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2 Jul 2020

“La donna a tre punte” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, al Teatro Romano di Volterra con Valeria Contadino

“La donna a tre punte” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, al Teatro Romano di Volterra con Valeria Contadino

Author: Redazione Aurora / Thursday, July 2, 2020 / Categories: News, Teatro, Italia, Toscana / Rate this article:
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È firmato da Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale che cura anche la regia, La donna a tre punte con Valeria Contadino, le danzatrici Claudia Morello, Delia Tiglio e Beatrice Maria Tafuri, sulla scena del Festival Internazionale Teatro Romano Volterra, domenica 12 luglio alle ore 21:30. Lo spettacolo è prodotto da TTR Il Teatro di Tato Russo. “Il progetto – spiega Giuseppe Dipasquale - nacque diversi anni fa. Io e Andrea pensammo a realizzare per il teatro una sorta di girotondo di donne tratte dalle figure femminili che Andrea aveva già scolpito nei suoi romanzi. Poi, scelte insieme le opere e messe in un canovaccio di base, lo spettacolo non poté vedere la luce. Qualche mese fa, prima che Andrea ci lasciasse, riprendemmo l’idea e decidemmo di programmarla al Must dove ha debuttato in prima nazionale il 10 gennaio del 2020. Oggi, a quasi un anno di distanza dalla scomparsa di Andrea, questo spettacolo acquista sempre più la forma di un omaggio al senso profondo dello scritto nei confronti del genere femminile e della sua visione circolare della donna. Una sorta di eterno femminino che si compone di tanti caratteri e umori tratti dai personaggi narrati e descritti nelle sue opere. Il senso della donna, per Camilleri, è anche il senso della visione del mondo: ancestrale, rotondo, materno, ma anche ludico e profondamente vitale. Le donne di Camilleri sono molto femmine, apparentemente peccatrici ma realmente sante, due risvolti della stessa medaglia. Che sorprendono con la femminilità, con una complessità che però è elementare come la terra, misteriosa come la luna. I sentimenti protagonisti? Sempre donne, ma non comuni: emblemi di una femminilità matriarcale, primitiva e ad un tempo modernissima. Per me, questa Donna a tre punte vuole rappresentare un dialogo immaginario con Andrea Camilleri su alcune tipologie di donne – tutte mediterranee – che ha scolpito nei suoi romanzi: la madre partoriente Filonia del Re di Girgenti; la vedova inconsolabile Concetta Riguccio de Il birraio di Preston; la lasciva Trisìna de La mossa del cavallo, ‘beddra, su questo non si discuteva, ma cajorda’; la smaniosa Lillina, dello scatenarsi degli equivoci de La concessione del telefono; Minica, la mater e moglie dolorosissima de Il casellante. Mi piace anche sottolineare come, attraverso una scelta musicale fatta attraverso i gusti musicali di Camilleri (le musiche sono scelte dal lungo elenco delle musiche disseminate nelle citazioni dei romanzi), questa Donna a tre punte è diventata anche una partitura per voce e movimento. La preziosa collaborazione con Aurelio Gatti ha reso possibile tutto ciò: tutto è una sorta di sinfonia in voce e danza dove la Donna dialoga con il coro delle moderne Eumenidi governate dalla profonda e intensa presenza vocale del Grande Maestro Andrea Camilleri. Tre le punte della femminilità, seduzione, passione e amore come tre le punte della Sicilia, luogo ideale e culla della mediterraneità universale. Un omaggio alla donna, ma insieme un omaggio ad Andrea Camilleri che è stato maestro, amico e padre, momentaneamente partito per un viaggio nell’eternità”.

Per Valeria Contadino, protagonista di La donna a tre punte, è stato un “privilegio” l’aver inaugurato, un anno fa, come interprete di Clitennestra (scritto da Alma Daddario, regia di Sebastiano Tringali), la scorsa edizione del Festival Internazionale Teatro Romano Volterra: “non c’ero mai stata – dichiara - e mi sono innamorata di questo luogo dove si svolge un Festival condotto con grande sapienza, tanto lavoro e dedizione, da Simone Migliorini. Ogni anno realizza dei cartelloni di grande qualità. Quest’anno a lui e all’organizzazione della manifestazione, va un plauso maggiore, per avere fatto fronte a tutte le misure restrittive, all’uscita dal periodo Covid-19 che ci ha, anche psicologicamente abbastanza massacrato. È un valore aggiunto quello che il Festival dà al luogo in cui si svolge e al Comune, per far vivere, per animare il Teatro Romano situato nel cuore della Toscana. Per questo è un evento molto importante, perché animare i luoghi significa creare attrattiva. Questo Festival rappresenta una destinazione ben precisa per tutti i fruitori turistici e anche per il turismo di prossimità. È un punto di riferimento anche quest’anno, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria: questa realtà continua ad essere e a splendere. A mio avviso ha davvero un valore aggiunto che va sottolineato e che merita un plauso.

Conoscevo il Festival, prima dell’anno scorso, solo di fama, poi, attraverso il maestro Aurelio Gatti che è la persona che da più tempo vi ha collaborato, mi sono resa conto direttamente di questa realtà molto bella, ne sono rimasta affascinata e sono contentissima di tornarci anche perché è molto bene organizzata”. Sul suo rapporto con lo spettacolo e con Camilleri, Valeria Contadino racconta che “La donna a tre punte è un po’ una carrellata di pezzi tratti da varie opere teatrali. Insieme a Giuseppe di Pasquale, infatti, che è anche regista di questo spettacolo, ha tradotto teatralmente tanti dei suoi romanzi. In questo testo sono riuniti alcuni dei personaggi più importanti e rappresentativi della visione che Camilleri ha della donna. Ne risulta un profilo in cui la figura femminile è posta al centro del mondo, facendo emergere così il suo grande amore e rispetto per la donna. Da un lato è fortemente idealizzata; dall’altro estremamente protetta. Le sue sono donne volitive, che amano il piacere come essere umani. Attraverso i suoi personaggi egli fa un omaggio al mondo femminile”.  

Riguardo al suo ruolo nello spettacolo, Valeria Contadino conferma che “è sempre molto emozionante interpretare i personaggi di Camilleri. Ne ho interpretati diversi, avendo la fortuna di lavorare con Giuseppe Dipasquale, che è stato suo allievo e che ha messo in scena i suoi testi. Camilleri mi ha accompagnato negli anni: ho interpretato personaggi diversi anche per età. Il suo linguaggio mi appartiene, lo sento molto familiare. L’ho conosciuto personalmente sempre attraverso Dipasquale. Più che di amicizia avevamo un rapporto, durato vent’anni, di stima professionale. Negli ultimi tempi, Il casellante ha rappresentato l’apice di questo rapporto, perché è stato un testo che mi ha dato molte soddisfazioni e che ha emozionato tantissimo anche lui poterlo mettere in scena, perché è veramente bello e particolare. Fa parte della Trilogia delle metamorfosi. Camilleri è stato una persona straordinaria e mi manca moltissimo. Credo cha abbia lasciato un grande vuoto. La forza di quest’uomo è nel suo grande e profondo senso di umanità. L’essere umano lo notiamo anche ne Il commissario Montalbano, è visto meraviglioso pure nella sua fragilità, sia come essere maschile, che come essere femminile. Tutto è raccontato in una maniera molto semplice, inserito nella quotidianità. I suoi personaggi sono sempre molto semplici e ognuno di noi vi si può identificare. Anche in quelli più ‘autorevoli’, egli riesce a far emergere quella umanità tale che li avvicina all’uomo comune”.  

 

 

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