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3 Apr 2026

Il cielo sopra Milano: dentro il miracolo dell’epica brechtiana

Il cielo sopra Milano: dentro il miracolo dell’epica brechtiana

Author: Giuseppe Liotta / Friday, April 3, 2026 / Categories: News / Rate this article:
5.0

Questo Miracolo a Milano è un vero e proprio miracolo di sapienza registica, di raffinati incroci drammaturgici, di esemplari e bene evidenti armonie visive, di disegno scenico e sua perfetta esecuzione con eccellenze attorali assolute come Giulia Lazzarini e Lino Guanciale, da restare coinvolti, per non dire soggiogati, da tanta monumentale magnificenza che mette insieme, in un unico piano d’azione teatrale, cinema e teatro perfettamente sovrapponibili, musica e movimento, divertenti “assoli” e più impegnativi e corali situazioni “di massa”, sviluppati in ogni direzione di palcoscenico: in superficie, altezza e profondità. Ogni cosa che accade in scena sembra rimandarci direttamente al “costruttivismo” russo degli anni ’20-‘30 dello scorso secolo, a cui questa rappresentazione sembra ambire ed alludere, riportandoci alla memoria l’impresa della Prima del Banja (Il bagno,1930) di Vladimir Majakovskij con la sua strepitosa macchina teatrale da utopia futurista. Qualcosa di potentemente analogo ci spinge a ricordarlo, seppure adattato alla efficace fluidità dei meccanismi scenici di oggi. Ma, allo stesso tempo, è uno spettacolo da “Teatro d’Arte” e da “teatro all’antica italiano” dove artigianato, mestiere, teatro “povero” ed elementare, collimano con l’ingegneria di un sofisticato “visual design”; dove numeri di Varietà e dell’Avanspettacolo rivivono e si sviluppano in simbiosi con più ponderose e strutturate modalità di rappresentazione, sulle quali domina prepotente l’esperienza brechtiana declinata nelle sue svariate tecniche: epica, didattica, straniamento, dialettica. Qui, come in un preordinato sbocco creativo lungamente coltivato e rifinito, si manifestano le passioni teatrali, culturali, saggistiche e letterarie del regista e studioso di teatro Claudio Longhi, il suo interesse scientifico verso la “drammaturgia” come nozione fondamentale, sottesa a qualsiasi idea di rappresentazione, il suo prepotente interesse ad  estendere ai testi letterari non strettamente scritti per la scena la possibilità, attraverso la moltiplicazione dei punti di vista, di vivere a teatro una seconda vita. 



Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.


L’approccio accademico traspare in ogni quadro di questo complesso ma lineare allestimento: da quei preziosi innesti “fuori quadro” che riverberano e illuminano l’intera cornice del racconto ai frequenti  rimandi intertestuali e figurativi che riempiono la vicenda della loro necessaria e pregnante puntualità, sia storica che di semplice cronaca, per cui, non un’immagine, un brano musicale, una sequenza filmica appaiono fuori posto o disallineati col resto dello spettacolo; tutt’altro: lo definiscono e lo sostengono riempiendolo di contenuti politici, sentimentali, economici, come la frequenza di quelle comunicazioni statistiche che ci chiariscono il quadro sociale del periodo oltre a rinviare alle note “didascalie” e “cartelli” brechtiani. Qui, come appunto in Bertolt Brecht, e il riferimento più immediato va a L’opera da tre soldi, non ci sono scene principali e secondarie: tutte determinanti, funzionali all’azione drammatica. Lo spettacolo comincia già nel foyer con quelle locandine e manifesti dei film degli anni ‘40 e ’50 che foderano le pareti degli ingressi in platea, con gli attori già in costume di scena che parlano al pubblico: recitano “a soggetto” come nel pirandelliano Questa sera si recita a soggetto; un espediente che ci immette subito nel clima di un teatro d’altri tempi, quasi l’indicazione di un “canone” a cui guardare; quando, poi, si accendono le luci sul palco veniamo catturati da  una illusione teatrale in cui - per dirlo secondo le categorie interpretative che George Banu adotta a proposito di Peter Brook – un teatro della memoria si misura con la memoria del teatro in un rapporto incessante di fertile unione e reciproca dipendenza. 

