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28 Oct 2020

Marilena Rizzo Presidente del Tribunale di Firenze con una nuova cultura della giustizia e con progetti che hanno ricevuto onori internazionali

Marilena Rizzo Presidente del Tribunale di Firenze con una nuova cultura della giustizia e con progetti che hanno ricevuto onori internazionali

Author: Rita Sanvincenti / Wednesday, October 28, 2020 / Categories: News, Italia, Toscana / Rate this article:
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Marilena Rizzo, Presidente del Tribunale di Firenze, eletta nel mese di dicembre 2015, ha messo in atto progetti di notevole rilevanza, che hanno reso il Palazzo di Giustizia del capoluogo toscano un modello esemplare in Italia e all’estero grazie ad iniziative dal carattere assai innovativo e di successo. Tra le novità introdotte, la App del Tribunale, nel 2016 e, nel 2017, la Webtv, strumento diventato fondamentale per la comunicazione interna ed esterna al Tribunale. L’attenzione verso questo nuovo mezzo si può rilevare dall’elevatissimo, sempre crescente, numero di utenti che ne usufruiscono, ma anche dal conseguimento, nel 2019, del Premio Forum P.A.. Nella stessa edizione della manifestazione nazionale dedicata ai progetti più innovativi della Pubblica Amministrazione, l’importante riconoscimento è stato conferito anche a “Giustizia Semplice”, progetto nato con l’obiettivo di implementare, laddove possibile, la mediazione tra le parti in liti, con notevole semplificazione della risoluzione dei contenziosi, con riduzione dei tempi e dei costi.  I riconoscimenti a “Giustizia semplice” sono arrivati anche dall’Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto da Carlo Cottarelli, che propone di estenderlo a tutti i tribunali. A decretare ulteriormente l’efficacia di “Giustizia semplice”, strumento considerato in grado di dare un contributo al rilancio dell’economia, è giunto l’autorevole parere della Banca Mondiale che, nel Doing Business in the Europe Union 2020, dedica un ampio spazio al progetto del Tribunale di Firenze. In una approfondita analisi degli aspetti innovativi ed efficaci che hanno determinato la costante diminuzione delle cause pendenti, viene descritto il progetto pilota, che – si spiega - ha le sue radici nel 2013 come progetto “Nausicaa”, e che è stato ripreso e ridefinito nel 2017 dalla Presidente Rizzo in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze. Il progetto, con la nuova denominazione “Giustizia semplice”, espande il suo ambito d’azione con l’obiettivo di fornire un’assistenza diretta ai giudici, coinvolgendo altresì un numero crescente di partner a livello locale. Nello studio della Banca Mondiale si rende noto che “(…) i successi di Firenze hanno ispirato ulteriori promettenti iniziative in materia di mediazione nei tribunali di Latina, Roma e Trieste, nonché un’ambiziosa partnership tra il programma e la Regione Umbria”.  Sulle prossime fasi del progetto si annuncia la “pubblicazione di un manuale di istruzioni sintetico per valutare la mediabilità di una causa”, a beneficio della comunità giuridica così come l’algoritmo, in fase di sviluppo, che consentirà di valutare automaticamente la mediabilità di una determinata causa.

Tra i numerosi progetti che il Tribunale di Firenze può vantare, nati con l’obiettivo di migliorarne l’organizzazione e l’attività, è il gestionale sperimentale “Tribunale Firenze smart pass”. Il nuovo strumento di razionalizzazione degli accessi in vigore da luglio di quest’anno, destinato a diventare permanente, parteciperà al Premio Forum P.A. 2020 insieme a “Bambini al Centro”. Quest’ultimo si colloca tra i progetti più rappresentativi, per le sue pregevoli finalità, di un “nuovo modo di fare giustizia prendendosi cura della società”, poiché “i bambini sono il nostro futuro, non tutelarli significa distruggerlo, distruggere la società”. È questo uno dei principi fondamentali di Marilena Rizzo, così come lo è la collaborazione di chi, primo fra tutti Stefano Peri, Responsabile Segreteria di Presidenza, figura “storica” del Tribunale di Firenze, opera nel suo Ufficio, poiché è al suo interno, spiega la Presidente, che nascono sempre nuove idee e progetti.

