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 “Ghenos-Scylletium”. Imponente operazione dei Carabinieri TPC: sequestrati reperti archeologici del valore di 17 milioni di euro ed eseguite 56 misure cautelari

“Ghenos-Scylletium”. Imponente operazione dei Carabinieri TPC: sequestrati reperti archeologici del valore di 17 milioni di euro ed eseguite 56 misure cautelari

Le indagini dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il coordinamento della Procura Distrettuale di Catania e della Procura DDA di Catanzaro, hanno portato ad individuare 76 scavi clandestini e a debellare una ramificata organizzazione criminale radicata in Sicilia e Calabria, e collegata all’’Ndrangheta, attiva nel mercato internazionale clandestino di reperti archeologici e di falsi manufatti.

Author: Redazione Aurora/Sunday, December 14, 2025/Categories: News

Ammonta complessivamente a circa 17 milioni di euro il valore dei reperti archeologici sequestrati a seguito dell’imponente operazione dei Carabinieri del Gruppo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, scattata alle prime ore dell’alba di oggi, 12 dicembre 2025, con il coordinamento dalla Procura Distrettuale di Catania e dalla Procura DDA di Catanzaro, che hanno eseguito, con il supporto dell’Arma dei Carabinieri competente sul territorio e con la partecipazione dell’8° e del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri e degli Squadroni Eliportati Carabinieri “Cacciatori Sicilia” e “Cacciatori Calabria”, contestualmente nelle province del territorio siciliano di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Enna, e calabrese di Crotone, estendendo le attività di delega anche a Roma, Firenze, Ravenna, Ferrara e Forlì-Cesena, due ordinanze di applicazione di 56 misure cautelari personali. Sono stati oltre 80 i Carabinieri impiegati che hanno operato nei territori delle regioni Calabria e Sicilia.

Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


Le due indagini, condotte parallelamente dai Nuclei Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza e Palermo, spiega il Comando TPC di Roma, hanno trovato un punto di confluenza quando è emerso che una squadra di “tombaroli” siciliana, comparsa nell’indagine “Ghenos”, operava sia nella regione d’origine che in Calabria, in collaborazione con gli indagati dell’indagine “Scylletium”: da qui la decisione di eseguire contemporaneamente le due ordinanze. Questo collegamento investigativo – si sottolinea in una nota - conferma l’esistenza di una rete di soggetti dediti alle attività illecite che ruotano attorno all’immenso patrimonio culturale italiano, un ambito criminale altamente specializzato che richiede metodi di indagine specifici e per il quale il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale opera in prima linea sin dal 1969.

Specificamente alla complessa ed articolata indagine “Ghenos”, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo - coordinati dalla Procura Distrettuale di Catania -  hanno eseguito, con il supporto dell’Arma dei Carabinieri competente sul territorio e con la partecipazione del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri e dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori Sicilia”, contestualmente nelle province del territorio siciliano di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Enna, estendendo le attività di delega - specifica il Nucleo TPC di Palermo - anche a Roma, Firenze, Ravenna, Ferrara, fino al Regno Unito e alla Germania, un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 45 soggetti tutti, a vario titolo, ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere, violazione in materia di ricerche archeologiche, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, impiego di denaro di provenienza illecita, nonché furto, ricettazione, autoriciclaggio, uscita o esportazione illecita di beni culturali, falsificazione in scrittura privata relativa a beni culturali, contraffazione di opere d’arte e ricettazione. I provvedimenti hanno riguardato 9 ordini di custodia cautelare in carcere, 14 arresti domiciliari, 17 obblighi di dimora tra cui 8 con obbligo di permanenza notturna in casa, 4 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria, di cui 2 notificati in territorio estero e una sospensione dell’esercizio di impresa a carico del titolare di una casa d’aste.

I soggetti facevano parte di diverse associazioni a delinquere radicate nell’area catanese e siracusana, finalizzate ad un’attività sistematica e organizzata di scavi in diversi siti di grande valore archeologico sia in Sicilia che in Calabria. La prima fase investigativa ha portato al sequestro di circa 10 mila reperti archeologici, di cui circa 7 mila monete antiche riconducibili a diverse tipologie di conio raro, di epoca greca emesse nei territori della Magna Grecia e della Sicilia: rarissimi esemplari di monete in bronzo di eccezionale valore storico-culturale appartenenti alle zecche di Heraclea, Reggio, Selinunte, Katane, Siracusa, Panormos e Gela.

Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


Un altro gruppo di monete bronzee proviene da produzioni minori della cuspide nord-orientale dell’isola, quali Calactae, Alaesa Archonidea, Alontion e Tyndaris, quasi tutte in eccellente stato di conservazione, dichiara il Nucleo TPC di Palermo. Alcune emissioni sono state valutate da esperti numismatici di “elevato interesse storico e scientifico per la loro rarità”. Sono state inoltre recuperate monete pertinenti a zecche magnogreche e siceliote, la cui cronologia si estende dalla metà del V sec. a.C., con un’emissione in bronzo di forma piramidale di Akragas che costituisce la più antica produzione numismatica della città, fino all’avanzata età ellenistica, periodo al quale appartengono bronzi reggini e della Sicilia orientale: Menaion, Alaisa Archonidea, Kalacte e Mamertini. Nei territori della Sicilia occidentale sono stati sequestrati un raro esempio di moneta bronzea della zecca di Alykiai e due della zecca di Iaitas (Monte Jato), alcune rarissime frazioni numismatiche originarie della zecca di Ziz-Panormos, ed altre rare litre dei siti archeologici di Morgantina ed Herbessos.

Le indagini hanno portato anche all’arresto in flagranza di 6 indagati, tra cui 5 soggetti sorpresi in flagranza di reato nelle attività dello scavo clandestino, nel 2022, all’interno del sito archeologico di Baucina, mentre in altre due circostanze sono stati bloccati 3 indagati per esportazione illecita all’estero di reperti archeologici, con il sequestro di numerose monete avvenuto a Dusseldorf, con l’ausilio della Polizia tedesca.

Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


Le perquisizioni eseguite nel mese di novembre scorso negli stessi territori, hanno permesso di scoprire nell’area catanese anche un laboratorio (una zecca clandestina) utilizzato per la produzione di falsi manufatti archeologici in ceramica e per la contraffazione di monete e rame allo stato puro: stampi, strumenti per la colatura, conii e bilancini. Tra le migliaia di oggetti recuperati si trovano reperti monetali archeologici in bronzo e in oro, alcuni rari o unici esemplari, centinaia di reperti fittili, fra cui crateri integri a figure nere e rosse, chiodi e frammenti, fibule protostoriche, anelli in bronzo, pesi, monete rudimentali (aes) in bronzo con globetti indicanti il valore ponderale e/o nominale, fibbie, punte di freccia e askos buccheroide. Sequestrati, inoltre, anche circa 60 strumenti predisposti alla ricerca di metalli preziosi, tra cui metal-detectors e diversi arnesi idonei agli scavi clandestini.

Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


La complessa attività investigativa - spiegano i Carabinieri del TPC - era stata avviata nel 2021, a seguito della denuncia della direzione del Parco Archeologico di Agrigento presentata in conseguenza delle molteplici attività di scavo clandestino compiute dal giugno 2019 nel sito archeologico di Eraclea Minoa, nel territorio di Cattolica Eraclea, in provincia di Agrigento. L’indagine è stata attivata con il monitoraggio dei tombaroli paternesi e lentinesi che, organizzati in diverse squadre, avevano perpetrato ben 76 scavi clandestini nelle aree archeologiche siciliane e, in due circostanze, anche nel sito calabrese di “Scolacium”.

Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


L’inchiesta - specifica la nota - si è successivamente sviluppata a livello internazionale, supportata da articolate attività tecniche realizzate con servizi dinamici, acquisizione di dati del traffico telefonico e telematico, attività di videoripresa presso i luoghi di incontro tra gli indagati, perquisizioni, sequestri, arresti in flagranza, attività di pedinamento, fino alla perquisizione e ai sequestri eseguiti in Germania tramite richiesta alla magistratura estera con l’Ordine Europeo di Indagine, tracciando il percorso di illegalità dei beni sottratti al patrimonio indisponibile dello Stato italiano, sino alla loro vendita in case d’aste straniere. Tutto ciò ha consentito alla Magistratura catanese e ai Carabinieri del Nucleo TPC di Palermo di delineare e intercettare una complessa articolazione criminale, composta da più distinte consorterie strutturate dedite allo scavo clandestino e al traffico illecito di reperti archeologici, anche all’estero. Conseguentemente i Carabinieri TPC hanno potuto ricostruire l’intera filiera associativa comprendente ricettatori locali fino ai trafficanti internazionali del mercato illecito dell’arte. Tale tipica struttura organizzativa denominata “archeomafia” è composta da diversi ruoli che partono dalla base con le squadre dei “tombaroli” specializzati nello scavo clandestino eseguito con l’utilizzo di vari strumenti per analizzare il terreno come metal detector, “branda”, georadar e per effettuare gli scavi, quali “spillone”, “zappetta”, macchine per movimento terra, che, sottolinea il Nucleo TPC, con le loro illecite condotte predatorie, distruggono inevitabilmente la morfologia dei siti. 


Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


Questa manovalanza ha eseguito una sistematica sequenza di escavazioni in numerosi siti archeologici della Sicilia e, in parte, anche della Calabria. Le meticolose investigazioni svolte dai Carabinieri TPC hanno permesso di smantellare e neutralizzare i diversi sodalizi criminali che operavano principalmente nell’area etnea, con ramificazioni in Germania e Regno Unito. Le ricerche hanno portato anche al sequestro di una notevole documentazione probatoria trovata nella disponibilità degli indagati, a dimostrazione delle loro attività illecite nel traffico di reperti archeologici, anche in ambito di contraffazione, nonché la documentazione contabile, a dimostrazione delle transazioni illecite correnti. Le indagini hanno gravitato fino dall’inizio intorno ad un ricettatore di reperti archeologici, che ha operato nell’area sud-occidentale dell'Etna, e che già in passato è stato coinvolto da vicende giudiziarie riguardanti la ricettazione di monete d’interesse archeologico.

