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Armi elettromagnetiche per la difesa. Giorgio Franceschetti: “efficace l’impiego contro pirateria e attacchi terroristici”

Armi elettromagnetiche per la difesa. Giorgio Franceschetti: “efficace l’impiego contro pirateria e attacchi terroristici”

L’illustre scienziato, tra i massimi esperti mondiali del settore, spiega i risultati della ricerca e le prospettive di sviluppo di questi particolari non letal weapons.

Author: Rita Sanvincenti/Tuesday, March 11, 2014/Categories: News, Scienze, USA

Sono classificate come non letal weapons, le armi elettromagnetiche, che trovano ancora scarso impiego nonostante gli enormi vantaggi che potrebbero recare nella difesa delle frontiere marittime, contro assalti di pirati e attacchi terroristici, oppure a protezione delle piattaforme off shore. Le drammatiche vicende riguardanti i Marò italiani potrebbero far riflettere sull’opportunità di utilizzare, almeno quando è possibile, nuovi strumenti per la difesa, sicuri ed efficaci, sempre che ciò sia considerato, da parte di chi dovrà decidere in merito, obiettivo prioritario. Negli USA la ricerca ha già raggiunto livelli avanzati proprio per l’interesse e l’impiego da parte delle Forze dell’ordine. A livello accademico ha partecipato agli studi sull’argomento uno dei maggiori esperti a livello mondiale di fenomeni elettromagnetici, il Prof. Giorgio Franceschetti, Professore Emerito all’Università Federico II di Napoli, Professore Onorario all’Università di Trento, Professore aggiunto dal 1992 al 2008 all’UCLA (Università di California a Los Angeles), Distinto Scienziato Visitatore presso il JPL in USA, Lettore al Master di Top tecnologie all’Università di Delft sino al 2010, stretto collaboratore del CIRA (Centro Italiano Ricerca Aerospaziale). E’ stato anche Professore Visitatore in Europa, USA, Somalia, Lettore in Cina e India. E’ autore di oltre 200 pubblicazioni in riviste specializzate, di 14 libri e ha ricevuto molti premi, culminanti nella Medaglia d’Oro dal Presidente della Repubblica italiana nel 2000. E’ stato elevato al grado di Ufficiale della Repubblica italiana nel 2001. Ha avuto dalla IEEE, la più importante associazione nel campo dell’elettronica, il premio Schelkunoff, nel 1999 e nel 2008, per il miglior articolo pubblicato nell’anno; e il prestigioso premio IEEE Distinguished Achievement, nel 2007 dall’IEE-GRS-Society e nel 2010 dall’IEEE-APS-Society. 

Professor Franceschetti, cosa sono le armi non letali di cui fanno parte le armi elettromagnetiche? 
Le armi non letali, non letal weapons, sono tali perché non possono uccidere, e offrono il vantaggio di poter essere utilizzate anche da persone non in divisa, non appartenenti all’Esercito o alla Polizia. Quando ero consulente per un’azienda degli Stati Uniti, venne affrontato il tema dell’antipirateria, della difesa dall’abbordaggio dei pirati. Se questa difesa è impostata su armi letali, sulla nave devono esserci delle persone in divisa, poliziotti, militari, soggetti autorizzati. Se invece la difesa avviene con armi non letali, è sufficiente che la persona sia esperta nel loro uso perché nessuna legge le vieta di stare a bordo e di usarle. Questo è, da un lato, un vantaggio per l’armatore, dall’altro offre una possibilità di intervento senza permessi speciali, o senza persone con la divisa a bordo. Al riguardo conosciamo bene i tragici fatti riguardanti i nostri Marò incarcerati in India. 

Quali strumenti sono classificati oggi come armi non letali?
Gli idranti, i gas lacrimogeni, ad esempio, lo sono da tempo. Di fronte all’assalto di una folla possono essere usati per disperderla. Recentemente, è nata una nuova classe di armi non letali, ancora in sviluppo, realizzate con impiego di onde elettromagnetiche. 

Cosa avviene o può avvenire a chi è investito da un’onda elettromagnetica?
Se si genera un’onda elettromagnetica e si irradia contro una persona, se l’intensità è molto forte – ad esempio a livello di quella presente nel forno a microonde - si possono danneggiare organi specifici, ad esempio gli occhi, e la persona perde la vista. In questo caso si hanno degli effetti termici prodotti dall’onda elettromagnetica che ha investito la persona e penetra al suo interno. Essendo noi esseri umani fatti in larga misura di acqua, che si può riscaldare, se la temperatura diventa molto alta, come nel fondo a microonde, la persona può subire dei danni notevoli.

Può bruciare?
No, ma si può cuocere qualche parte del suo corpo: si veda il caso citato degli occhi. Si possono avere degli effetti termici, oppure non termici, a livello molecolare. 