Presidente, a quasi cinque anni dalla sua elezione, il Tribunale ha dovuto affrontare l’emergenza Covid-19. In che modo e con quali risultati è stata gestita?

Tutto sommato siamo riusciti a fronteggiarla abbastanza bene. Ad uno dei molti tavoli tecnici di confronto che abbiamo, quello con gli avvocati della Camera Penale, il Presidente mi ha dato atto che la gestione del Tribunale di Firenze è risultata una delle migliori a livello nazionale. È emerso che vi sono tribunali che stentano a riprendere l’attività mentre noi, fortunatamente, siamo riusciti a tenere sotto controllo sia l’emergenza durante l’epidemia, perché siamo riusciti ad uscirne indenni, sia a riprendere completamente l’attività.

Le nuove disposizioni in atto quali sono?

La ripartenza non è stata meramente formale ma effettiva e anche le misure di prevenzione poste in essere, ad oggi, mi sembrano efficaci. Il sistema di accesso alle Cancellerie attraverso la prenotazione, all’inizio è stato molto contestato dagli avvocati, perché sembrava loro una limitazione, mentre è, di fatto, una razionalizzazione. Abbiamo quindi individuato un compromesso e abbiamo messo in atto, da luglio, questo gestionale per gli appuntamenti, sia nel settore civile che nel penale, lasciando un terzo dell’orario di apertura libero così che l’utente che non ha prenotato, ma che ha la necessità di avere un servizio dalle Cancellerie, può andarci in quella fascia oraria. Ho avuto la riprova che questo meccanismo ha funzionato, perché da un lato ha stemperato le paure per il gestionale e lo ha fatto apprezzare dagli avvocati che, contro le loro previsioni pessimistiche, hanno dovuto constatare che effettivamente è una misura idonea, e nello stesso tempo ho avuto la conferma che non si creano file di attesa e non vi sono rischi di assembramento che in tutti i modi dobbiamo evitare.

Com’è adesso la situazione nel civile e nel penale?

Il civile è quello che ha risentito meno del lockdown perché comunque i giudici e gli avvocati, utilizzando il processo civile telematico, sono riusciti a svolgere delle attività senza la presenza delle persone. Nel civile tutti gli atti degli avvocati sono depositati in telematico quindi questa innovazione tecnologica, in funzione ormai da anni in Italia e soprattutto nel nostro Tribunale, che è stato uno dei primi da averlo adottato, ha veramente molto attutito le conseguenze del lockdown. L’udienza che si svolge con questa modalità, che il legislatore ha chiamato cartolare, consiste nello svolgere l’attività, anziché nell’udienza, attraverso atti scritti depositati in processo civile telematico. Il giudice emette poi la sua decisione con la stessa modalità. Quindi l’attività difensiva, anziché essere concentrata in una udienza ed in presenza, viene scaglionata con gli adempimenti, le istanze e le memorie di una parte, a cui l’altra risponde nel termine dato. Infine il Giudice pronuncia e deposita il suo provvedimento. Diciamo che anche questa modalità, che ad oggi il legislatore ci consente fino al 30 ottobre, ma che potrebbe essere prorogata, ha permesso di ovviare ai problemi. Le udienze che comunque devono essere svolte in presenza, penso a quelle in cui devono essere sentiti i testimoni, a quelle di separazione dei coniugi dove la presenza delle parti è necessaria per comprendere e per decidere adeguatamente, laddove si richiede la presenza di troppe persone, vengono svolte nelle aule penali. Siamo organizzati nel prevedere un turno di utilizzabilità delle aule più grandi, a rotazione, per consentire anche a specialità diverse da quelle penali di poter usufruire di stanze più ampie di quelle dei giudici dove normalmente le udienze civili vengono tenute. Con questi accorgimenti siamo riusciti a gestire la situazione, e nel penale, da luglio, siamo ripartiti con il 70%, 80% dell’attività che ora è al 100%.

È stato possibile anche un recupero dell’arretrato?    

