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L’Ambasciatore Alfredo Maiolese: “l’Islam è una religione di pace”.

L’Ambasciatore Alfredo Maiolese: “l’Islam è una religione di pace”.

Sull’attentato di Parigi, il Presidente della Lega dei Musulmani Europei: “questo non è Islam, questo è terrorismo”. Lancia un appello e un’esortazione al dialogo interreligioso.

Author: Rita Sanvincenti/Wednesday, January 21, 2015/Categories: News, Italia, EML, Italia

“Così come abbiamo condannato senza se e senza ma quanto avvenuto a Parigi, non siamo disposti ad accettare gli insulti contro la religione musulmana portati avanti da leader politici nostrani in tutte le sedi e nei media che per motivi di propaganda di partito diffondono odio e menzogne che ci ricordano i tempi bui anticipatori della seconda guerra mondiale”.
Così, sull’attentato terroristico nella capitale francese, interviene, in una nota ufficiale, l’European Muslims League presieduta dall’Ambasciatore Alfredo Maiolese, Inviato in Italia del Ministero degli Affari Islamici dello Stato del Kuwait, Portavoce della Comunità Islamica di Genova e Membro della Consulta delle Religioni del Comune di Genova. L’EML, che ha sede a Berna, è un’organizzazione composta da europei, fondata il 10 maggio 2010 e registrata presso il Governo italiano, Ministero delle Finanze, con lo scopo di “far conoscere l’Islam nella sua forma originale, religione di pace e rispetto per tutta l’umanità”. Dal 2012 è inoltre iscritta nel Registro della Trasparenza dell’Unione Europea con possibilità di accesso al Parlamento ed è stata registrata presso il Consiglio degli Affari Sociali delle Nazioni Unite.
“Noi musulmani – prosegue la nota dell’EML - difenderemo sempre tutti i credenti e non credenti come creature di un unico Dio, così come difenderemo la libertà religiosa (nel Corano è scritto che nella religione non vi è costrizione) così come autenticamente vissuto dal Profeta Mohammed (sws). In questo momento assistiamo ad uno scomposto dibattito in tante sedi dove si dice tutto e il contrario di tutto, ma da cui emerge sempre più la contrapposizione che ci riporta alle guerre di religione ed alle accuse indiscriminate contro l’Islam da parte di gente ignorante e fanatica che fa da contraltare alla devianza terroristica e che di fatto la alimenta per fini strumentali, persone che dimostrano il loro vuoto politico-sociale e morale. Uniamoci contro ogni violenza e terrore per un dialogo interreligioso che valorizzi e dia spazio a uomini e donne di buona volontà … solo così si possono formare le coscienze per una convivenza pacifica ed un mondo migliore”. 

