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DAL CINEMA ALLA LIRICA: DOPO SCOLA, ECCO VANZINA (CON “TOSCA”) AL FESTIVAL PUCCINIANO 17 июль 2016 й0

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Debutto assoluto nell’opera anche per il regista di film comici, che firma a Torre del Lago un allestimento curato e affascinante, che apre ...

Alitalia connette Roma e Città del Messico 16 июнь 2016 й0

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La compagnia inaugura il suo secondo volo intercontinentale con il Ministro Dario Franceschini e l’Ambasciatore Juan José Guerra Abud

Enia Lucarelli, sessant’anni nella moda con un brevetto 15 июнь 2016 й0

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Enia Lucarelli, il coraggio e la genialità di una grande donna e di una straordinaria creatrice di moda 15 июнь 2016 й0

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Negli stessi anni in cui nasceva a Firenze la moda italiana ad opera di Giovanni Battista Giorgini, Enia, enfant prodige della moda studiava e ...

Juan José Guerra Abud, Ambasciatore del Messico a Roma: “l’Italia è un Paese meraviglioso” 15 июнь 2016 й0

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“Stare qui per me è un arricchimento anche personale di cultura, conoscenza e spirito”. Fondamentale nel suo programma ...

ALBERTAZZI, ADDIO AD UN RE DEL PALCOSCENICO 30 май 2016 й0

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Grandissimo attore, un monumento del teatro che ha unito classicità di stile e desiderio di utilizzare nuovi linguaggi. La scomparsa a ...

BARBER CELEBRATION A ROMA CON ANTIGA BARBEARIA DE BAIRRO 29 май 2016 й0

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Silvera Profumi d’Autore ha celebrato l’intramontabile mito – e rito - della barba presentando, con il primo evento in Italia, ...

Nel mare di Porto Cervo 15 regate nel calendario 2016 dello Yacht Club Costa Smeralda 6 май 2016 й0

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Il prestigioso Trofeo Clemen inaugura il programma. L’anno prossimo i festeggiamenti del cinquantenario del Club

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14 мар 2014

LUCA RONCONI E IL MONDO SPREGIUDICATO DI “CELESTINA”

LUCA RONCONI E IL MONDO SPREGIUDICATO DI “CELESTINA”

Author: Anonym / 14 март 2014 й / Categories: Attualità, Teatro, Italia / Rate this article:
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Un panorama umano impietoso, spregiudicato, tra realistica crudezza e rifiuto – conseguente – di ogni abbellimento ideale o moralistico. E’ uno sguardo cinico e trasgressivo quello di Fernando de Rojas, autore del celebre “La Celestina” (1499) – ma il titolo autentico era “La tragicommedia di Callisto e Melibea” – che ora Luca Ronconi ha portato in teatro al Piccolo-Strehler di Milano nella concisa (fino a un certo punto…) riduzione scenica realizzata dal canadese Michel Garneau. Un mondo, quello di de Rojas, in cui contano solo i soldi e il sesso, senza interesse per null’altro, e senza la minima paura di oltrepassare qualsiasi limite e barriera di tipo etico. 

Ne è esempio la protagonista (l’attrice è la bravissima Maria Paiato), ex prostituta che, ormai vecchia e brutta, si guadagna da vivere facendo da mezzana – con un’abilità al limite dell’incredibile nel vincere anche la riottosità delle fanciulle più pudiche – procurando su richiesta aborti e… restauri empirici di verginità perdute e non disegnando incursioni nel campo della magia e della stregoneria. E’ lei, Celestina, che, oltre a gestire con accortezza un paio di giovani prostitute, Elicia (Licia Lanera) e Areusa (Lucia Lavia) regolando le loro “attività” amorose, si incarica di un’impresa ai limiti dell’impossibile, quella di vincere la resistenza opposta dalla virtuosissima, sdegnosa Melibea (Lorenza Guidone, già con Ronconi nei “Sei personaggi” pirandelliani), alle brame più erotiche che amorose di Calisto (Paolo Pierobon), tormentato anche corporalmente – diciamo così – dalla sua passione sensuale. Tra gli altri personaggi di questo spoglio, corrosivo affresco rinascimentale i due servi di Callisto, in competizione fra loro, Sempronio (Fausto Russo Alesi) e Parmeno (Fabrizio Falco), l’unico dei personaggi popolareschi a mostrare scrupoli e resistenze di tipo morale, almeno all’inizio della storia. In uno spettacolo di fattura impeccabile, magistrale – ricco di effetti scenici elaborati quanto (ovviamente) costosi – con porte o camere che affiorano o sprofondano da un pavimento di alte porte chiuse, Ronconi mette in luce soprattutto la spiacevolezza di un mondo che assomiglia a quello di oggi molto di più di quel che sembra, in cui il denaro muove tutto e ottiene tutto, in cui non si accende una luce che rischiari un orizzonte alla fine cupo in cui c’è posto solo per la materialità e l’istinto, l’ossessione per il guadagno e il possesso. 

Manca, o quasi, dalla sua rilettura l’altro possibile angolo di visuale di questa spiazzante e picaresca parabola: la chiave, cioè di un vitalismo, di un “carpe diem” che si oppone a una visione della vita bigotta e idealizzata, figlia di una visione religiosa che nega valore al corpo, alla sessualità e ai bisogni primari, più concreti dell’uomo: compreso quello di sopravvivere, e di farlo il meglio possibile, a qualsiasi costo. Un messaggio antireligioso e antimoralistico in parte – potenzialmente – in positivo, che qui resta assolutamente sullo sfondo. Tutti inattaccabili gli attori, anche se da uno spettacolo di Ronconi non c’è da aspettarsi un apporto, una linea interpretativa personale di ognuno. 

I nomi, e gli interpreti, cambiano, ma i cliché interpretativi ronconiani restano – più o meno – gli stessi. Tanto che in qualche momento, in questo o quell’attore di “Celestina” (sottotitolo “laggiù vicino alle concerie in riva al fiume”, l’indicazione – ossessivamente ripetuta – di dove abita Celestina), in questo o quell’attore – si diceva – sembra di cogliere echi e memorie vocali di celebri interpreti ronconiani del passato. 

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