Sono state rinviate per legge tutte le udienze penali e civili nell’arco di tre mesi e ora vengono un po’ alla volta riassorbite. È un’opera già in atto, questa, perché sono state aggiunte udienze straordinarie proprio per consentire di riassorbire l’arretrato. Essendo ancora molto vicini alla ripartenza, siamo soddisfatti. Inoltre, avendo espresso un giudizio positivo sia gli avvocati sia la Camera Penale che notoriamente sono molto critici, siamo contenti.

Dopo oltre tre anni di attività la Webtv del Tribunale si è dimostrata uno strumento prezioso anche durante il lockdown. Qual è la sua origine e quali le finalità per cui è stata creata?

È una innovazione del Tribunale di Firenze che, all’inizio, è stata molto contestata.

Perché?

È l’atteggiamento tipico nei confronti di qualsiasi cosa che esca dalla norma, che è l’abitudine a fare le cose in un certo modo. Non c’era l’abitudine ad una comunicazione. Non c’è mai stata. Anzi, c’è sempre stato un equivoco di fondo che mette sullo stesso piano, in maniera errata, il dovere di riservatezza con il dovere di comunicare. Sono due aspetti diversi. Io ho l’obbligo, di essere riservato, se sono magistrato, nelle indagini che sto facendo, se sono un giudice nei processi che sto trattando per le parti che sono pubbliche, ma dare le informazioni su un servizio è tutt’altra cosa. Anzi, c’è il dovere di trasparenza nei confronti della cittadinanza, e quindi di far conoscere quello che viene fatto. Questo è molto importante perché spesso i cittadini hanno una visione delle amministrazioni in generale e della giustizia in particolare, preconcetta, non verificata. È diffusa la maldicenza che i pubblici dipendenti percepiscono lo stipendio ma non lavorano. Non è vero. I nostri dipendenti lavorano moltissimo. Pertanto, aprire in qualche modo il Palazzo di Giustizia anche attraverso questi strumenti e far comprendere come si svolge l’attività al suo interno e quali sono i servizi a disposizione, è importante.

In che modo avete fatto conoscere attività e servizi?

Abbiamo realizzato molti video tutorial, che sono una novità dell’ultimo anno, per spiegare come ottenere determinati provvedimenti che il Tribunale, nell’ambito, ad esempio, della volontaria giurisdizione sta dando, così come di progetti che abbiamo in atto dove esiste un servizio in più, insolito nel mondo della Giustizia, ma che il Tribunale di Firenze è in grado di dare.

A cosa si riferisce in particolare?

Mi riferisco, al progetto “Bambini al Centro” in virtù del quale stiamo dando un servizio di mediazione familiare completamente gratuito per le parti. Dare l’informazione e anche spiegare cosa fare per ottenere questo servizio, secondo me, è più che doveroso.

È un progetto molto importante. Abbiamo trovato la sensibilità della Regione Toscana quando lo abbiamo proposto rappresentando che rientrava nelle competenze che essa ha per il welfare che è, infatti, la linea su cui si basa, perché cerca di provocare un benessere e di evitare malesseri che poi gravano sull’economia della sanità. Questo progetto è stato preceduto anche da un confronto con psichiatri e psicologi nell’ambito del quale è emerso che in ogni separazione, se vi sono figli, soprattutto minori, il danno per loro si verifica sempre. L’unica variante è che se si agisce correttamente con la finalità di dissipare il conflitto, il danno è transitorio e il bambino riesce a superare quel momento e a crescere serenamente, come è giusto che sia. Il danno, ripeto, c’è sempre: è transitorio se si interviene in tempo, mentre se questa conflittualità permane e se non si interviene tempestivamente e adeguatamente, diventa definitivo. Questi bambini saranno degli adulti con problematiche psichiche o psicologiche. Lasciando da parte l’aspetto etico, che per quello che mi riguarda è molto importante, se si considera l’aspetto economico, queste persone diventeranno un peso per la società, un costo per il servizio sanitario nazionale. Mi sono approcciata a questa linea e ho trovato persone molto sensibili come l’Assessore alla Sanità della Regione Toscana che ha compreso immediatamente l’importanza della questione e che ci ha dato la possibilità di realizzare questo servizio in forma sperimentale per un anno. Qualora abbia un buon esito, come sinceramente mi auguro, c’è stata data la speranza che possa essere messo a sistema. Questo è un modo non solo di fare giustizia ma anche di prendersi cura della società.

