processi di decomposizione della materia organica. “L’aumento
delle temperature accelera i processi di decomposizione del microbioma,
incrementando la quantità di gas serra emessi in atmosfera, come l’anidride
carbonica e il metano. Il risultato è un peggioramento della qualità del suolo
che mette a rischio la produzione agricola e la sicurezza alimentare di milioni
di persone nel mondo”, sottolinea Zoani.
Il valore che
misura l’aumento dell’attività dei microrganismi nel suolo quando la
temperatura sale di 10°C si chiama Q10 e, nello specifico, indica la
sensibilità della respirazione microbica alle variazioni di temperatura. Quando
la temperatura del suolo aumenta, i microrganismi tendono a lavorare più
velocemente e a produrre più anidride carbonica (CO2) che sarà rilasciata in
atmosfera. Conoscere questo valore dell’attività del microbioma diventa
importante per prevedere come il ciclo del carbonio nel suolo risponderà al
riscaldamento globale. Il ciclo del carbonio nel suolo è il processo attraverso
il quale il carbonio si muove tra il suolo, le piante, gli animali e
l’atmosfera. In sintesi: le piante assorbono il carbonio dall’atmosfera sotto
forma di anidride carbonica (CO2) durante la fotosintesi e lo usano per
crescere. Quando le piante e gli animali muoiono o lasciano residui (come
foglie o escrementi), questa materia organica cade nel suolo e il contenuto di
carbonio entra nel terreno. Successivamente, i microrganismi del suolo (batteri,
funghi, ecc.) scompongono la materia organica. Durante questa fase, parte del
carbonio viene trasformata in nutrienti utili per altre piante, mentre un’altra
parte viene rilasciata di nuovo nell’atmosfera sotto forma di CO2 attraverso la
respirazione microbica. Il ciclo del carbonio nel suolo è, quindi, come un
sistema di ‘stoccaggio naturale’ del carbonio che aiuta a regolare il clima e a
sostenere la vita vegetale e animale.
In questo
contesto, “l’intelligenza artificiale può giocare un
ruolo fondamentale perché offre strumenti molto efficaci per analizzare dati
complessi, fare previsioni e sviluppare soluzioni innovative per mitigare gli
effetti del cambiamento climatico e adottare pratiche agricole sostenibili che
promuovano la produzione alimentare nel lungo termine”, conclude la
professoressa Tangaro.
Crediti foto: ENEA.
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