Esistono delle leggi che regolano l’uso delle onde elettromagnetiche?
Sì, esistono delle leggi - da non molti anni anche in Italia - che fissano i limiti della esposizione elettromagnetica, perché anche semplicemente camminando nelle città, ci troviamo immersi in un mare di onde elettromagnetiche: a parte la televisione e i radar, vi sono ovunque le antenne dei cellulari che le producono. C’è chi sostiene che il cellulare posto all’orecchio può far male perché riceve ed emette delle onde elettromagnetiche, sia pure a livelli di potenza molto bassa. C’è che afferma che anche gli effetti non termici possono essere dannosi.

Qual è la sua opinione al riguardo?
Penso che, a livello di alta intensità, le onde elettromagnetiche siano dannose. Infatti sto lavorando ad un progetto studiato per misurare continuamente il livello del campo elettromagnetico all’interno delle città, in modo da assicurare agli abitanti che detto livello si trovi, secondo le norme, al di sotto dei limiti consentiti. Misurare il livello di intensità elettromagnetica nelle città può essere importante, se ciò può essere fatto in maniera economica.

Se invece l’intensità dell’onda elettromagnetica è bassa, cosa si verifica? 
Nulla, a livello termico. Qualcosa può accadere, a livello molecolare, se l’esposizione continua per lungo tempo.

Sono stati effettuati esperimenti sull’utilizzo e sugli effetti delle onde elettromagnetiche?
E’ stato sperimentato che se si usa una frequenza - che è data dal numero di oscillazioni dell’onda al secondo - di 40 gigahertz, l’onda non riesce a penetrare oltre lo spessore della pelle. Il corpo umano, pieno di acqua, funziona quasi come uno specchio riflettente e quindi l’onda riesce a penetrare pochissimo e si ferma agli strati superficiali della pelle. La persona che è investita dall’onda percepisce un fastidio perché sente un bruciacchiare dato dalla pelle notevolmente riscaldata. Solo in casi limite si possono manifestare delle piccole ustioni superficiali, ma non a livello tale da provocare la morte o la perdita della vista.
Negli Stati Uniti sono state sperimentate delle pistole elettromagnetiche utilizzate come armi non letali semplicemente per rendere non confortevole lo stato della persona contro la quale vengono usate. Si possono paragonare ai lacrimogeni che fanno lacrimare gli occhi ma non li deteriorano. In questo caso, analogamente, la pelle bruciacchia ma non brucia realmente. 
Un’idea ulteriore è la seguente: oggi un’auto è essenzialmente come un computer, un grande circuito elettronico che regola il funzionamento del veicolo. Riuscendo in qualche modo ad interferire con i circuiti elettronici a bordo dell’auto, possiamo rendere il veicolo non più manovrabile. Quindi possiamo fermare un’auto irradiandola con un forte fascio di microonde con impulsi elettromagnetici, certo non di 40 gigahertz, ma solo di qualche gigahertz. Sono stati fatti degli esperimenti non solo in USA ma anche in Russia e in Italia, ed è stato verificato che questo utilizzo è possibile anche con una strumentazione non molto pesante, con irraggiamenti non intensissimi, e con antenne non di dimensioni spropositate. 
Sono stato coinvolto, come spettatore, in una sperimentazione effettuata dallo sceriffo di Los Angeles con un’auto della Polizia che, avendo montata sul tetto un’antenna, irradiava un’auto in corsa.

L’esperimento ha funzionato? 
Sì, ma fermando in questo modo un’auto sull’autostrada, il guidatore perde il controllo: si può verificare un incidente anche molto grave. Quindi lo strumento non è direttamente letale per le persone a bordo dell’auto ma, fermandola improvvisamente, può indirettamente, diventarlo. 

Possono esserci altre applicazioni delle armi elettromagnetiche nella difesa?
Potrebbero essere utilizzate anche per fermare un battello. Questo non è mai stato sperimentato né in Italia, né in altri Paesi d’Europa, né negli Stati Uniti. In questo caso diventerebbe un’arma antipirateria. Se si irradia un battello, deteriorandone il motore, immediatamente esso si ferma. Se poi il battello svirgola, si muove su un fianco o imbarca acqua, potremmo comunque continuare a sostenere che l’arma è non letale. A bordo delle navi, specialmente quelle che navigano in acque infestate dai pirati, potrebbero essere utilizzati questi sistemi di difesa non letali. C’è un’altra applicazione che sta molto a cuore agli americani, ed è quella a garanzia della sicurezza delle piattaforme petrolifere in mare, fondamentale non solo per le persone che vi lavorano, ma per scongiurare un eventuale disastro ecologico che un attentato contro di esse potrebbe provocare. Attualmente, negli Stati Uniti, le piattaforme petrolifere sono continuamente controllate da pattuglie di elicotteri per intercettare possibili imbarcazioni che cercassero di avvicinarsi. L’alternativa a questo sistema di controllo potrebbe essere quella di mettere in cima alla piattaforma un’antenna, come quelle radar, che spari - girando continuamente - un fascio di microonde in maniera da creare una barriera protettiva impenetrabile creata da un immobilizzatore a microonde di forma circolare intorno alla piattaforma, in grado di fermare eventuali battelli non autorizzati, che tentano l’avvicinamento.