Quale dovrebbe essere il ruolo della Giustizia oltre a quello che conosciamo?

Aldilà della risoluzione della singola controversia, che pure è una funzione estremamente importante, è un servizio che si proietta sulla società condizionandola. La giustizia condiziona l’economia, la giustizia familiare condiziona la pace familiare, la salute delle persone.  Quindi è necessario avere uno sguardo non strettamente limitato alla decisione sulla controversia, ma vedere il servizio in tutta la sua portata e funzione nella società, pensare a modi di renderlo anche meno tradizionali ma più efficaci nei risultati.

È sulla base di questi principi che è nato il progetto “Bambini al Centro”?

È nato casualmente qui, nel mio ufficio, dove io trascorro moltissime ore e dove nascono idee condivise ed elaborate con i miei collaboratori, con Stefano Peri, raccogliendo le varie problematiche, in questo caso, del settore delle separazioni. Oltre alla mancanza di giudici che si è verificata, c’è stato un periodo abbastanza lungo in cui giungevano alla Presidenza molte lamentele attraverso le quali ho conosciuto uno spaccato di società, di umanità inaspettato, in cui le persone che si separano possono diventare cattive; in cui i figli possono essere strumentalizzati. La riflessione è stata su come riuscire a dare una giustizia. Per legge dovremmo definire i procedimenti in tre anni, che per un individuo rappresentano un tempo lunghissimo. Pertanto, anche se siamo nella legalità, se non si crea un danno giuridico allo Stato, se si considera l’esigenza di quel singolo nucleo, il tempo della giustizia non è mai il tempo che le persone si aspettano e che sarebbe utile per la risoluzione del problema. Quindi occorre pensare anche a soluzioni alternative che da un lato consentano di accelerare l’iter tradizionale della giustizia, quindi la trattazione e la decisione dei procedimenti, ma dall’altro offra alla società strumenti di risoluzione dei conflitti più efficaci.

Quale può essere un valido strumento alternativo?

Il progetto “Giustizia semplice”, che è assurto agli onori internazionali andando aldilà di quello che ci aspettavamo. È nato dalla riflessione sui tempi della giustizia e su quello che si aspetta il cittadino. Per un’impresa la risoluzione di una controversia può essere un fattore estremamente importante. Anche i finanziamenti che dall’estero arrivano in Italia, risentono moltissimo del calcolo che viene fatto dei tempi della giustizia. Con il progetto “Giustizia semplice” abbiamo partecipato anche al Forum P.A. e abbiamo vinto un premio, così come con la Webtv. Non è stato un premio in denaro che sarebbe stato molto utile reinvestire nella struttura, ma abbiamo avuto la gratificazione di aver fatto qualcosa di utile e riconosciuto all’esterno, che ha galvanizzato anche il personale.

Quanto è importante, per lei, il rapporto con il personale che opera nel Palazzo?

Qui le persone lavorano moltissimo ma il loro stipendio non aumenta o diminuisce in base a quello che fanno, ma la soddisfazione e l’impegno dipendono molto anche dalla gratificazione morale che ottengono. Bisogna tenere sempre presente questo aspetto. Le Pubbliche Amministrazioni, a volte non sono efficienti perché non gratificano sufficientemente le persone che invece danno tanto.

“Giustizia semplice” ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale. Di cosa si tratta?

