it-ITen-USes-ESba-RU

A scuola dal “Bad teacher”, la minaccia della “dottrina Isis” per i  giovanissimi

A scuola dal “Bad teacher”, la minaccia della “dottrina Isis” per i giovanissimi

A Foggia, una classe mista di bambini e bambine sottoposta a indottrinamento. È quanto emerso dall’indagine conclusa con un arresto a 20 giorni dalla visita del Papa a Molfetta

Author: Rita Sanvincenti/Thursday, March 29, 2018/Categories: News, Italia, Puglia

È stato individuato a Foggia un nucleo estremamente pericoloso ed insidioso dell’Isis, oltre a quello armato e combattente: quello preposto alla formazione e all’indottrinamento dei bambini, nell’età più fragile e delicata della loro crescita. Questo è quanto è emerso dall’indagine denominata “Bad teacher”, i cui particolari sono stati resi noti dalla Questura di Bari. L’intervento congiunto degli agenti della Digos di Bari e Foggia, in collaborazione con la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, ha consentito di individuare, nella moschea di Foggia, il centro di indottrinamento dei giovanissimi immigrati, tutti di seconda generazione, ad opera del sessantenne Abdel Rahman, cittadino italiano di origine egiziana, residente a Foggia e coniugato con una italiana. L’indagato per terrorismo internazionale ed istigazione a delinquere, è il presidente dell’associazione culturale “Al Dawa” di Foggia, nota per avere dato ospitalità al foreign fighter ceceno Bombataliev Eli, prima che fosse arrestato per i reati di cui al 270 bis 1 e 2 comma e 302 C.P., il 5 luglio 2017 sempre ad opera della Digos di Bari nell’ambito dell’operazione “Caucaso Connection”.
A seguito dell’indagine “Bad teacher”, che si è conclusa, fa notare il Questore di Bari Carmine Esposito, a venti giorni dalla visita del Papa a Molfetta (il 20 aprile), sono state ricostruite le navigazioni web e nei social network, dove l’indagato esaltava le azioni terroristiche dell’Isis. A comprovare la sua appartenenza al gruppo, si aggiunge il copioso materiale di propaganda proveniente dagli organismi ufficiali di informazione dell’Isis. Sono stati sequestrati dagli agenti, durante le perquisizioni, video degli appelli di Al-Baghdadi ed alcuni filmati contenenti immagini di bambini arruolati dall’Isis mentre compiono azioni violente. Un’operazione molto complessa anche strategicamente, per la quale il Questore Esposito ha dichiarato: “intendo esprimere il mio orgoglio e ringraziare ‘i miei ragazzi’ della Digos che hanno condotto le indagini”.
Unitamente all’attività investigativa della Digos, gli accertamenti finanziari condotti dal GICO della Guardia di Finanza di Bari, hanno fatto emergere una proporzione tra le fonti di reddito lecite e le entrate effettive dell’arrestato, tale da indurre il PM titolare delle indagini a disporre il sequestro preventivo dei conti correnti e della sede dell’”Al Dawa” ai sensi dell’art. 321 1 e 2 comma C.P.P..
Il GIP di Bari ha disposto la custodia cautelare in carcere dell’indagato per i reati di cui agli artt. 270 bis 1 e 2 comma e 414 3 e 4 comma C.P.. Nell’ambito dell’operazione, altre tre persone sono state sottoposte a perquisizione personale e domiciliare.

