Si
è aperto con l’Ave Maria e si è concluso con il Pater Noster ed una benedizione
impartita dall’Esorcista Diocesano Padre Enrico Di Vita M.D.M. alla platea dei numerosi
partecipanti, l’incontro pubblico su “Il fenomeno del satanismo alla luce della
fede e della legge", che ha richiamato, quale premessa, l’inizio del S.
Vangelo di Giovanni "La luce splende nelle tenebre e le tenebre non
l’hanno vinta (Gv 1,5)” e che, spiega il Prof. Fabio Menconi, organizzatore
dell’evento così bene contestualizzato all’interno della Chiesa Parrocchiale di
San Pietro ad Avenza, “è la nostra certezza”. Altrettanto fondamentale e
significativo è stato il riferimento evangelico alla prima domenica di
Quaresima che tratta della lotta tra Gesù e il diavolo (Mt 4,1-11) di cui è
stata data lettura dallo stesso Menconi nel corso della serata.

Il Prof. Fabio Menconi.
All’evento,
che si è svolto il 23 febbraio 2026 e che ha tratto spunto da una riflessione sull’episodio
del furto sacrilego del Santissimo Sacramento avvenuto il giorno dell’Epifania
di quest’anno nel Duomo di Carrara, è intervenuto, oltre a P. Di Vita, il
Tenente Colonnello Roberto Ghiorzi, Comandante Compagnia Carabinieri di Carrara.
“Il
satanismo – ha spiegato P. Di Vita - è una forma di culto a Satana: culto
cosciente o incosciente. Ci sono dei satanisti che hanno come riferimento
divino Satana, il ‘principe di questo mondo’, come lo chiama Gesù, ma non sono
i peggiori. I peggiori sono quelli che parlano di energie, di forze diffuse
nell’universo delle quali ci si deve appropriare, o che sono dentro di noi e
che vanno sviluppate. Quindi non hanno una identificazione personale nei
confronti di Satana, ma alla fine sono vittime o strumenti anche loro”. Questo
tipo di satanismo al quale ha fatto riferimento l’Esorcista Diocesano, “è il
più pericoloso”. Si manifesta attraverso “Attraverso £”forme evocative della realtà, come le sedute
spiritiche attraverso le quali si cerca di entrare in contatto con queste energie diffuse
nell’universo, oppure di svilupparle con dei rituali che mettono in moto tutto
questo. In tale genere di satanismo non vi è alcuna morale e Dio non esiste. Quello
che conta è il proprio io, la propria realizzazione e identità, o lo sviluppo
delle proprie capacità e grandezza. È un’auto divinizzazione. Quindi non
esistono regole morali – ha ribadito - non esiste nulla, non ci sono
comandamenti, non ci sono leggi. Questo comporta che non essendoci alcuna
morale la vita umana non vale nulla, vale solo la propria. Entra quindi in
gioco il vertice della realtà satanica che opera con la strumentalizzazione
dell’altro”.

Padre Enrico Di Vita, Esorcista Diocesano.
Riguardo
alla messa nera, Padre Enrico Di Vita ha sottolineato innanzitutto che “è bene
parlarne”. L’ha definita come “una scimmiottatura della Messa cattolica. Il suo
rituale consiste, in linea di massima, in un aspetto introduttivo in cui viene
evocato e lodato il demonio, ma soprattutto viene offeso il vero Dio con un’esplosione
di bestemmie consecutive. La parte centrale, dall’aspetto sacrificale, si
svolge in un ambiente dove tutto, candele, tovaglie, altare è completamente
nero, e dove tutti sono vestiti anch’essi di nero. Sull’altare viene deposta
una ragazzina che è stata raccattata da qualche parte e magari stordita con
delle droghe, manifestamente nuda. Nelle sue parti intime viene introdotta
un’ostia consacrata. Seguono quindi i rituali di libagione: in genere si beve
sangue mestruale con seme maschile, alcol, droghe. Quindi il vertice, il sommo
sacerdote violenta la ragazzina, la strapazza. Lascio immaginare che cosa può
fare… Alla fine, nel rituale più ‘qualificato’, la ragazzina viene anche
massacrata, arrostita e mangiata”. Al riguardo Padre Di Vita cita il caso Jeffrey
Epstein e le notizie recentemente emerse, inizialmente tenute nascoste, relative
all’esecuzione di sacrifici umani, e ha commentato: “noi esorcisti lo abbiamo
sempre detto. Adesso è venuto alla ribalta”. Sullo svolgimento della messe nere
ha proseguito: “le persone che assistono alla messa nera fanno di tutto sul
piano di una sessualità sfrenata che costituisce sempre l’apice della messa
nera. Tutto questo è chiaramente fuori da ogni logica umana, ma è la logica
demonica – sottolinea - è un modo per rendere culto a Satana: la messa nera è
culto a lui, che sia riconosciuto come energia o come ‘principe di questo mondo’”.
