it-ITen-USes-ESba-RU

Vola alto Il gabbiano di Cechov con la regia di Filippo Dini

Vola alto Il gabbiano di Cechov con la regia di Filippo Dini

Una fluida modernità, personaggi che vibrano delle loro irragionevoli e rovinose passioni dentro un mondo che cambia, caratterizzano questa originale messa in scena dell’opera cechoviana. Bravissimi tutti gli interpreti. Spiazzante, ma incisiva, la colonna sonora ideata da Massimo Cordovani.

Author: Giuseppe Liotta/Monday, November 17, 2025/Categories: News

IL GABBIANO di Anton P. Cechov. Traduzione di Danilo Macrì. Regia di Filippo Dini. Dramaturg e Aiuto-regia Carlo Orlando. Regia della scena lo spettacolo di Kostja Leonardo Manzan. Scene di Laura Benzi. Costumi di Alessio Rosati. Luci di Pasquale Mari. Musiche di Massimo Cordovani. Con Giuliana De Sio, Filippo Dini, Virginia Campolucci, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Enrica Cortese, Angelica Leo, Valerio Mazzucato, Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente. Produzione TSV - Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, Teatro di Roma - Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Si ringrazia per la preziosa collaborazione Fabbro Lamecca Design, partner tecnico Lyri. Teatro Verdi. Prima Nazionale, 4 novembre 2025. PADOVA-

Cechov, nostro contemporaneo? Sarebbe il caso di approfondire la questione visto l’interesse di giovani ma già affermati registi italiani come Leonardo Lidi e Carmelo Rifici per l’opera teatrale di un padre fondatore della drammaturgia del Novecento, a cui anche Harold Pinter (ma non solo) ha trovato una insospettata e sorprendente autoriale ispirazione: come se nelle pieghe del teatro cechoviano ci fossero saldamente inscritte le radici della nostra modernità, di essere umani tesi nella continua ricerca di una impossibile felicità. Ma, a differenza di Lidi che ha scandagliato l’universo teatrale dell’autore russo per trovarvi anche quello che non c’era, producendo variazioni interpretative che ci mostrano quei personaggi in una versione burlesque, grottesca, “carnevalesca”, deprivati di quel principio di identità cechoviano che li rende unici, il lavoro di Filippo Dini tende ad esasperare il carattere, la personalità teatrale di ciascuno di loro per mostrarcene il nervo scoperto, l’immutabile e inalterabile destino, che li coglie sorpresi e inevitabilmente inchiodati ad una disperata vulnerabilità. 

Crediti foto: Serena Pea.

Agli inizi del ’900 la società europea vive all’interno di un processo di grandi trasformazioni dove il primo principio ad entrare in crisi è proprio quello legato alle singole identità delle persone, alla loro evoluzione culturale e psicologica, all’incostanza dei sentimenti e alla loro inevitabilità, e all’irrilevanza di qualsiasi “azione” di fronte ai tempi che si stanno attraversando. Il gabbiano di Cechov da questo punto di vista diventa la metafora di un’epoca: quella delle illusioni sbagliate, dei sogni infranti, degli amori perduti in cui rimane imbrigliata un’intera generazione. Le coordinate spazio-temporali a teatro vengono rimodulate: Parigi, dove Irina forse ha trionfato una volta come attrice, rimane soltanto un ricordo, e il tempo che conta, anche nel succedersi di brevi stagioni, è quello che si ostina a coniugare soprattutto il presente, o la simultaneità di eventi contrapposti, come accade  nel tragico finale: da una parte il suicidio di Kostja, dall’altro l’insensato gioco della tombola proprio per ingannare quelle “lunghe serate d’autunno” che prevalgono su quell’istante che decide di una vita per restituirgli il suo valore speciale. 

Crediti foto: Serena Pea.

Tutto quello che avviene in scena  può essere allora teatralità dirompente, lontana dalle “convenzioni” cechoviane in uso da decenni per affidarsi innanzitutto all’abile recitazione dei bravissimi attori, da alcuni particolarmente esibita, come Filippo Dini nella parte di un inedito Trigorin, o Enrica Cortese, tenace fino alla irragionevolezza, che è una incisiva Masa, da altri più rispettosa dei relativi ruoli nel segno di una “tradizione del nuovo”: così abbiamo una singolare e accattivante Giuliana De Sio che, lavorando per sottrazioni, ci restituisce una Irina Arkadina non dominatrice ma ineffabile nella sua indifferenza di madre che ha altro per la testa; mentre Virginia Campolucci, che interpreta il difficile personaggio di Nina scarta ogni ordinaria opzione interpretativa per entrare nella ragione stessa delle sue pene d’amore pagandone il conto, come una eroina tragica, fin dalla sua prima entrata in scena. Sfiorati da incolpevole ma inevitabile, vitale follia il Kostja del bravissimo Giovanni Drago, il Dorn di Fulvio Pepe; in linea col disegno di regia la tenace Polina Andreevna di Angelica Leo, l’attivo Sorin di Valerio Mazzucato, il determinato Il’ja Samraev di Gennaro Di Biase e l’umile Semen Medvedenko di Edoardo Sorgente: tutti da applaudire assieme ad Alessio Rosati che firma i vivaci e coloratissimi costumi, le scene di interni che si spalancano sul “fuori” di Laura Benzi, e la dinamica, non verbosa traduzione di Danilo Macrì. 