Presidente Maiolese, quale è stata la sua immediata reazione alla notizia dell’attentato avvenuto a Parigi?
Abbiamo inviato una lettera di condanna di questo atto indirizzata al Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, ad Angelino Alfano, Ministro degli Interni in Italia, al Cardinale Jean Louis Tauran (Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Camarlengo di Santa Romana Chiesa n.d.r) e all’Ambasciatrice di Francia in Italia Catherine Colonna. Una condanna di questo atto vile e codardo che nulla ha a che fare con la religione islamica e con i musulmani, e biasimiamo queste persone, che nel nome di una religione professata da almeno un miliardo di individui, provocano disordine, paura, intolleranza e vogliono alimentare uno scontro di religione che noi musulmani europei non accettiamo nella nostra amata Europa e in nessuna parte del mondo”.
In quanto musulmani come avete reagito?
Da una parte c’è la condanna e dall’altra la paura all’interno delle nostre società perché colpendo Parigi si è voluto colpire l’Europa, l’Occidente: Parigi, come Roma o Madrid, come è già successo. Da un lato esiste la paura per i non musulmani, laici e cristiani; dall’altro però la paura esiste anche per noi musulmani, perché quello che vogliono i terroristi è che cristiani e musulmani siano gli uni contro gli altri: se per errore l’Occidente dovesse considerare tutti gli islamici dei terroristi, per noi che siamo musulmani, che viviamo in Europa, che abbiamo qui il lavoro, le nostre famiglie e i nostri figli che vanno a scuola insieme agli altri, sarebbe un grande pericolo. 
Vi sentite anche voi minacciati?
Sì, ci sentiamo anche accusati ingiustamente di un crimine che non abbiamo commesso. Chi ha compiuto questo atto criminale è un delinquente. Se egli si identifica con Al-Qaida o con l’Isis è un problema suo: non è un problema dei musulmani. Noi musulmani siamo insieme alla società che deve risolvere la questione, che deve difendere tutti. Non possiamo giustificare queste azioni. Come musulmano, italiano, europeo, come presidente dell’European Muslims League, come ambasciatore di una delegazione di governi, mi trovo a dovermi giustificare: proprio in quanto musulmano. Questo è un grande problema. Purtroppo vi sono delle forze politiche che speculano su quanto accade e dicono che le moschee devono essere chiuse e che non ne devono essere aperte altre, perché sono luoghi pericolosi. 
È realmente così?
Ci sono 1500 moschee in Italia – tutte controllate - e laddove qualche imam ha inveito contro l’Occidente, questo è stato allontanato. Dalle istituzioni comunali e dalle forze di Polizia le moschee sono ritenute i luoghi più sicuri, perché sono i più controllati. La moschea è il luogo dove andiamo a pregare, è luogo di incontro, per socializzare, per far conoscere l’Islam, religione di pace. Quindi non bisogna dire “noi musulmani”, “voi cristiani”: questo è molto pericoloso. Non ci nascondiamo che il terrorismo c’è. Io dico: ‘vivo’ l’Islam; altri ‘usano’ l’Islam. Qualcuno cerca di aggregare, di cementare questi frustrati, musulmani o di origine musulmana che non sono mai stati praticanti. Quando queste persone vedono l’Occidente con tutti i suoi difetti, vogliono reagire in questo modo. Il musulmano non accetta il gioco d’azzardo, l’alcol, la droga: questo è un fatto personale. Non deve reagire dicendo che la società è malata: se vuole rimanere in questa società, deve accettare anche questi mali. Quindi non può venire a risolvere il male con le armi. Nello stesso tempo, però, bisogna capire perché queste persone reagiscono in questo modo. 
Qual è la motivazione?
Si tratta di persone che non hanno una grande cultura, a mio avviso; che hanno studiato un Islam “fai da te”, via internet; oppure sono stati avvicinati, manipolati da chi ha determinati scopi e li usa come manovalanza a costo zero. Sono ispirati da qualche ideologia o dalla volontà di dimostrare qualcosa in qualche modo. Quindi ci sono aspetti sociologici, economici, sociali che bisogna valutare. L’americano che torna dalla guerra può creare dei problemi: non lo fa perché è cristiano o perché è musulmano, ma perché è stato sconvolto dalla guerra. Queste persone sono venute qua, ma non dimentichiamoci che, sì, sono nate qua, sono state a scuola qua, ma sono tornate da una guerra e hanno visto delle atrocità compiute anche non dall’Occidente – anch’io sono occidentale – ma da qualche governo occidentale. Sappiamo tutti ciò che succede. Noi non possiamo dire sempre porgi l’altra guancia. Gesù lo diceva, ma purtroppo queste persone sono sconvolte e instabili. Quando un uomo torna dalla guerra porta con sé l’odio e quindi può arrivare a commettere dei crimini come quelli che abbiamo visto. Ogni giorno vengono uccisi centinaia di uomini in certi Paesi e noi neanche lo facciamo vedere. Ci sono musulmani che uccidono musulmani, ci sono armi occidentali che uccidono i musulmani. Certo, questo non può essere una giustificazione per nessuno: non si può andare avanti con le rappresaglie.