Alla luce di quanto scoperto, il Questore di Bari Carmine Esposito mette in evidenza l’estrema gravità dell’indottrinamento perpetrato nei confronti dei bambini che venivano istigati alla violenza, come dimostrano le frasi intercettate dalle microspie poste nel centro di culto sequestrato. Una classe mista formata da bambini e bambine di età compresa tra 4 e i 10 anni erano sottoposti ad una educazione pericolosamente deviata. Gli incontri avvenivano il sabato e la domenica e si tenevano in lingua italiana.
Signor Questore come si deve interpretare la presenza femminile in questo gruppo di bambini?
La lotta terroristica, la lotta armata, sono sicuramente un appannaggio maggiore del sesso maschile. Coinvolgere anche le bambine è una scelta strategica: introdurre le donne nella lotta armata e quindi formarle fino da piccole. Ai bambini, all’interno della moschea, veniva insegnato che “i miscredenti devono essere eliminati”, che “solo questo consentirà di raggiungere il Paradiso”. La lettura dei versetti del Corano, delle parole del loro Profeta Maometto, doveva riaffermare il senso, l’importanza della lotta armata per conquistare il Paradiso, eliminando coloro che non sono d’accordo con questa visione.
Sono realmente questi i contenuti del testo sacro dell’Islam o si tratta di una “versione Isis”?
Naturalmente non vogliamo confondere questa deriva con la religione musulmana. Questo deve essere chiaro e non vi deve creare confusione. Gli artt. 8 e 19, della nostra Costituzione prevedono che le confessioni religiose, purché non contrastino con i principi del nostro ordinamento giuridico, devono essere salvaguardate. Non è la lotta contro una religione ma la lotta contro una deriva e contro interpretazioni della religione sui generis.
I versetti ai quali si fa riferimento non sono dunque quelli del Corano?
Sono del Corano. In effetti la vera problematica è che il testo, propone diverse interpretazioni. Abdul Rahman, convertito dall’Islam al Cristianesimo, sostiene che tutte quelle che portano alla deriva violenta sono arbitrarie e si differenziano dalla religione musulmana ufficiale. Molto dipende da chi interpreta e divulga il Corano.
I nuovi reati previsti dal Codice penale riguardano anche le attività di formazione, di proselitismo, di valorizzazione della lotta armata, equiparate al terrorismo. Alla luce della pericolosità manifestata dalle organizzazioni terroristiche a livello internazionale, sono state introdotte le modifiche, approvate in via definitiva nel 2017, al codice antimafia e antiterrorismo e la Procura Nazionale Antimafia è diventata Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Quando sono iniziate le intercettazioni nella moschea e a quando risale l’ultima?
Le microspie sono state collocate circa sei mesi fa; l’ultima intercettazione alla quale abbiamo fatto riferimento, risale alla fine di febbraio. Abbiamo consegnato il materiale acquisito all’Autorità Giudiziaria per la valutazione della gravità dei fatti. Due sono i reati contestati: 270 bis di associazione finalizzata al terrorismo e 414 di apologia, lotta armata e terrorismo. A casa dell’indagato abbiamo trovato il computer aperto sul sito ufficiale dell’Isis al quale è possibile accedere soltanto se si è in possesso di credenziali particolari, quelle che infatti aveva e che gli consentivano di accedere al cuore del sistema. Non è dato introdursi nel sito ad una persona qualsiasi.
Quali provvedimenti sono stati disposti a tutela dei bambini?
La Procura della Repubblica ha segnalato questa circostanza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni. Esiste tutta una gamma di provvedimenti di carattere giudiziario che consentono, in certi casi, di togliere la patria potestà al genitore. Saranno inoltre avvertiti i Servizi sociali per cercare di essere di supporto a questi bambini, per fare loro recuperare una vita normale, che non li veda più bombardati da questa tempesta d’informazioni che riguardano la violenza, la jihad.
I genitori erano a conoscenza di quanto accadeva ai loro figli all’interno della moschea?
I genitori stanno prendendo coscienza di tutto questo e ora dovrà essere valutata la loro reazione. Penso che in parte fossero consapevoli di consegnare i bambini ad un soggetto che svolgeva un’attività di informazione, di proselitismo, ma forse non ne conoscevano i dettagli.
Rispetto alle precedenti operazioni antiterrorismo in Puglia, questa in che cosa si differenzia dalle altre, a parte il gravissimo coinvolgimento dei bambini?
In un anno e mezzo vi sono state nove operazioni antiterrorismo tra arresti ed espulsioni. La peculiarità ulteriore di questa operazione è che l’indagato, sia pure di origini egiziane, ha la cittadinanza italiana, acquisita per effetto del matrimonio. Quindi la misura che può essere utilizzata non è certo l’espulsione, come avviene in altri casi. Pertanto abbiamo dovuto configurare le ipotesi delittuose rilevanti ai sensi del nostro Codice Penale.
Quali sono i tratti distintivi che caratterizzano questi soggetti e cosa rende difficile individuarli?
La caratteristica fondamentale è che sono provvisti di una doppia personalità. Da una parte sono persone normali che si aggirano nel nostro Paese, che hanno una vita di relazioni e un lavoro normale, mentre, nel contempo, esprimono una potenzialità pericolosa che rimane nascosta fino a quando manifestano le loro cattive intenzioni. Il terrorismo si avvale spesso di questi soggetti dalla doppia personalità. 

 



Nella foto: (da sx) Claudio Galzerano Direttore Dipartimento Antiterrorismo Internazionale, Carmine Esposito Questore di Bari, Francesco Giannella Procuratore aggiunto Tribunale di Bari, Giuseppe Volpe Procuratore capo di Bari


Copyright 2018 Aurora International Journal - Aurora The World Wide Interactive Journal.
Vietata la riproduzione anche parziale dei presenti contenuti

Number of views (6676)/Comments (0)

Tags:
Rita Sanvincenti

Rita Sanvincenti

Rita Sanvincenti Other posts by Rita Sanvincenti

Archive