In Calabria, nella stessa mattina del 12 dicembre, i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato le indagini, nei confronti di 11 persone delle quali 2 in carcere e 9 agli arresti domiciliari, ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di diversi reati di esecuzione di scavi illeciti, deturpamento di siti archeologici, furto e ricettazione di beni archeologici a seguito di scavi clandestini, eseguiti presso importanti giacimenti archeologici calabresi, nonché ricettazione di beni culturali, secondo quanto riporta la nota della stessa Procura. 


Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


Tali delitti sono stati commessi anche allo scopo di agevolare la cosca di ‘Ndrangheta denominata “Arena”, nel controllo del territorio di Isola di Capo Rizzuto e delle zone limitrofe, e nel beneficio dei proventi delle attività criminali. Contestualmente sono state eseguite anche 12 perquisizioni locali. La misura cautelare è stata emessa a conclusione dell’attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza, avviata nell’ottobre 2022 e conclusa nell’ottobre 2024, che ha permesso di individuare numerosi scavi clandestini all’interno di vari siti archeologici. Dalle successive indagini sono state stato accertate ulteriori condotte illecite collegate al traffico di reperti archeologici provenienti da scavi clandestini all’interno dei parchi archeologici nazionali di Scolacium Kaulon, a Roccetella di Borgia in provincia di Catanzaro, dell’antica Kaulon, a Monasterace in provincia di Reggio Calabria, di Capo Colonna e di altre aree private in provincia di Crotone. In particolare è stato accertato e dettagliatamente documentato attraverso intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali, riprese video e sequestri, che durante tutta la durata dell’indagine, questi territori sono stati sistematicamente saccheggiati da una squadra di tombaroli organizzati con intermediari e ricettatori in una struttura ben radicata nella provincia di Crotone, che ha alimentato il mercato clandestino di materiale archeologico.



Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


I vertici dell’associazione criminale hanno diretto e controllato l’attività dei sodali, pianificato le singole spedizioni ed individuato i luoghi di interesse, grazie alle specifiche competenze in materia “acquisite sul campo”. Sono state inoltre predisposte modalità operative tali da scongiurare, o quanto meno contenere, il rischio di controlli da parte delle Forze dell’Ordine, anche attraverso l’utilizzo di canali di comunicazione di difficile intercettazione, specifica la nota.

I componenti del gruppo criminale, infatti, hanno limitato al minimo le conversazioni telefoniche nelle quali, peraltro, i riferimenti ai materiali archeologici venivano mascherati con termini convenzionali fuorvianti, come ad esempio “finocchi”, “caccia”, “cornici”, caffè”, “asparagi”, o “motosega” per indicare il detector cerca metalli.

Al vertice dell’associazione per delinquere sono stati individuati due soggetti residenti in provincia di Crotone, cultori di archeologia e conoscitori dei luoghi in cui reperire materiale archeologico da introdurre illecitamente sul mercato clandestino.

Fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.


Dall’attività investigativa è risultato quindi come una parallela forma di criminalità, anche organizzata in forma basilare, possa esistere ed operare nel territorio ove la cosca esercita il proprio predominio, con il placet implicito della “locale” e laddove i relativi profitti illeciti siano inevitabilmente destinati ad alimentare, direttamente o indirettamente, anche la cosca ‘ndranghetistica di riferimento e la sua capacità di permeare il territorio in cui opera.

Nel corso dell’indagine è emersa inoltre l’originalità dei reati-fine, quali furto e ricettazione di reperti archeologici, rispetto al contesto mafioso tradizionale: un’attività particolarmente proficua e favorita, nel territorio di riferimento, dalla presenza di vari siti archeologici a volte poco esplorati da scavi formalmente autorizzati dagli organi statali, tanto da suscitare l’interesse della criminalità organizzata.      

Sono stati inoltre individuati tutti gli elementi dell’aggravante mafiosa, in quanto le condotte contestate sono state immediatamente funzionali agli interessi dell’associazione, acuite dalla circostanza della infungibilità della prestazione fornita dai soggetti indagati. Grazie all’opera dei principali sodali, l’organizzazione ‘ndranghetistica degli “Arena” è stata posta nelle condizioni di ottenere risorse, veicolate da competenze specifiche, e conseguenti utilità in un settore in cui, non possedendo le necessarie cognizioni specialistiche, non avrebbe saputo operare in maniera efficace.

Le attività di indagine sono state condotte anche con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone e della Direzione Regionale Musei Calabria. 

 

In primo piano: fotogramma del video "Operazione Ghenos-Scylletium”. Crediti: Carabinieri TPC.

 

 

 

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