L’uso delle armi elettromagnetiche in che modo dovrebbe essere regolamentato?
Credo che la normativa potrebbe riguardare l’intensità massima consentita per questi strumenti in quanto, con una diversa frequenza, da arma non letale potrebbe diventare letale. 

Questi strumenti, materialmente, come vengono realizzati? 
Si immagini uno scatolotto, in cui si trova la strumentazione elettronica, collegato una presa di corrente fornitrice di energia o a un generatore elettrico. La strumentazione elettronica applica il segnale elettromagnetico ad una antenna - generalmente a parabola, come quelle per le comunicazioni via satellite - orientabile meccanicamente verso l’obiettivo da colpire e da immobilizzare.

Quindi potrebbe essere gestita anche da un satellite? 
Sì, però la distanza sarebbe troppo grande e arriverebbe un segnale troppo debole. Posizionata, invece, sull’albero maestro di una nave, o sul tettuccio di un’auto della Polizia, con un sistema che possa orientarlo, sarebbe efficace. 

Il campo elettromagnetico può essere comunque nocivo per l’organismo in quanto va ad interagire con il sistema molecolare?
Certamente. Si tratta di quelli che ho definito prima come effetti non termici. Se l’intensità è fortissima, ripeto, si ottiene un effetto termico: le zone dell’organismo si risaldano e ad un certo punto alcuni organi possono essere compromessi (ad esempio l’occhio), se l’intensità del campo è alta, e il tempo di esposizione non piccolo. Ci sono poi gli effetti non termici che si verificano a livello molecolare, a seguito di una prolungata esposizione. Se sugli effetti termici sappiamo tutto, sugli effetti non termici non è così. 

Cosa è stato fatto fino ad oggi per accertare questi effetti?
Quando ero direttore di un Istituto di ricerca del CNR, la prima cosa che ho fatto è stata quella di assumere un biologo. Questo biologo, che è una donna, ha costituito nel corso degli anni un gruppo di ricercatori molto competente, che interagisce con gli ingegneri. Molte cose sono state comprese grazie al fondamentale contributo della ricerca biologica, ma non siamo ancora a livelli di certezza assoluta per cui, nelle attuali normative, sono stati inseriti coefficienti di sicurezza a livello di prudenza. 

Ci sono dispositivi che possono essere posti anche all’interno dei telefonini?
Il telefonino non è arma non letale. Il telefonino deve ricevere il segnale che gli arriva da un’antenna distributrice, e trasmette non solo in una determinata direzione, ma anche nelle vicinanze, quindi irradia anche la persona. Noi, con l’uso del telefonino ci esponiamo ad onde elettromagnetiche. In questo caso l’antenna trasmittente è molto vicina alla persona e si trasmette con una potenza tale per cui si possono avere delle intensità di campo di un certo livello, in particolare vicino al cervello, agli occhi. Naturalmente tutto è studiato nella costruzione del telefonino in modo che questo non provochi danni. Però c’è chi non crede a questo, e chi sostiene che non sappiamo ancora tutto. Quindi per avere la sicurezza totale, l’alternativa è quella di non usare i telefonini.

È meglio usare gli auricolari? 
È certamente meglio usarli, perché così il telefonino non si trova vicino all’occhio o al cervello. Ciò costituisce un vantaggio, ma non possiamo eliminare l’onda perché non avremmo più il segnale. 

Le armi elettromagnetiche potrebbero essere utilizzate per attentati terroristici? 
Assolutamente sì. Ad esempio su un aereo, dove è tutto elettronico…
Ma, allo stesso tempo, si possono mettere in atto, con esse, azioni antiterroristiche. Ad esempio, se si venisse a sapere che dei terroristi stanno operando in una certa zona perché hanno messo una bomba che possono comandare a distanza per farla esplodere con un’onda elettromagnetica, la maniera migliore per bloccarla sarebbe quella di irradiare tutta la zona con una certa intensità del campo, in modo che il segnale che il terrorista intende inviare con il suo telefonino, per fare esplodere l’ordigno, sarebbe sommerso da quello da noi irradiato, e quindi inefficace. Quando il Presidente degli Stati Uniti si sposta in auto, non solo è protetto dalle guardie del corpo, ma è circondato da un disturbatore elettromagnetico contro il pericolo di attentati con l’esplosione di bombe comandate a distanza. 

In Italia sono state fatte ricerche in questo campo?
Non si è fatto molto, anche se esistono varie organizzazioni che vorrebbero esplorare la costruzione di queste armi. Tuttavia, fino ad ora, si è rimasti a livello di desideri e aspirazioni.

Non esiste, quindi, una produzione? 
Non che io sappia. Molti hanno intravisto l’apertura di possibili mercati e hanno cominciato ad informarsi, ma al momento non si è fatta sperimentazione, né sono stati costruiti prototipi, come è avvenuto invece negli Stati Uniti, dove questi sono stati anche realizzati e sono state eseguite sperimentazioni. 


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