Alla
domanda su cosa ricevono in cambio i satanisti che partecipano a questi
rituali, Padre Enrico ha risposto: “ricevono i soliti vantaggi che Gesù ha
rifiutato nelle tentazioni, sul piano del potere e del successo. Il demonio
paga: paga ‘a male’, ma paga. Quindi chi vuole accedere al successo e al potere umano si avvale di queste cose, come ne è testimonianza Epstein. I
vertici della politica mondiale sono collaboratori e vittime allo stesso tempo
di questa realtà”.
Le
sette sataniche, ha spiegato: “non vengono alla ribalta. Questo è il problema.
Certamente esistono e sono anarcoidi, non hanno un capo a cui fare riferimento:
ognuno lo fa a sé stesso e a quelli che sono d’accordo con lui. Non c’è un
‘papa’, un’autorità riconosciuta: hanno tutti ragione e tutti fanno quello che
vogliono. Secondo me sono più di quello che si crede, ma non vi sono dati
statistici in merito. Penso che siano diffuse. Sono molto autoreferenziali.
Ognuno che si alza la mattina ne fa una con quelli che collaborano con lui. I
punti fondamentali del satanismo, o dei fenomeni paralleli, sono la negazione
dell’esistenza di Dio o il totale disinteresse nei confronti di essa. È un
ateismo di fatto. Ognuno stabilisce per sé il bene e il male, sempre con una autoreferenzialità
molto forte. Quello che conta è prevalere sugli altri che diventano strumenti
con i quali si può collaborare finché c’è interesse a farlo. È il rovescio
della morale cristiana”.
“Parlo
da cristiano, da figlio di Dio e da esperto di Satana: il demonio non ama
venire alla luce. Quando possiede una persona ha già perso, perché prima o poi
quella persona arriva dall’esorcista o dal sacerdote che gli dà la benedizione.
Lo stesso accade per chi ha problemi di vessazioni o di infestazioni. Il suo
obiettivo è, invece, quello di rimanere ignoto. Ama agire indisturbato e in
questo lavora benissimo. I casi straordinari, come il possesso, sono per lui un
po’ una perdita. Il suo vantaggio è quando fa il male e lo fa passare per bene”.
Padre Enrico ha proseguito il suo intervento citando alcuni esempi tra le
azioni diaboliche più eclatanti. “Quando lui fa riconoscere l’aborto come un
diritto, che la mamma che uccide il bambino è un diritto, è vittorioso per
eccellenza. Quando lui massacra la famiglia con il divorzio o con altre cose,
con gli pseudo matrimoni, le convivenze, ha vinto. Quando cambia la mentalità
da cristiana in pagana, è nel suo centro. Lui non c’entra ma in realtà c’entra.
Non si manifesta apertamente, ma è la sua vittoria ed in questo sta il suo
successo, il suo vantaggio. Si fa per dire: perché è uno sconfitto ed è sempre
in perdita. Nella sua arroganza, nella sua superbia infinita, vince quando
strappa anime a Cristo quando le fa deviare dalla verità, dal vero, dal bene.
Questa è la sua azione migliore, la più redditizia per lui. Quando il bene
diventa male e il male diventa bene, ha vinto”, ha specificato Padre Enrico Di
Vita. Ricordando i suoi studi universitari con il conseguimento della Laurea in
Ingegneria, a Pisa, negli anni delle contestazioni giovanili del ’68-’69, ha
citato l’emblematico, rovinoso slogan dell’epoca: “vietato vietare”, che
risuonava ovunque insieme alle bestemmie.
