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Salone del Mobile 2012

Salone del Mobile 2012

Author: Anonym/Wednesday, April 25, 2012/Categories: News, Architettura e Design, Italia

Grandissimo successo per la cinquantunesima edizione dei Saloni, che dal 17 al 22 aprile scorso hanno posto al centro dell’attenzione mondiale 2500 espositori divisi tra il Salone Internazionale del Mobile, il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, il SaloneSatellite e le biennali EuroCucina e Salone Internazionale del Bagno.

331.649 i visitatori nel complesso di cui 292.370 operatori del settore, con un incremento del 3,5% rispetto al 2011, e 6.484 operatori della comunicazione, di cui 5.725 giornalisti provenienti da tutto il mondo. Un boom di presenze, quindi, a conferma del prestigio internazionale di una vetrina dalla visibilità ineguagliabile.

Dai mobili ai complementi d’arredo, dalle cucine ai bagni, fino ai prototipi degli under 35: le molteplici proposte delle cinque manifestazioni riunite nei padiglioni della Fiera di Milano Rho, hanno coperto ogni tipologia di arredo e stile, senza dimenticare un’accurata strategia anti-crisi risolta in chiave progettual-produttiva, ovvero adeguando l’offerta a una domanda che non solo si è contratta, ma anche modificata.
È in questa ottica che si avvertono le principali tendenze emerse: se da un lato i grandi designer, pur sempre presenti, sono stati presentati forse per la prima volta da molti anni come progettisti a servizio delle aziende, e non come star mediatiche a distogliere l’enfasi sul prodotto a favore del personaggio, dall’altro i più grandi marchi del design hanno optato per una rivisitazione dei cataloghi con intelligenti operazioni di riscoperta di pezzi storici ancora validi, in cui la funzione è stata piegata ad esigenze più realistiche, come la facilità di trasporto e nuove altezze da terra più adatte ad un’utenza non necessariamente giovane e sportiva (si pensi al mondo degli imbottiti).
Ed è proprio questo spirito di rivisitazione e ricerca, che ha portato nel furniture design, un evidente carattere di nostalgia: nostalgia di uno status quo perduto, un tempo mitizzato, che per ogni progettista viene poi riferito ad un decennio diverso, creando un interessantissimo “altrove” atemporale davvero d’avanguardia. Basti pensare a la bérgère “Bonnie” delle austriache Polka per Wittmann, rilettura di un salotto borghese, ma anche, imprevedibilmente, gli anni ’80 che riecheggiano nella sedia “multi-schienale” “Ping Pong Pang” di Paolo Rizzatto per Serralunga o quel tanto di art déco cui allude la poltroncina “Lepel” di Luca Nichetto per Casamania. Persino la poltrona “Isola” del trio svedese Claesson-Koivisto-Rune per Tacchini, superato il primo momento di straniamento, pare occhieggiare un’epoca di fantascientifica “speranza nel futuro” che già appartiene al passato. Più dichiarato il riferimento agli anni ’40 seguito da “Leo”, scrittoio di Laudani&Romanelli per Valsecchi 1918, ove il piano in vetro disvela l’intimità dei cassetti, così come estremamente puntuali sono la rilettura degli anni ’50 che Rodolfo Dordoni propone nella poltroncina “York” per Minotti e l’omaggio a Le Corbusier del divanetto “Chandigarh” di Doshi Levien per Moroso. Rievocazioni comunque leggere, momenti di ispirazione per un percorso poi autonomo, diversamente da quello che avviene per le vere e proprie riedizioni del lavoro dei grandi maestri del passato: ormai un importante settore “autonomo” all’interno del furniture design. Assolutamente da segnalare la ripresa che Vitra ha fatto della poltroncina “Organic” presentata da Eames e da Saarineen al MoMA di New York nel 1940. Articolata, e in qualche misura inattesa, la presentazione che Molteni ha offerto dell’opera di Gio Ponti. Da segnalare infine la riproposizione, per Artek, di una sedia essenziale e impilabile di Ilmari Tapiovaara, “Kiki”, originariamente alla XII Triennale di Milano nel 1960.