Le fedi religiose devono comunque essere rispettate…
Le religioni e le sensibilità devono comunque essere rispettate. Non dobbiamo scherzare sul fatto che ci sono persone che non possono accettare certe offese: per un arabo, per un musulmano quelle alla propria mamma, alla propria moglie o figlia, o a Dio o al Corano o al Profeta, non sono tollerabili. È una sensibilità che, purtroppo, qui si è persa. Il cristiano che bestemmia, io non posso chiamarlo cristiano: è un cristiano di nome, ma che si permette di offendere il suo Creatore e che quindi non dà più valore alla religione. Per un laico pregare cinque volte al giorno è una limitazione della libertà. Io dico che dobbiamo rispettare gli altri: noi non abbiamo il diritto di obbligare nessuno ad accettare l’Islam e i musulmani devono essere lasciati liberi di professare la loro religione. Non due pesi e due misure. La libertà sta nel fatto che, se prego cinque volte al giorno o faccio digiuno, questo non deve dare fastidio al prossimo. Si parla di integrazione. Integrazione è rispettare le leggi, fermarsi con la macchina al semaforo rosso, andare a fare la spesa e non rubare. In questo siamo già tutti integrati: chi commette un reato, infatti, viene processato. La religione è un rapporto tra il Creatore, Dio, e la creatura, è un fatto personale, è un fatto di fede. Non ci può essere un’integrazione riguardo a quello che è contrario alla propria fede; non si può dire ad un musulmano: devi bere il vino, devi andare con le prostitute, oppure devi giocare d’azzardo. Se per qualcuno ciò può essere una espressione di libertà, per altri è una privazione del rispetto verso il Creatore. Un individuo può essere rispettoso e timoroso di Dio, un altro può non esserlo. Purtroppo, però, qui si è quasi stabilito che chi è credente è nell’errore, e quindi deve essere considerato qualcosa di diverso, ed invece chi non è credente ha tutti i diritti. Mi sembra che ci sia una limitazione alla pratica religiosa e alla fede. Entriamo così in un meccanismo molto contorto per cui la laicità è privare un gruppo, se pure minoritario, a vantaggio di altri mentre invece deve esservi la libertà di fede religiosa per tutti. 
Quando e perché si è innescato questo “meccanismo” nei confronti del mondo islamico?
L’Islam è una religione di pace. E’ strano che fino al 10 settembre 2001 i musulmani erano considerati delle persone per bene. Dall’11 settembre in poi siamo diventati tutti terroristi. Penso che sia più una questione di interessi e di lobby, di Stati. L’interesse di uno Stato è sempre diverso dall’interesse dei popoli e può andare contro anche ai diritti umani. Questo purtroppo bisogna dirlo. Direi chiaramente che non dobbiamo parlare di scontro di civiltà e neanche di religioni ma dobbiamo dire che si sono formati dei gruppi che oggi si chiamano terroristici e che fanno presa sul discorso dell’Islam perché non ci sono altri “ingredienti” per cementare queste persone. E’ chiaro che siamo in guerra, ma non credo che sia una guerra tra Oriente e Occidente. Ci sono invece dei gruppi che fanno presa su persone senza lavoro, con gravi problemi, che hanno studiato un Islam che non posso definire molto radicale ma piuttosto distorto, perché l’Islam non è così. Da parte di noi musulmani italiani è arrivata una netta condanna: tutte le volte dicono che stiamo zitti, ma assolutamente non è vero, non stiamo zitti. Inoltre il musulmano non è una razza. Il 18% dei musulmani nel mondo sono arabi. L’82% sono non lo sono: quindi non dobbiamo confondere ciò che è arabo con ciò che è islamico. Non dimentichiamoci l’azione del poliziotto musulmano che è stato ucciso mentre difendeva i giornalisti di Charlie-Hebdo. Se i musulmani fossero terroristi non compirebbero questi atti. In Italia, conosco carabinieri e poliziotti musulmani. Abbiamo avuto ambasciatori della repubblica italiana all’estero che erano musulmani. Che cosa vuol dire questo? Niente.
Secondo lei un certo tipo di propaganda può indurre nell’errore di identificare il musulmano con il terrorista?
Infatti bisogna fare attenzione a non commettere errori del tipo: Islam uguale terrorismo. Le parole di Hollande hanno chiarito che non è una guerra all’Islam e nemmeno ai musulmani, ma è guerra al terrorismo. A certi livelli si capisce bene la differenza ma ad altri no. In Italia la Lega ha raccolto 300 firme in tre ore contro la realizzazione della moschea ma non possiamo mettere alla stessa stregua musulmani e terroristi anche se questi si presentano come musulmani. 