Ad
essere oggi molto preoccupante per l’Esorcista della Diocesi di Massa-Carrara,
è il problema riferito ai bambini e agli adolescenti. A tale proposito ha riportato
le informazioni ricevute da una ragazzina di terza media, la cui madre era stata
posseduta e poi liberata. La giovanissima, residente nel pisano, gli aveva
rivelato che la stragrande maggioranza delle sue compagne, nell’armadietto scolastico
aveva la bambolina con gli spilli per fare i malefici anche agli insegnanti. “Questo
indica il livello del problema”. Un altro episodio citato da
Padre Enrico, riguarda un esorcismo, durato tre anni, praticato su un ragazzo
ancora minorenne, che, giocando con la tavola Ouija, è stato posseduto. Durante
il suo intervento, il demonio gli disse “(a volte è costretto a parlare perché
Dio glielo impone”, spiega), riguardo a certi giochi: “i ragazzi giocano. Io
non gioco mai”, ad indicare il grande pericolo in cui incorrono, soprattutto i
più giovani, quando si avventurano con estrema leggerezza ed inconsapevolezza in
questo genere di esperienze. La tavola guida è molto venduta, ma contrariamente
a quanto chi la utilizza si aspetta, “quando realmente c’è l’azione diabolica,
non si crea il collegamento con i defunti, ma con i demoni che parlano. È il
demonio che risponde e dice cose che lui solo sa dire. A certi livelli dicono
che l’uso di tale tavola sia di prassi”.
“Quello
che a me dispiace – ha concluso Padre Enrico Di Vita - come sacerdote e come
esorcista, è l’ignoranza, a volte abissale, dei sacerdoti su questo argomento. A
volte vi è invece il rifiuto. Qualcuno di loro dice che ‘forse neanche esiste’
(il demonio, n.d.r.). Alla replica: ‘c’è nel Vangelo’, la risposta è ‘sì, ma
allora: adesso lo ha vinto e non c’è più’. Sono stupidaggini che non stanno né
in cielo né in terra. Questo è quello che mi amareggia di più – sottolinea - perché
è chiaro che un sacerdote che parla così, distrugge non costruisce”.
Nel
suo intervento il Tenente Colonnello Roberto Ghiorzi, Comandante Compagnia
Carabinieri di Carrara, ha affrontato il tema oggetto della conferenza dal punto
di vista legale, giudiziario e sociale, illustrando i reati connessi a contesti
settari, come la manipolazione delle persone e il mercato illecito degli
oggetti sacri.

Il Tenente Colonnello Roberto Ghiorzi, Comandante Compagnia Carabinieri di Carrara.
In
primo luogo ha ricordato che la Costituzione Italiana autorizza qualsiasi
professione di culto salvo che in esso non vi siano elementi che possano ledere
il pudore o i diritti fondamentali della persona. Ha fatto quindi notare che
negli ultimi trent’anni si è verificato “un pullulare di situazioni ‘strane’,
difficili da concepire”, soprattutto in certe aree del Paese, e ha citato ad
esempio i fatti di cronaca nera risalenti alla fine degli anni Novanta che
hanno riguardato le Bestie di Satana, i Bambini di Satana, e la morte suor
Maria Laura Mainetti.
“Le
sette sataniche in Italia sono in realtà poche”, ha dichiarato. “Alla fine
degli anni Novanta fu fatto un censimento per capire come effettivamente
stavano le cose. Emerse una situazione non molto preoccupante”, ha riferito, richiamando
poi l’attenzione su coloro che entrano a far parte di queste realtà, i quali
agiscono con “la volontà di cercare la verità in qualche cosa che non sia la
religione così come la conosciamo, volta al bene di tutti. Nel
satanismo, al contrario, si ha l’idolatria del male”. Nel richiamare alla memoria
le vicende giudiziarie che videro coinvolti i soggetti appartenenti alle Bestie
di Satana, ai quali furono attribuiti quattro omicidi, il sospetto di altri
dodici, l’istigazione al suicidio, il Tenente Colonnello ha fatto notare che i fondatori erano un idraulico e un operaio. Si conobbero alla visita di
leva. In seguito, in combutta, si sono associati in questa venerazione
malata, spinta anche dall’uso di sostanze stupefacenti e dall’abuso di
qualsiasi cosa”. È da considerare anche un altro dato, e cioè che gli anni maggiormente
segnati da fenomeni di questo tipo sono successivi ad “un periodo di apertura
totale come è stato quello della fine degli anni Sessanta”. Elementi di grande aiuto
per le indagini delle Forze dell’Ordine sono i “reati spia”. “Il furto di
oggetti sacri – ha spiegato, riferendosi anche a quello avvenuto nel Duomo di
Carrara - è un campanello d’allarme importantissimo. A volte si tratta semplicemente di sottrazione di beni che hanno un
valore storico e culturale elevato. Pensiamo ai dipinti, alle opere d’arte, a
tutto quello che ci può essere dentro una chiesa o all’interno di luoghi di
culto anche sconsacrati che sono presenti in gran numero in Italia; in altri casi, invece, purtroppo, si tratta
dell’uso e abuso che ne viene fatto durante le messe nere ed i riti satanici”.