Importantissima, ancora, una rinnovata attenzione alla materia: ciascun progetto nasce esattamente in un determinato materiale, rispettandone caratteristiche intrinseche e peculiarità.
E in termini di materia, sicuramente vincente è l’uso del legno in tutti gli ambienti della casa, complementi compresi: dalle sezioni generose della collezione “Dandy” di Emmanuel Gallina per Poliform, fino alla sedia “Pelle e Ossa” del giovane Francesco Faccin per Miniforms assemblata grazie a masselli sagomati “a osso” a inseguire il sogno della “Superleggera” di Gio Ponti. O nella zona living, con i contenitori “Bois de rose” di Massimo Morozzi per Edra: semplici moduli geometrici impiallacciati però con tranciati posati “dimenticando le regole dell’ebanisteria”, o da Lago, dove soluzioni innovative ridisegnano lo spazio in nome di una progettualità sistemica, polifonica e pervasiva; l’azienda, per la prima volta ha presentato, tra i materiali, anche il legno. Si tratta di “Wildwood”, un rovere vissuto che ricorda il tronco di un legno portato sulla spiaggia dalla mareggiata e può essere utilizzato per creare mensole, tavoli, testiere, top. La finitura ha una texture che ne esalta le venature e manifesta i segni dell’usura e del passare del tempo, in modo che ogni prodotto acquisti una personalità unica ed irripetibile. Bellissima la declinazione della nuova finitura nella novità assoluta dello stand Lago, ovvero la libreria “30mm/Lagolinea e 36e8 Weightless”: per la prima volta i moduli sfruttano il soffitto come parete di aggancio e creano un effetto di sospensione estrema, mentre mensole e contenitori scendono come stalattiti.

Ancora legno, questa volta in cucina, da Scavolini, che grazie alla collaborazione con Diesel - azienda del fashion da alcuni anni coinvolta nell’arredo attraverso interessanti partnership - suggerisce materiali invecchiati per ottenere uno straordinario effetto vintage, grazie ad un particolarissimo legno di rovere dalle nodosità assai rimarcate.

E il legno è stato grande protagonista anche di un evento di primissima importanza: Barrique, la terza vita del legno, ovvero un nuovo progetto di design realizzato dalla comunità di San Patrignano - il più importante centro antidroga d’Europa - che ha prodotto 30 oggetti di arredo disegnati da 30 architetti di fama internazionale, realizzati dai ragazzi della falegnameria della comunità attraverso il legno delle botti della sua cantina. E questo perché San Patrignano è riuscita a sviluppare un’importante attività vitivinicola con una produzione annua di 600mila bottiglie di vini di altissima qualità, con un vino che invecchia all’interno di botti in legno di rovere francese stagionato all’aria aperta e la cui vita è di sole tre vendemmie, e quindi, destinato ad essere distrutto ma, grazie a questo progetto, riciclato a nuova vita.
Grande attenzione, quindi, alla materia, il più possibile naturale. Ma non solo. Perché la cinquantunesima edizione dei Saloni è stata anche un tripudio di hi-tech, specialmente a EuroCucina: considerando infatti che lo spazio cucina oggi è uno dei più complessi, articolati e ricchi di tecnologia, e aggiungendo la considerazione non indifferente che il design a questa destinato è il più soggetto ad usura, e quindi oggetto di una più avanzata ricerca su materiali, finiture, distribuzione e razionalizzazione dei movimenti.

Ormai proposta e accettata senza inibizioni la disarticolazione del blocco canonico, le alternative sono sempre più date da elementi free standing monofunzionali, come i mobili “Liberi in cucina” di Alpes Inox, e da un’aggregazione che scompone il binomio basi-pensili per giungere a schemi più liberi, come nel bellissimo progetto “HD33” di Massimo Castagna per Rossana.