Crediti foto: Serena Pea.

Un discorso a parte merita la colonna sonora ideata da Massimo Cordovani che, attraverso musiche originali e di repertorio (magistralmente arrangiate) sottolinea alcuni momenti significativi dello spettacolo senza badare alla loro pertinenza storica e/o drammaturgica, in funzione spiazzante, inevitabilmente pop: Les yeux noir (una versione francese di Oci Ciornie), I Still Haven’t Found Wha I’m Looking For degli U2 o Skyfall cantata da Masha/Enrica Cortese come se le fosse sempre appartenuta.

Particolare curioso: la regia dello spettacolo di Kostia, ad inizio del primo atto, in onore della madre Irina è stata affidata, con grande generosità, da Dini al giovane regista Leonardo Manzan che ha voluto dare dignità scenica al maldestro tentativo di Kostja di trovare nuove forme per il teatro e di volere fare vedere la vita “come si presenta nei sogni”.  

 

Foto in primo piano: da sx a dx in piedi: Virginia Campolucci (Nina), Edoardo Sorgente (Semen Semenovič Medvedenko), Fulvio Pepe (Evgeneij Sergeevič Dorn), Giuliana De Sio (Irina Nikolaevna Arkadina), Filippo Dini (Boris Aleskseevič Trigorin), Angelica Leo (Polina Andreevna), Gennaro Di Biase (Il’ja Afanas’evič Šamraev).

Da sx a dx seduti: Enrica Cortese (Maša), Valerio Mazzucato (Petr Nikolaevič Sorin), Giovanni Drago (Kostantin Gavrilovič Treplev). Crediti foto: Serena Pea.



Copyright 2025 Aurora International Journal. Vietata la riproduzione anche parziale dei presenti contenuti.

 

Number of views (751)/Comments (0)

Giuseppe Liotta

Giuseppe Liotta

Other posts by Giuseppe Liotta

14 Dec 2025

“Ghenos-Scylletium”. Imponente operazione dei Carabinieri TPC: sequestrati reperti archeologici del valore di 17 milioni di euro ed eseguite 56 misure cautelari

 “Ghenos-Scylletium”. Imponente operazione dei Carabinieri TPC: sequestrati reperti archeologici del valore di 17 milioni di euro ed eseguite 56 misure cautelari

Le indagini dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il coordinamento della Procura Distrettuale di Catania e della Procura DDA di Catanzaro, hanno portato ad individuare 76 scavi clandestini e a debellare una ramificata organizzazione criminale radicata in Sicilia e Calabria, e collegata all’’Ndrangheta, attiva nel mercato internazionale clandestino di reperti archeologici e di falsi manufatti.

0 Comments
Article rating: No rating

12 Dec 2025

Rarissimo stilo da ceramista del V secolo a.C. rinvenuto a Gela

Rarissimo stilo da ceramista del V secolo a.C. rinvenuto a Gela

Lo straordinario ritrovamento è avvenuto nell’area di Orto Fontanelle nell’ambito dei lavori di realizzazione del nuovo palazzo della cultura. Individuato anche un esteso quartiere ellenistico.

0 Comments
Article rating: No rating

6 Dec 2025

MADDALENA SPANU VINCE LA COPPA DEL MONDO DI WINGFOIL RACING

MADDALENA SPANU VINCE LA COPPA DEL MONDO DI WINGFOIL RACING

Un anno d’oro per l’atleta Young Azzurra che aggiunge questo successo ai titoli di Campionessa Mondiale ed Europea nella sua disciplina. 

0 Comments
Article rating: No rating

5 Dec 2025

Ancora un lupo assassinato e barbaramente mutilato in Alto Adige

Ancora un lupo assassinato e barbaramente mutilato in Alto Adige

WWF: atto spregevole causato da clima d’odio e scelte politiche irresponsabili. Il recente declassamento dello stato di protezione della specie è un favore al bracconaggio.

0 Comments
Article rating: No rating
12345678910 Last

Archive