Il
Tenente Colonnello ha inoltre ricordato che “la maggior parte degli oggetti
presenti nelle nostre chiese sono censiti. Il censimento è iniziato negli anni
Settanta ad opera del Ministero dei Beni Culturali che lo ha voluto nel 1969. La
catalogazione raccoglie circa 8 milioni di oggetti e la loro protezione è
affidata al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Intervenendo in un luogo in cui si è svolta una messa
nera o l’incontro di una setta satanica, può accadere di trovare, ad esempio, una pisside
rubata trent’anni prima in una chiesa sconsacrata”.
Oltre
a questi scenari ve ne possono essere altri. “Ci è capitato di fare dei
sopralluoghi - ha ricordato - in cave abbandonate dove è stato trovato il pentacolo
corredato da una serie di lumini neri, che in qualche modo faceva pensare che
lì era successo ‘qualcosa’. Poi siamo venuti a sapere che forse di messa nera
non si trattava, ma di un festino un po’ ‘particolare’. C’è di tutto. Ci sono anche
persone che in realtà vogliono solo divertirsi”. Sulla dinamica delle sette,
conferma: “sono pericolose, perché al loro interno la capacità di decidere della persona viene avocata a sé da colui che comanda la setta. Nella maggior parte
dei casi le sette si basano su interessi economici. Alla fine si arriva a
scoprire che i conti correnti degli adepti vengono svuotati dai capi delle
sette, che costringono gli stessi adepti a vendere qualsiasi cosa per
monetizzare, o ad intestare ad altri le loro proprietà. Questo in Italia si verifica
in misura minore, ma vorrei attirare l’attenzione su quello che avviene negli
Stati Uniti. Soprattutto negli anni Novanta-Duemila si trovavano delle sette
sparse in mezzo alle campagne, in luoghi sperduti, disabitati. Si trattava di
comunità con gerarchie ben chiaramente definite e con uno scopo ben preciso”.
Alla
domanda su come avviene l’ingresso in una setta, risponde che può accadere a
seguito di circostanze impreviste e inattese che scatenano una reazione
nell’individuo: “qualcuno si fa male, qualcuno muore, qualcuno si stanca”. Così
la persona può finire “tra queste grinfie. È difficile capire esattamente cos’è
che la affascina così tanto da indurla ad affidarsi ad una setta situata magari
a centinaia di chilometri dalla propria abitazione. Forse vi trova qualche
riferimento che gli altri non le sanno dare? Tanti anni fa esisteva il reato di
plagio. Nel 1981 la Corte Costituzionale lo ha abolito perché è praticamente
impossibile poterlo stabilire con certezza. Effettivamente, se vogliamo parlare in termini umani più che giuridici, si tratta proprio di plagio, nel senso che ci sono soggetti che riescono a ‘catturare’ il carattere, la vita delle persone e a convincerle
a fare cose che nella normalità non farebbero mai”. I fatti riguardanti le
Bestie di Satana sopra citati, lasciano aperti diversi interrogativi su quale
può essere stato l’elemento determinante che ha convinto la vittima ad agire
contro di sé. Tra le possibili spiegazioni vi possono essere l’abuso di
stupefacenti, l’uso smodato di alcol, “una situazione totalmente sfuggita di
mano”, ma alla base resta il plagio esercitato nei confronti degli adepti che
fa sì che “le cose si confondano e non si capiscano più” e che spiega il
compiersi di azioni del tutto “impensabili”.
Il
Comandante Compagnia Carabinieri di Carrara ha richiamato l’attenzione anche
sui rischi del web e in maniera particolare del dark web, di più difficile accesso.
“L’web ha aumentato in maniera esponenziale certi contatti e certi collegamenti
che una volta non esistevano. Non c’è più bisogno di muoversi da Carrara per ‘finire’
a Londra o viceversa. Il serpente della mala fede, dell’idolatria deviata, è
diventato più strisciante”. Ad essere esposti ai pericoli della rete sono
soprattutto i più giovani, “assolutamente soli davanti al monitor” del computer.