In molti ci hanno contattato per questo progetto ma soprattutto di noi si è accorta la Banca Mondiale. Nel Doing Business 2020, di cui sono venuta a conoscenza per caso, è stata dedicata un’intera pagina a “Giustizia semplice” del Tribunale di Firenze. È stato definito un progetto assolutamente positivo, in grado di rilanciare l’economia. Questo riconoscimento a livello mondiale ha fatto sì che si stia valutando, a livello nazionale, di utilizzarlo come modello da riproporre in tutti i Tribunali. Sempre per caso ho avuto notizia che anche l’Osservatorio Conti Pubblici Italiani di Carlo Cottarelli, sul numero di giugno, riportava la nostra esperienza indicandola come modello da estendere a tutti i tribunali.  Questo ha entusiasmato tutti, anche i dipendenti perché, oggettivamente, è una cosa bella che dà un senso al lavoro ed è in grado  di produrre fiducia nei cittadini, nelle imprese, nei confronti delle Istituzioni, che è il risultato più importante in questo momento in cui ne soffriamo la carenza. Ormai la gente non crede più in niente, soprattutto non crede nelle Istituzioni e questo è un danno notevole perché, invece, hanno tanto di buono da dare. Incentivare fiducia nelle Istituzioni non può che fare bene e soprattutto dà una speranza alle persone, contribuisce a mantenere un equilibrio sociale. “Giustizia semplice” è un progetto che si è ingigantito. Non siamo partiti con l’obiettivo di condizionare le politiche sociali ma semplicemente di rendere più efficiente il Tribunale.

Quale era la situazione del Tribunale di Firenze all’inizio della sua Presidenza, nel 2015? 

Ho trovato una situazione molto pesante. Il settore civile era fortemente incancrenito, con tante cause e molto vecchie: ogni giudice ne aveva 1000, 1200 sul ruolo. È evidente che con grande fatica potevano essere seguiti questi contenziosi. Erano necessarie varie misure, perché non è mai sufficiente una sola per produrre un risultato. Fra quelle intraprese, alcune sono state interne, di razionalizzazione della nostra organizzazione e di aumento del numero delle udienze.

In che modo è stato possibile aumentarle?

Come si può immaginare, in un primo momento non è stata una iniziativa gradita, poiché si è associato l’aumento del numero delle udienze con un aumento del lavoro. Di fatto più di così non possiamo lavorare, perché siamo allo stremo, ma si tratta invece di un modo diverso di operare, nel senso che sono richieste le stesse ore di lavoro, però, inserendo più udienze, che rappresentano un momento di confronto tra le parti e il giudice, molti procedimenti si risolvono da sé. Se si velocizzano i procedimenti, se c’è più contatto tra le parti ed il giudice, in alcuni casi si trovano accordi, anche se c’è sempre chi vuole speculare sui tempi della giustizia e, nel processo civile, ha interesse a che i tempi si allunghino.

In quali casi, solitamente, si ricorreva alla mediazione?

La mediazione in Italia era conosciuta prevalentemente come obbligatoria, preliminare all’introduzione di un giudizio. Noi abbiamo valorizzato un altro aspetto che è la mediazione, quella facoltativa, che può essere esperita su delega del giudice. Quando il giudice, nella causa, si rende conto che quella controversia ha degli aspetti che suggeriscono la mediabilità della lite come una via migliore di risoluzione, ha la possibilità di mandare le parti in mediazione se effettivamente ci sono le condizioni per farlo. È una norma che esisteva ma che nessuno applicava perché c’è sempre stato molto pregiudizio riguardo a questo istituto.

Come è stato sviluppato il progetto “Giustizia semplice”?

Abbiamo stilato un protocollo con l’Università, avendo anche la fortuna di avere a Firenze la professoressa Paola Lucarelli, uno dei massimi esperti in materia di mediazione e abbiamo unito all’iniziativa il sapere universitario con l’inserimento nel progetto dei ricercatori che sono stati retribuiti grazie ai finanziamenti che abbiamo ottenuto.

Quali soggetti hanno partecipato e dato il loro contributo?

Sono stati diversi poiché è stato un progetto imponente: Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Città Metropolitana, Camera di Commercio. È stato ottenuto un duplice effetto. Abbiamo sovvenzionato una ricerca a beneficio di giovani laureati, ognuno dei quali ha ricevuto una borsa di studio di circa 1000 euro; ed inoltre questo lavoro, svolto in maniera molto serrata e molto scientifica, ha portato dei risultati già dopo il primo anno. I giudici dello stesso settore che nel dicembre 2015 avevano 1200 cause sul ruolo, oggi che siamo nel 2020 e siamo stati funestati dal Covid-19 che ci ha bloccato, hanno ruoli che vanno dai 450 ai 500 fascicoli.

