Questo Miracolo a Milano è un vero e proprio
miracolo di sapienza registica, di raffinati incroci drammaturgici, di
esemplari e bene evidenti armonie visive, di disegno scenico e sua perfetta
esecuzione con eccellenze attorali assolute come Giulia Lazzarini e Lino
Guanciale, da restare coinvolti, per non dire soggiogati, da tanta monumentale
magnificenza che mette insieme, in un unico piano d’azione teatrale, cinema e
teatro perfettamente sovrapponibili, musica e movimento, divertenti “assoli” e
più impegnativi e corali situazioni “di massa”, sviluppati in ogni direzione di
palcoscenico: in superficie, altezza e profondità. Ogni cosa che accade in
scena sembra rimandarci direttamente al “costruttivismo” russo degli anni ’20-‘30
dello scorso secolo, a cui questa rappresentazione sembra ambire ed alludere,
riportandoci alla memoria l’impresa della Prima del Banja (Il bagno,1930)
di Vladimir Majakovskij con la sua strepitosa macchina teatrale da utopia
futurista. Qualcosa di potentemente analogo ci spinge a ricordarlo, seppure
adattato alla efficace fluidità dei meccanismi scenici di oggi. Ma, allo stesso
tempo, è uno spettacolo da “Teatro d’Arte” e da “teatro all’antica italiano”
dove artigianato, mestiere, teatro “povero” ed elementare, collimano con
l’ingegneria di un sofisticato “visual design”; dove numeri di Varietà e dell’Avanspettacolo
rivivono e si sviluppano in simbiosi con più ponderose e strutturate modalità
di rappresentazione, sulle quali domina prepotente l’esperienza brechtiana declinata
nelle sue svariate tecniche: epica, didattica, straniamento, dialettica.
Qui, come in un preordinato sbocco creativo lungamente coltivato e rifinito, si
manifestano le passioni teatrali, culturali, saggistiche e letterarie del
regista e studioso di teatro Claudio Longhi, il suo interesse scientifico verso
la “drammaturgia” come nozione fondamentale, sottesa a qualsiasi idea di
rappresentazione, il suo prepotente interesse ad estendere ai testi letterari non strettamente scritti
per la scena la possibilità, attraverso la moltiplicazione dei punti di vista, di
vivere a teatro una seconda vita.

Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.
L’approccio accademico traspare in ogni quadro di
questo complesso ma lineare allestimento: da quei preziosi innesti “fuori
quadro” che riverberano e illuminano l’intera cornice del racconto ai frequenti
rimandi intertestuali e figurativi che
riempiono la vicenda della loro necessaria e pregnante puntualità, sia storica
che di semplice cronaca, per cui, non un’immagine, un brano musicale, una
sequenza filmica appaiono fuori posto o disallineati col resto dello
spettacolo; tutt’altro: lo definiscono e lo sostengono riempiendolo di
contenuti politici, sentimentali, economici, come la frequenza di quelle
comunicazioni statistiche che ci chiariscono il quadro sociale del periodo
oltre a rinviare alle note “didascalie” e “cartelli” brechtiani. Qui, come
appunto in Bertolt Brecht, e il riferimento più immediato va a L’opera da
tre soldi, non ci sono scene principali e secondarie: tutte determinanti,
funzionali all’azione drammatica. Lo spettacolo comincia già nel foyer
con quelle locandine e manifesti dei film degli anni ‘40 e ’50 che foderano le
pareti degli ingressi in platea, con gli attori già in costume di scena che parlano
al pubblico: recitano “a soggetto” come nel pirandelliano Questa sera si
recita a soggetto; un espediente che ci immette subito nel clima di un
teatro d’altri tempi, quasi l’indicazione di un “canone” a cui guardare; quando,
poi, si accendono le luci sul palco veniamo catturati da una illusione teatrale in cui - per
dirlo secondo le categorie interpretative che George Banu adotta a proposito di
Peter Brook – un teatro della memoria si misura con la memoria del
teatro in un rapporto incessante di fertile unione e reciproca dipendenza.

Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.
Questo, mi pare vogliono dirci le sequenze originali, proiettate
sul grande schermo, del film Miracolo
a Milano (1951) di Vittorio De Sica, dalla cui sceneggiatura è tratto il
Copione dello spettacolo, ampiamente riscritto dal bravo ed esperto Paolo Di
Paolo e i cinegiornali dell’epoca, come le gigantografie a colori del volto di
Nilla Pizzi, o le copertine dei settimanali popolari di quel tempo, o le gag e
i frequenti siparietti comici, e quelle gambe da teatro di Rivista che danzano in
proscenio come le “donnine” di Macario e Dapporto. In questo flusso costante di
citazioni che valgono come un sottaciuto ma evidente monologo interiore
di epifanie nascoste, ritroviamo Gadda, Testori e Calvino, il Pasolini di Uccellacci
e uccellini, ma anche Fellini de Le notti di Cabiria e Luchino
Visconti delle Notti bianche, il Peer Gynt di Ibsen e la lezione
di registi come Squarzina, Strehler, Ronconi attraverso evocazioni implicite ed
esplicite. Il copioso bagaglio di conoscenze a cui si attinge è per raccontare
la “favola bella” di Totò il buono trovato sotto un cavolo che
alla fine vola sopra il cielo di Milano insieme tutti i suoi “senzatetto”, a
cavallo delle magiche scope dei netturbini, verso un regno dove buon
giorno vuole dire veramente buongiorno!

Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.
I miracoli poggiano sulle ali di una
bianca colomba che da lassù mamma Lolotte, una incantevole Giulia
Lazzarini, gli invia. Lino Guanciale, in stato di grazia atletica e recitativa,
interpreta il personaggio di Totò in mille modi, sia quando, in maniera
straniante, attraversa i vari episodi del testo per mostrarcene la loro
effettiva pregnanza e ragione, sia quando imita il principe de Curtis nelle sue
movenze di burattino, o accenna a Chaplin. Ma è l’intero ensemble di
attori e attrici che si prodigano in scena - Sara Putignano, Diana Manea,
Daniele Cavoni Felicioni, Giulia Trivero, Michele Dell’Utri, Mario Pirrello -,
insieme ai numerosi allievi e allieve della scuola di teatro “Luca Ronconi”, che
è un piacere vedere recitare con tanto entusiasmo e diligenza: impressionante
la cura nei dettagli delle scene ideate da Guia Buzzi e dei numerosissimi
costumi disegnati e colorati da Gianluca Sbicca, nonché l’accurato progetto
delle luci di Manuel Frenda. Lo spettacolo è altresì accompagnato da una ricca
colonna sonora che mette uno di fila all’altro interventi musicali eterogenei
che vanno da brani d’opera classici (Macbeth di Verdi e Gianni
Schicchi di Puccini) alle canzoni popolari dell’epoca (Daniele Danza e
Ornella Vanoni), come se appartenessero ad un’unica partitura.
Un diluvio di applausi accoglie alla fine
tutti gli interpreti e il regista che si trasforma in autentica e commossa ovazione all’apparire in scena di
Giulia Lazzarini.

Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.
Miracolo
a Milano, dal film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini. Regia di Claudio
Longhi. Trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo. Dramaturg Lino Guanciale e
Corrado Rovida. Assistente alla drammaturgia Davide Gasparro. Assistenti alla
regia Davide Gasparro e Giulia Sangiorgio
Scene di Guia Buzzi. Costumi di Gianluca Sbicca. Luci di Manuel Frenda. Visual
design Riccardo Frati. Con Daniele
Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Lino Guanciale, Diana Manea, Mario
Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero, e con la partecipazione straordinaria
di Giulia Lazzarini. Con le allieve e gli allievi del corso “Luca Ronconi”
della Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano – Teatro
d’Europa. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Teatro
Strehler. MILANO
In primo piano: Miracolo a Milano (da sx) Manea, Cavone Felicioni, Dell'Utri, Trivero, Pirrello, Putignano, Guanciale, Lazzarini, Longhi. Photo: ® Masiar Pasquali.
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