E invece non lo sono? 
Tecnicamente come si fa a diventare musulmano? Io testimonio che non c’è altro Dio al di fuori di Dio, di Allah e che Mohammed è il suo profeta. Questo è il rituale, la shahada, eseguito davanti a due testimoni. Quindi non si può affermare che chi dichiara questo non è musulmano. Tecnicamente, quindi, questi sono musulmani, ma hanno distorto e deviato il contenuto della religione, creato un’ideologia politica: tutto questo non si può identificare con la religione o con una guerra santa. Non c’è niente di santo. Il Profeta dice: “se tu uccidi una persona è come se uccidessi tutta l’umanità, se salvi una persona è come se salvassi tutta l’umanità”. Noi dobbiamo partire da questo concetto. E ancora: “quando siete in guerra, se avete dei prigionieri prima date da mangiare ai prigionieri e poi a voi stessi”. Questo io ho imparato e insegno, questa è la vera religione rivelata, non che noi andiamo ad ammazzare la gente, perché questo non è Islam, questo è terrorismo. Dobbiamo capire chi sono i musulmani e chi invece, in nome dell’Islam, fa terrorismo. La matrice è diversa, ma chiaramente, oggi, in Occidente, la gente è spaventata, confusa, perché noi stessi lo siamo. Io come presidente della Lega dei Musulmani sono spaventato perché ho paura per i miei amici cristiani, laici, ma anche per noi stessi. Io dico: oggi siamo in guerra ma il problema è che non c’è uno stato. Quando due stati entrano in guerra usano le armi e qui il problema è che abbiamo uno Stato da una parte e dall’altra persone invisibili. Ci sarebbero delle soluzioni ma gli interessi economici sono talmente elevati… Quindi entriamo nel discorso politico. Come presidente dell’EML io devo tutelare la stabilità, la sicurezza, la pace, spiegare cosa è l’Islam, dare delle risposte all’interno delle nostre società europee, ma chiaramente non siamo noi, musulmani in Europa, a causare questi crimini. Anche noi siamo vittime purtroppo. 
Quindi le ragioni di questi atti non hanno nulla a che fare con la religione, ma sono da ricercare nella politica, nell’economia, in interessi di cui non si parla apertamente?
La cosa che lascia un po’ perplessi è che si trovino le carte d’identità o i passaporti abbandonati dalle persone che vanno ad uccidere e che magari dovrebbero lasciarli a casa o distruggerli…. Mi sembra un po’ strano. Detto questo, si possono fare varie ipotesi. Ci sono un po’ di collaborazioni – mi sembra - tra terrorismo e Stati. Non si riesce a capire. E’ una guerra dove tutti vogliono ragione ed io che sono qui in Europa dico: perché non vi fermate tutti? Il terrorista è uno che deliberatamente in una situazione di pace fa del male, crea una guerriglia civile, ma in una guerra non può essere un terrorista. I partigiani non erano terroristi ma persone che hanno lottato per liberare la nostra nazione. 
Charlie Hebdo, continuerà le sue pubblicazioni senza modificare la sua linea editoriale. Quale è il suo commento in merito?
Per quanto mi riguarda, un consiglio che do ai musulmani è quello di lasciar perdere. Quanta più importanza e interesse diamo a chi deride la nostra religione, quanta più rabbia mostriamo, tanta più visibilità daremo a questi che non meritano nemmeno di essere presi in considerazione, quando ci offendono. La risposta giusta è l’invocazione di Cristo quando era sulla croce: “perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Questi non si rendono conto che esiste una sensibilità religiosa. Al musulmano dico: ignorate, pregate per loro e perdonateli. In alcuni, però di fronte alle offese, la volontà di attaccare, ci sarà sempre. Non c’è molto da comprendere. Il problema è questo. 
Qual è il suo messaggio?

Un appello che lancio a tutti i musulmani è quello di continuare nel dialogo interreligioso. Ai musulmani veri, ai cristiani e ai laici io dico: non lasciamoci intimorire, e non lasciamoci disunire. Rimaniamo insieme in questo cammino comune: la cosa più bella è la pace. Siamo veramente esportatori di pace, non imponiamo dei metodi a qualcuno che non è in grado di recepirli. Cerchiamo di essere veramente portatori di pace e di rispetto. Noi non vogliamo certo né importare la guerra né esportarla. Ai cristiani e laici dico: non si può identificare sempre l’Islam con l’arabo. Noi siamo persone per bene. Viviamo la nostra vita e viviamo con gli altri. Purtroppo questa cosa è successa, questi sono dei folli, ma chi li ha portati a diventare folli? 

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