È un risultato eccellente.

In realtà questo risultato, aldilà dell’effetto che ha sulla gestione dell’ufficio che in questo modo sicuramente è in grado di dare risposte in tempi più celeri rispetto a quattro o cinque anni fa, all’inizio della mia presidenza, perché abbiamo ottenuto questo notevole ridimensionamento dei ruoli e quindi dei tempi, arrivare ad una soluzione conciliata reca un beneficio notevole nella filiera della giustizia.  

Cosa si può verificare, normalmente, in assenza di mediazione?

Il giudice decide chi ha torto e chi ha ragione. La parte che soccombe in genere impugna quella decisione e quindi si ha un appello e, se non si arrende, una cassazione, ma non finisce qui. Se si cerca di portare in esecuzione quella decisione, l’esecutato si oppone e quindi si apre il processo per l’esecuzione quando la sentenza è esecutiva. In relazione a come il giudice decide c’è sempre qualcuno che è scontento perché in una controversia civile è fisiologico che sia così e le parti, se vogliono, fanno ricorso in cassazione. Nel frattempo, quando la sentenza diventa provvisoriamente esecutiva, anche se c’è una pendenza del giudizio, si può portare in esecuzione la sentenza e fare un pignoramento ad esempio sulla casa. L’esecutato non accetta e, ovviamente, si oppone all’esecuzione in tutti i modi possibili. Così si apre un altro giudizio, sempre davanti al tribunale, che va avanti del tempo. Quel giudizio che si è concluso con una decisione, a sua volta è impugnabile. Tutti i giudizi lo sono.  Questo è l’iter fisiologico. Se invece si arriva ad una mediazione la causa è finita  lì e la controversia risolta alle fondamenta. La mediazione è veramente efficace, è una buona prassi che nel tempo è in grado di ripercuotere effetti benefici, perché se si arriva a conciliare un buon numero di cause e a rendere le parti responsabili della loro controversia e quindi delle decisioni che assumono, si evita la creazione di altre cause non solo nei vari gradi del giudizio, ma anche con riferimento alle esecuzioni e agli incidenti di cognizione nelle esecuzioni che sono le più varie, e la pratica ci dice che sono tantissime, perché che si oppone ad una esecuzione si attacca a qualsiasi cavillo. Nel tempo, se le controversie sono risolte con questo metodo di pacificazione, in prospettiva si avranno anche meno cause iscritte in un tribunale e questo produrrà degli effetti positivi.

Quali altri benefici, in termini economici, si possono ottenere?

Questi meccanismi sono anche in grado di far ripartire l’economia con un servizio che funziona meglio e che genera fiducia. Se c’è la fiducia ci sono anche gli investimenti. Quando questo progetto “Giustizia semplice” è stato espresso, l’allora Console Generale degli Stati Uniti a Firenze, mi disse che aveva rappresentato che da noi era in uso questa buona prassi, e che la valutazione era stata estremamente positiva, tanto che alcuni americani avevano deciso di investire qui in Toscana. Questo accade quando non ci ferma al proprio piccolo orticello ma si riesce a vedere come la propria azione possa risolversi in un fattore di crescita complessivo. È un progetto che mi piace e mi appassiona. Sento che dà un senso al mio lavoro. Essere Presidente del Tribunale con tutti i problemi interni relativi al personale, ai giudici, alle persone che si lamentano da fuori, non porta un riconoscimento economico in più rispetto a quello di un giudice; può essere una gratificazione, però è più bello decidere una controversia, appassionarsi su una questione di diritto. È una funzione che diventa bella per me e che ha un senso perché mi appassiono, perché credo in questa funzione e sono convinta che sia molto importante anche veicolare questo modo di fare istituzione.

Può diventare un modello da seguire?

Certo. Il concetto è che si deve allontanare lo sguardo dai propri piedi. Con un occhio li devi guardare perché i piedi sono i tuoi, però con l’altro occhio devi riuscire a guardare aldilà. Così forse riesci anche a capire che senso ha il tuo piede nel contesto complessivo del mondo, anziché concentrarti solo sul piede.

