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INDIA. L’ENIGMA IRRISOLTO venerdì 26 luglio 20130

INDIA. L’ENIGMA IRRISOLTO

Viaggio attraverso il Paese delle emozioni e delle contraddizioni

Il Presidente di Confindustria Trapani, Gregorio Bongiorno: per lo sviluppo del territorio, riqualificare l’offerta turistica giovedì 25 luglio 20130

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La "ricetta" è il prodotto "Turismo Trapani" realizzato da società consortili 

Vito Damiano, il Sindaco di un gioiello tra due mari, Trapani, città dal fascino estremo martedì 23 luglio 20130

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Si profilano grandi investimenti e ambiziosi progetti che potranno cambiare l'immagine della città a livello internazionale. Tra questi un ...

Peridance Contemporary Dance Company in prima nazionale al Teatro Vascello lunedì 15 luglio 20130

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La compagnia newyorchese debutta in Italia per il secondo appuntamento di Invito alla Danza

Invito alla danza. Edizione ridotta nei numeri ma grande nella qualità mercoledì 3 luglio 20130

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Tre performance in prima assoluta e due debutti in prima nazionale.

L'Aquila, volti e segni di un terremoto martedì 2 luglio 20130

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Inaugurata al Vittoriano di Roma la mostra fotografica sul tragico evento.

Boccadarno: i Ministri Carrozza e Orlando insieme al Sindaco Filippeschi al taglio del nastro del nuovo porto turistico di Pisa lunedì 1 luglio 20130

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Sarà, con l’aeroporto Galileo Galilei, uno straordinario volano per l’economia del territorio e per l’occupazione

Astrosummer 2013 venerdì 28 giugno 20130

Astrosummer 2013

L'estate al Planetario di Roma. Un programma ricco di eventi.

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14 mar 2014

LUCA RONCONI E IL MONDO SPREGIUDICATO DI “CELESTINA”

LUCA RONCONI E IL MONDO SPREGIUDICATO DI “CELESTINA”

Autore: Anonym / venerdì 14 marzo 2014 / Categorie: Attualità, Teatro, Italia / Vota questo articolo:
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Un panorama umano impietoso, spregiudicato, tra realistica crudezza e rifiuto – conseguente – di ogni abbellimento ideale o moralistico. E’ uno sguardo cinico e trasgressivo quello di Fernando de Rojas, autore del celebre “La Celestina” (1499) – ma il titolo autentico era “La tragicommedia di Callisto e Melibea” – che ora Luca Ronconi ha portato in teatro al Piccolo-Strehler di Milano nella concisa (fino a un certo punto…) riduzione scenica realizzata dal canadese Michel Garneau. Un mondo, quello di de Rojas, in cui contano solo i soldi e il sesso, senza interesse per null’altro, e senza la minima paura di oltrepassare qualsiasi limite e barriera di tipo etico. 

Ne è esempio la protagonista (l’attrice è la bravissima Maria Paiato), ex prostituta che, ormai vecchia e brutta, si guadagna da vivere facendo da mezzana – con un’abilità al limite dell’incredibile nel vincere anche la riottosità delle fanciulle più pudiche – procurando su richiesta aborti e… restauri empirici di verginità perdute e non disegnando incursioni nel campo della magia e della stregoneria. E’ lei, Celestina, che, oltre a gestire con accortezza un paio di giovani prostitute, Elicia (Licia Lanera) e Areusa (Lucia Lavia) regolando le loro “attività” amorose, si incarica di un’impresa ai limiti dell’impossibile, quella di vincere la resistenza opposta dalla virtuosissima, sdegnosa Melibea (Lorenza Guidone, già con Ronconi nei “Sei personaggi” pirandelliani), alle brame più erotiche che amorose di Calisto (Paolo Pierobon), tormentato anche corporalmente – diciamo così – dalla sua passione sensuale. Tra gli altri personaggi di questo spoglio, corrosivo affresco rinascimentale i due servi di Callisto, in competizione fra loro, Sempronio (Fausto Russo Alesi) e Parmeno (Fabrizio Falco), l’unico dei personaggi popolareschi a mostrare scrupoli e resistenze di tipo morale, almeno all’inizio della storia. In uno spettacolo di fattura impeccabile, magistrale – ricco di effetti scenici elaborati quanto (ovviamente) costosi – con porte o camere che affiorano o sprofondano da un pavimento di alte porte chiuse, Ronconi mette in luce soprattutto la spiacevolezza di un mondo che assomiglia a quello di oggi molto di più di quel che sembra, in cui il denaro muove tutto e ottiene tutto, in cui non si accende una luce che rischiari un orizzonte alla fine cupo in cui c’è posto solo per la materialità e l’istinto, l’ossessione per il guadagno e il possesso. 

Manca, o quasi, dalla sua rilettura l’altro possibile angolo di visuale di questa spiazzante e picaresca parabola: la chiave, cioè di un vitalismo, di un “carpe diem” che si oppone a una visione della vita bigotta e idealizzata, figlia di una visione religiosa che nega valore al corpo, alla sessualità e ai bisogni primari, più concreti dell’uomo: compreso quello di sopravvivere, e di farlo il meglio possibile, a qualsiasi costo. Un messaggio antireligioso e antimoralistico in parte – potenzialmente – in positivo, che qui resta assolutamente sullo sfondo. Tutti inattaccabili gli attori, anche se da uno spettacolo di Ronconi non c’è da aspettarsi un apporto, una linea interpretativa personale di ognuno. 

I nomi, e gli interpreti, cambiano, ma i cliché interpretativi ronconiani restano – più o meno – gli stessi. Tanto che in qualche momento, in questo o quell’attore di “Celestina” (sottotitolo “laggiù vicino alle concerie in riva al fiume”, l’indicazione – ossessivamente ripetuta – di dove abita Celestina), in questo o quell’attore – si diceva – sembra di cogliere echi e memorie vocali di celebri interpreti ronconiani del passato. 

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