Ha quindi sottolineato l’importanza di “parlare con i ragazzi per cercare di
tenerli lontani da queste cose”, che possono essere: una nuova amicizia
sbagliata o l’iscrizione ad un gruppo a cui finisconop col trovarsi legati e che impone loro come agire. Tra i segnali più eclatanti che non
devono sfuggire vi sono il cambiamento di umore, di comportamento, di
carattere. Bisogna accorgersi di quello che sta succedendo. Le fragilità di
oggi che, ha osservato il Tenente Colonnello, forse non si sono mai riscontrate
nel corso della storia, sicuramente hanno un ruolo rilevante in certe condotte.
“Il
mondo del satanismo, diciamo ‘deviato’ – in Italia esiste anche una Unione dei
Satanisti Italiani – è pericoloso perché porta a crimini efferati, a omicidi,
sequestri di persona, violenze sessuali, lesioni. Il plagio non esiste più, ma
ci sono altri reati, come ad esempio la circonvenzione di incapace, su cui si
procede nella maggior parte di questi casi, quando gli adepti sono resi succubi al punto da cedere i propri beni alla
setta”. Spesso sono i congiunti o le persone vicine alle vittime a denunciare i
fatti.
Il
Tenente Colonnello Ghiorzi ha fatto quindi riferimento allo strumento della “Sicurezza
partecipata” ed ha esortato a denunciare alle Forze di Polizia,
evidenziando tra queste, per la capillarità della presenza sul territorio nazionale, l’Arma dei Carabinieri, circostanze
sospette come ad esempio “il ritrovamento di ossa che possono appartenere anche
al cadavere di una persona scomparsa”.
L’interesse
suscitato dall’incontro è stato notevole, al punto che, riferisce il Prof. Menconi,
“più di una persona mi ha detto sarebbe bene ripeterlo per l'interesse a conoscere gli argomenti trattati. Ed è bene che si conoscano dalla
Chiesa, perché a volte la curiosità porta ad approfondire queste cose forse da
persone sbagliate con il rischio di subirne poi dei danni. Nel nostro caso c’erano
padre Enrico che è l’Esorcista Diocesano con più di vent’anni di esperienza in
questo settore, che è più che titolato ad esprimere il suo parere; e il Tenente
Colonnello che, anche per le indagini che ha riportato, ha dato un taglio laico e
rigoroso sugli aspetti legali”.
Relativamente
alla narrazione di come è strutturata e si svolge la messa nera, “nonostante
Padre Enrico abbia usato parole più delicate possibili per spiegare chiaramente
cosa avviene, il fatto che cose del genere siano stata dette all’interno di una
chiesa è stato ‘forte’”, ha commentato il Prof. Menconi, aggiungendo che
tuttavia “questa nostra società, ogni tanto, ha bisogno di essere un po’ scossa
dalla ‘zona comfort’ dove è abituata a stare, specialmente in chiesa, dove si
sta molto attenti a dire qualsiasi cosa. È giusto che se ne parli anche perché tutti sono esposti a rischi. A volte le persone mostrano molta leggerezza
quando si parla di questi argomenti”.
Inoltre,
la presenza istituzionale, autorevole dei Carabinieri “ha fatto comprendere che
ci sono queste due strade: una è quella religiosa che ci presenta un
determinato aspetto della situazione; l’altra è quella legale, per chi non è
credente o semplicemente non tiene in considerazione questo ambito. Parlare degli
aspetti legali riguardanti il satanismo, fa sì che anche dal punto di vista
sociale, non venga sottovalutato”.
“La
nostra società, rispetto ai primi anni Duemila, è cambiata profondamente con
l’avvento degli smartphone e l’uso dei social network. Quindi, mentre una volta
certe situazioni si doveva proprio andarle a cercare, adesso, essendoci più comunicazione, è molto più facile
finire in una rete sbagliata”.
In
merito al citato caso Epstein ha osservato che “se si pensa a cosa è successo e
succede a livello mondiale, guardando con un occhio diverso i fatti, ognuno può trovare le
risposte su certe cose che accadono”.
In primo piano: un fotogramma del video della conferenza “Il fenomeno del satanismo alla luce della fede e della legge".
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