Nel progetto “Giustizia semplice” si fa riferimento ad un algoritmo. Di cosa si tratta esattamente?

Nel progetto di “Giustizia semplice” c’è anche un aspetto innovativo. Abbiamo affidato all’Università di Firenze, alla Facoltà di Ingegneria informatica il compito di mettere a punto un algoritmo predittivo sulla mediabilità utilizzando tutto il materiale oggetto del progetto, quindi tutte le cause che sono state visionate e gli esiti delle mediazioni per verificare se esiste una regola e quindi se può essere costituito un algoritmo che, inserendo i dati fattuali della controversia indichi le probabilità di chiuderla in sede di mediazione. Questo diventerebbe uno strumento utilissimo perché sarebbe in grado di orientare il cittadino prima che intraprenda una causa. Anche in questo caso si tratta di avere uno “sguardo lungo”, di prevenire il contenzioso, non per impedire la giustizia, ma per offrire uno strumento adeguato che indichi quali sono le probabilità. Ovviamente se l’algoritmo fa risultare che in casi analoghi si ha il 90% di possibilità di chiudere il contenzioso, è evidente che questo costituisce uno strumento di informazione importante per i cittadini e per gli avvocati che saranno indotti spontaneamente e senza bisogno di una norma, a rivolgersi ai mediatori. Le mediazioni sono definite in circa quattro mesi.

Come viene percepita adesso la mediazione?

Abbiamo fatto realizzare un’indagine sociologica dalla Professoressa Tomarelli, per verificare che impatto sociale ha avuto questa esperienza ed è risultato che è cambiata la mentalità dei professionisti che prima osteggiavano in maniera feroce la mediazione, come gli avvocati, mentre ora si sono resi conto che è uno strumento utile.

Il motivo potrebbe essere che non ritengono proficua la mediazione?

Questo perché sbagliano la prospettiva. Non mi riferisco a quelli di Firenze che hanno superato questa posizione. L’avvocato tradizionale ha paura. Purtroppo risente della cultura, della situazione, della crisi e vede la mediazione come uno strumento che sottrae lavoro perché il suo guadagno è sulla causa. Il vecchio brocardo causa che pende cliente che rende è superato, perché in realtà, il cliente, se la causa va avanti troppo a lungo, accuserà anche l’avvocato per questo e non si rivolgerà più a lui se avrà un altro problema, mentre resterà soddisfatto se la questione sarà risolta in tempi abbastanza accettabili. Uno degli strumenti a disposizione perché questo sia possibile è la mediazione che va considerato e conosciuto senza pregiudizi.

Per quanto riguarda “Bambini al Centro”, a che punto è il progetto dopo il lockdown?

È un progetto che richiede la presenza delle persone e quindi, ovviamente, il lockdown lo ha completamente bloccato. Lo abbiamo fatto ripartire modificandolo un po’, rendendolo più flessibile. Inizialmente era destinato solo alle coppie sposate che si separavano, ma la pandemia ha esacerbato il problema per tutte le coppie in crisi, sposate o non sposate, costrette ad un periodo di obbligatoria, intensa convivenza. Ne è nata una riflessione sulla necessità assoluta di riavviare questo progetto e di farlo offrendolo ad un numero massimo possibile di persone. Era stato limitato alle coppie in separazione perché le risorse non erano infinite. Dopo la pandemia è stato deciso di allargare il progetto per arginare un fenomeno sociale, senza distinguere tra genitori sposati o non sposati. Il primo incontro tra le parti, che inizialmente era previsto in tribunale, non era più consentito. Un’ordinanza regionale poneva dei limiti per le Pubbliche amministrazioni, in quanto nei locali di misura inferiore ai 40 mq poteva entrare soltanto un utente per volta. Considerando la presenza del mediatore, delle due parti e degli avvocati, era impossibile che l’incontro potesse avere luogo. Quindi, piuttosto che aspettare l’evoluzione della normativa, che ora c’è stata, abbiamo chiesto all’Istituto degli Innocenti di farsi carico del primo incontro, accogliendo le parti nella loro sede. Non è la soluzione che avrei preferito, perché in condizioni normali venire in Tribunale ha un significato simbolico importante: far comprendere alle parti, anche a quelle meno avvedute, che quello che stiamo facendo è comunque un percorso di giustizia anche se diverso da quello tradizionale. Avevamo allestito una apposita stanza proprio su questo piano. Appena è stato possibile rivedere in presenza le persone, sia pure con tutte queste limitazioni, dall’8 luglio siamo partiti allargando il progetto anche alle famiglie di fatto che hanno figli minori. Abbiamo partecipato a dei webinar per gli avvocati, soprattutto per evitare che si opponessero, sempre per quel pregiudizio che la causa rende di più rispetto alla mediazione. Devo dire che ho trovato invece grande sensibilità nell’avvocatura, soprattutto in coloro che si occupano normalmente delle cause matrimoniali. Mi è stato riferito che vi sono già state alcune coppie che si sono presentate e che vi sono state tantissime richieste di informazioni.

