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Giordania, il Presidente del Parlamento Atef Terawneh incontra il Segretario Generale del Parlamento Mondiale degli Stati Alfredo Maiolese

Giordania, il Presidente del Parlamento Atef Terawneh incontra il Segretario Generale del Parlamento Mondiale degli Stati Alfredo Maiolese

Importanti riforme e rinnovamento politico nel virtuoso Regno di Abd Allah II, che ha accolto e sostiene – senza aiuti - circa 3 milioni di profughi

Author: Rita Sanvincenti/Tuesday, February 24, 2015/Categories: News, EML, Giordania

In esclusiva da Amman. Il Presidente del Parlamento del Regno di Giordania Ing. Atef Terawneh ha ricevuto in forma ufficiale il Segretario Generale del Parlamento Mondiale degli Stati per la Sicurezza e la Pace, Ambasciatore Dr. Alfredo Maiolese accompagnato dai neo Consiglieri giordani, On. Dr. Mohammad Alqudah Nouh (ex Ministro, “Awqaf and Islamic Sanctities” ed ex Minister of “Youth and Sports”), Consigliere Politico, e Mr. Talaat Hussein (uomo d’affari giordano), Consigliere Diplomatico. Nel lungo incontro al quale erano presenti, tra l’altro Kholoud Khatatbeh e Sufian Elhassan, Direttore Ricerca e Informazione del Parlamento, il Presidente Atef Terawneh ha illustrato la situazione del suo Paese: “Si combatte una guerra ai nostri confini, con un grande afflusso di rifugiati, che si protrae da circa dieci anni, con i conseguenti problemi che questo genera. Provengono dall’Iraq, dalla Siria, dalla Palestina e noi li accogliamo con il massimo rispetto, sia che siano cristiani sia che siano musulmani”.
Tutto ciò ha comportato, però, un aumento della popolazione di circa tre milioni di persone, su un totale di dieci, che il Paese si trova a sostenere, senza aiuti.
“La comunità internazionale – ha proseguito il Presidente - deve riconoscere che noi giordani siamo confinanti tra due nazioni nelle quali si vive una guerra civile: la Siria e l’Iraq. Chiediamo la possibilità di far fronte alle necessità di ricevere così tanti rifugiati. La guerra che esiste non è una guerra di religione ma di interesse. L’Occidente deve contribuire ad un assetto stabile in Medio Oriente. Per quanto riguarda in particolare la Palestina, deve essere riconosciuta da tutti la sua identità di stato accanto a quello di Israele, ma deve impegnarsi a vivere in pace”.
Benché la nazione sia circondata da situazioni conflittuali, “In Giordania – aggiunge l’Ing. Atef Terawneh - si sta vivendo un momento di rinnovamento politico con importanti riforme che assicurano una stabilità al Paese come ad esempio la creazione di una Commissione elettorale indipendente. Sono state attuate riforme in ambito fiscale, legale, della sicurezza sociale, degli investimenti, del rapporto tra pubblico e privato nell’economia: riforme che sono state accolte dal consenso generale”.
Il Segretario Generale Maiolese, che ha portato i saluti del Presidente del Parlamento Mondiale degli Stati, Eugenio Lai, ha espresso il profondo rispetto per l’Istituzione di uno Stato “che ha a cuore la pace, la sicurezza e i diritti umani, oggi come ieri, un esempio da esportare di pacifica coesistenza tra le religioni. Oggi non si parla tanto di scontro tra civiltà quanto di scontro tra religioni. Vivo in Italia e sono musulmano. Noi musulmani d’Europa – ha continuato Maiolese - vogliamo vivere in pace e come musulmani ci dobbiamo difendere dall’accusa di essere terroristi. L’Islam non è terrorismo. Siamo anche noi vittime del terrorismo. Noi siamo islamici ma rispettiamo le altre fedi”. Sul ruolo del Parlamento Mondiale degli Stati, ha dichiarato: “insieme alle Nazioni Unite sappiamo che la vera sfida è quella di vivere in pace tra religioni diverse, come accade qui in Giordania, una nazione che pure ha tanti problemi con la presenza di profughi. Per questo motivo siamo lieti che il vostro Paese abbia adesso, nel nostro Parlamento, due nuovi consiglieri”.
Sull’esempio che il Regno di Giordania sotto Re Abd Allah II offre al mondo intero di pacifica convivenza, di rispetto e di eguali diritti tra religioni diverse, è intervenuto l’On. Dr. Mohammad Alqudah Nouh: “Questo è un punto molto importante. La coesistenza fra cristiani e musulmani non è un fenomeno nuovo per noi. Ci sono chiese da secoli, qui in Giordania. Nella chiesa si insegna anche il Corano: è una cosa molto bella e molto importante. Nel pomeriggio i ragazzi studiano la religione cristiana così che quasi non esiste differenza tra cristiani e musulmani. Non bisogna parlare di musulmani, di inglesi o di americani: quelli che commettono crimini sono terroristi. E’ assurdo indicare il terrorista come musulmano o come cristiano. Questo non ha senso. Chi uccide non uccide nel nome di Dio ma per altri motivi. Il terrorismo non è una religione”.
Come rappresentante dell’Arma dei Carabinieri, “come uomo che per tanti anni ha lottato contro ogni forma di criminalità per garantire sicurezza ai cittadini”, il generale Antonio Pappalardo, presente all'incontro, ha espresso il suo parere favorevole sulla necessità di affrontare l’azione terroristica non da ogni popolo singolarmente, ma da tutti insieme, ricordando che l’”Arma, nei secoli ha combattuto queste forme terroristiche e ha sempre vinto perché è una struttura particolare: da una parte militare, dall’altra di polizia” con “missioni che sono sempre state molto apprezzate nel mondo". Inoltre, “come soldato”, il generale ha espresso il suo “apprezzamento per la fierezza e il coraggio con cui il pilota giordano ha affrontato una morte così brutta e così cruenta. Questo - ha concluso - ci ha commosso e ci ha fatto ammirare ancora di più il popolo giordano”.
“Non dobbiamo agire solo sulla spinta delle emozioni che inevitabilmente passano, ma concentrarci sull’istituzione di leggi e sulle applicazioni delle normative internazionali”, ha osservato Sufian Elhassan. “Dobbiamo organizzare una conferenza sui diritti umani e sulle leggi che li tutelano, con l’approvazione delle Nazioni Unite, di cui sia l’Italia che la Giordania sono membri. Occorre rafforzare l’unione del Mediterraneo. Due sono i punti fondamentali: il primo è che in caso di conflitto tutte le nazioni devono avere i confini aperti, per legge. Tutti i Paesi devono seguire questa regola e non soltanto la Giordania. L’altro punto è che devono essere aiutati i Paesi che ricevono i profughi sia sotto il profilo scolastico che sociale. Esiste una città, nel Nord della Giordania dove il 60% della popolazione è costituito da profughi siriani. Questa è la Giordania: amichevole e ospitale, ma bisogna comunque stabilirle delle leggi precise”.
Da parte dei vertici e dei rappresentanti delle Istituzioni giordane, nei programmi e nelle prospettive più concrete di lavoro con il Parlamento Mondiale degli Stati, in cui il Generale Pappalardo si è inserito proponendo il suo importante contributo – questa volta come compositore musicale – per diffondere attraverso una sua nuova opera, il messaggio “Islam è pace” (proposta molto apprezzata), il Segretario Generale Maiolese è stato unanimemente individuato come persona ideale per “fare da ponte”, per trasmettere la cultura e la religione islamica, essendone un profondo conoscitore ed essendo europeo.



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