 



Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.


Questo, mi pare vogliono dirci le sequenze originali, proiettate sul grande schermo,  del film Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica, dalla cui sceneggiatura è tratto il Copione dello spettacolo, ampiamente riscritto dal bravo ed esperto Paolo Di Paolo e i cinegiornali dell’epoca, come le gigantografie a colori del volto di Nilla Pizzi, o le copertine dei settimanali popolari di quel tempo, o le gag e i frequenti siparietti comici, e quelle gambe da teatro di Rivista che danzano in proscenio come le “donnine” di Macario e Dapporto. In questo flusso costante di citazioni che valgono come un sottaciuto ma evidente monologo interiore di epifanie nascoste, ritroviamo Gadda, Testori e Calvino, il Pasolini di Uccellacci e uccellini, ma anche Fellini de Le notti di Cabiria e Luchino Visconti delle Notti bianche, il Peer Gynt di Ibsen e la lezione di registi come Squarzina, Strehler, Ronconi attraverso evocazioni implicite ed esplicite. Il copioso bagaglio di conoscenze a cui si attinge è per raccontare la “favola bella” di Totò il buono trovato sotto un cavolo che alla fine vola sopra il cielo di Milano insieme tutti i suoi “senzatetto”, a cavallo delle magiche scope dei netturbini, verso un regno dove buon giorno vuole dire veramente buongiorno!




Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.


I miracoli poggiano sulle ali di una bianca colomba che da lassù mamma Lolotte, una incantevole Giulia Lazzarini, gli invia. Lino Guanciale, in stato di grazia atletica e recitativa, interpreta il personaggio di Totò in mille modi, sia quando, in maniera straniante, attraversa i vari episodi del testo per mostrarcene la loro effettiva pregnanza e ragione, sia quando imita il principe de Curtis nelle sue movenze di burattino, o accenna a Chaplin. Ma è l’intero ensemble di attori e attrici che si prodigano in scena - Sara Putignano, Diana Manea, Daniele Cavoni Felicioni, Giulia Trivero, Michele Dell’Utri, Mario Pirrello -, insieme ai numerosi allievi e allieve della scuola di teatro “Luca Ronconi”, che è un piacere vedere recitare con tanto entusiasmo e diligenza: impressionante la cura nei dettagli delle scene ideate da Guia Buzzi e dei numerosissimi costumi disegnati e colorati da Gianluca Sbicca, nonché l’accurato progetto delle luci di Manuel Frenda. Lo spettacolo è altresì accompagnato da una ricca colonna sonora che mette uno di fila all’altro interventi musicali eterogenei che vanno da brani d’opera classici (Macbeth di Verdi e Gianni Schicchi di Puccini) alle canzoni popolari dell’epoca (Daniele Danza e Ornella Vanoni), come se appartenessero ad un’unica partitura.

Un diluvio di applausi accoglie alla fine tutti gli interpreti e il regista che si trasforma in autentica e commossa ovazione all’apparire in scena di Giulia Lazzarini.

 

 


Miracolo a Milano. Photo: ® Masiar Pasquali.

Miracolo a Milano, dal film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini. Regia di Claudio Longhi. Trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo. Dramaturg Lino Guanciale e Corrado Rovida. Assistente alla drammaturgia Davide Gasparro. Assistenti alla regia Davide Gasparro e Giulia Sangiorgio
Scene di Guia Buzzi. Costumi di Gianluca Sbicca. Luci di Manuel Frenda. Visual design Riccardo Frati.  Con Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Lino Guanciale, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero, e con la partecipazione straordinaria di Giulia Lazzarini. Con le allieve e gli allievi del corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Teatro Strehler. MILANO



In primo piano: Miracolo a Milano (da sx) Manea, Cavone Felicioni, Dell'Utri, Trivero, Pirrello, Putignano, Guanciale, Lazzarini, Longhi. Photo: ® Masiar Pasquali.



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