I danni di una separazione sui figli possono essere realmente irreversibili?         

Anch’io sono rimasta colpita da questo dato. Sull’argomento è stato illuminante l’incontro che abbiamo avuto con la psichiatra dell’Ospedale di Careggi che ha affermato che il danno per i figli c’è sempre nella separazione. Il problema è lavorare per farlo essere transitorio. È transitorio se i genitori sanno recuperare la propria responsabilità genitoriale nell’interesse dei figli. Se invece non c’è questa assunzione di responsabilità, ma il figlio viene usato, spesso, come ricatto, coscientemente o incoscientemente, ed è soggetto alle pressioni del genitore di turno, questi danni diventano irreversibili. Siccome i bambini sono il nostro futuro, non tutelarli significa distruggere il nostro futuro, distruggere la società.

La prima necessità è stata quella di mandare avanti l’ufficio in un momento di emergenza. Poi ci siamo concentrati su “Bambini al Centro” non solo perché eravamo pronti per partire e il Covid-19 ci ha “azzoppato” ma perché il lockdown ha esacerbato un bisogno che già era presente. Ho sentito molto forte la necessità di affermare che siamo riusciti a creare questo strumento, che ora più di prima ne avevamo bisogno e che dovevamo trovare il modo di metterlo a disposizione. Abbiamo concentrato tutte le energie su questo progetto e sul sistema gestionale di appuntamenti che è  funzionale alla razionalizzazione degli accessi al Tribunale e alla sicurezza. 

Il nuovo gestionale resterà attivo in forma permanente?

Rimarrà come patrimonio del Tribunale. Con questo progetto che abbiamo chiamato Tribunale Firenze Smart Pass e con “Bambini al Centro”, sollecitati dagli inviti ricevuti, parteciperemo al prossimo Premio Forum P.A..

 

 

 

 

 

 

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Marilena Rizzo Presidente del Tribunale di Firenze con una nuova cultura della giustizia e con progetti che hanno ricevuto onori internazionali

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“È necessario - afferma - avere uno sguardo non strettamente limitato alla decisione sulla controversia, ma vedere il servizio in tutta la sua portata e funzione nella società, pensare a modi di renderlo anche meno tradizionali ma più efficaci nei risultati”.

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28 Oct 2020

Il “Día de Muertos”, Patrimonio Immateriale dell’Umanità, in Italia con un serie di eventi organizzati dall’Ambasciata del Messico

Il “Día de Muertos”, Patrimonio Immateriale dell’Umanità, in Italia con un serie di eventi organizzati dall’Ambasciata del Messico

A Roma l’ampio programma che si svolgerà tra la sede dell’Ambasciata, l’Istituto Cervantes e il Museo delle Civiltà – Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, per far conoscere il valore di questa celebrazione dalle origini preispaniche e dai molti e profondi significati.

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25 Sep 2020

Ottavio Rossani è il vincitore del XXII Premio Letterario Camaiore - Francesco Belluomini

Ottavio Rossani è il vincitore del XXII Premio Letterario Camaiore - Francesco Belluomini

Il poeta e giornalista, autore di diverse raccolte di versi, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento nell’edizione del 2020, con “La luna negli occhi”.

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