Rinnovata progettualità accompagnata, come accennato, da un forte imprinting tecnologico, specie negli elettrodomestici presentati a FTK, proposta collaterale di EuroCucina dedicata alla tecnologia degli elettrodomestici da incasso e alle cappe d’arredo.
Il risparmio energetico e il rispetto per l’ambiente catalizzano l’interesse di molti nuovi prodotti e concept, come la nuovissima linea di forni Bosch dotati della rivoluzionaria funzione “AriaCalda 3D Eco” che consente di utilizzare un solo livello del vano: l’aria calda si muove attorno alla pietanza avvolgendola a 360°, garantendo risultati perfetti e contemporaneamente ottimizzando il consumo di energia, fino al 30% in più rispetto ai valori della Classe A. Per chi invece vuole sfruttare al massimo il volume del forno la funzione MultiCottura 3D, permette di cucinare simultaneamente diverse portate su più livelli, senza rischiare di mescolare odori e sapori. Anche gli innovativi forni InfiSpace™ della collezione “The Inspiration Range” di Electrolux Appliances, sviluppata per i professionisti e ora adattata ai consumatori, dalla maxi cavità - oltre 74 litri di capacità interna - permettono di cucinare più piatti contemporaneamente, anche quelli di grandi dimensioni. Risparmio energetico abbinato alla freschezza degli alimenti è il binomio su cui puntano le apparecchiature di raffreddamento e congelazione di Liebherr, azienda attenta all’utilizzo efficiente delle risorse fin dai processi di produzione: ad esempio il calore che si forma nella fase di produzione viene recuperato come energia per il riscaldamento.

La tecnologia diventa anche arredo con i prodotti (forno, piano cottura e cappa) della linea firmata per Smeg da Marc Newson, uno fra i principali interpreti del design internazionale, declinati nella versione total white in una perfetta coerenza stilistica nella tradizione di un’azienda che per prima ha investito nel connubio tra tecnologia e design. Anche nel settore cappe d’arredo le tecnologie d'avanguardia puntano sull'efficienza energetica. “Ico” e “Icarus” di Elica riducono il consumo di energia elettrica del 50% rispetto a cappe tradizionali. Aspirazione di nuova generazione anche per “Best” con le sue proposte a ricircolo d'aria che superano gli attuali limiti tecnologici, e che raggiungono altissimi livelli di performance, sia in termini di risparmio energetico attivo e passivo, sia in termini di filtraggio odori e livello di rumorosità generato. E sempre in merito a riduzione del rumore, energy saving e sicurezza, rispondono le nuove cappe tecnologiche di Faber che ha presentato una serie di modelli anche anti-crisi, mirati a una comunione tra contenuti estetici, tecnologici e accessibilità di costo.
Anche in cucina, grande focus sulle finiture materiche: certo il rinnovamento estetico, ovviamente ricercato, non può dimenticare in questo ambito le esigenze prestazionali. Tra gli esempi più riusciti possiamo citare “Icon” di Giuseppe Bavuso per Ernestomeda ove per le superfici viene adottato l’“iconconcrete”, materiale eco-sostenibile dall’aspetto cementizio. Muovendo dai materiali, un tema fortemente sentito è quello dell’alleggerimento visivo complessivo, naturalmente senza nulla perdere in resistenza. Ne è esempio “Artex” di Paolo Piva e CR&S per Varenna, ove si propende per una gradevole “naturalezza” dell’insieme. In altre situazioni la “sottigliezza” diviene addirittura elemento di progetto: come la definizione del bancone da lavoro nella cucina “Slim” di Ludovica e Roberto Palomba per Elmar.

Infine un accenno anche al Salone Satellite con 750 designer, inclusi gli studenti delle 17 scuole internazionali di design, arrivato alla sua quindicesima edizione e dal successo rinnovato perché vera fucina di talenti under 35 e soprattutto reale possibilità per i giovani di visibilità e possibilità di contatto con le aziende espositrici. Tra i progetti più belli, il “Rubber Table” del tedesco Thomas Schnur, , dove strumenti idraulici diventano le gambe di un tavolino in gomma, riscattando a nuova vita oggetti di umili origini. O la lampada eco-friendly di Irena Kilibarda, con una base in acciao e tessere in alluminio i cui cavi passano dentro l’apparecchio e non nei giunti, sfruttando il principio di conduttività elettrica dei metalli. E ancora Hillsideout della tedesca Nat Wilms e del restauratore italiano Andrea Zambelli, che hanno creato la serie “Slide-furniture”, ovvero mensole e tavoli in legno dove far scorrere e intercambiare delle diapositive, sempre nell’ottica di dare un’altra vita a oggetti altrimenti dismessi.

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