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VENERDI’ SANTO A TRAPANI: L’ANTICA PROCESSIONE DEI MISTERI

VENERDI’ SANTO A TRAPANI: L’ANTICA PROCESSIONE DEI MISTERI

ventiquattro ore di processione tra le vie del centro storico trapanese

Author: Anonym/Thursday, March 28, 2013/Categories: Italia, Sicilia

Trapani, l’estrema punta della Sicilia è posta geograficamente nella parte occidentale dell’isola. Straordinario luogo di fascino architettonico e storico. La storia della città rappresenta un vanto per i trapanesi che da generazione in generazione portano avanti delle tradizioni secolari, quale la processione dei Misteri. È uno dei momenti significativi per il territorio in cui tutto il popolo commemora la morte, passione e resurrezione di Cristo.
La città, nonostante col tempo abbia subito svariati mutamenti, ha da sempre mantenuto la sua originaria forma a falce protetta da alte mura di recinzione, trasformate oggi in una terrazza sul mare.
Il centro storico è il cuore della città, in cui si concentrano tutte le processioni sacre. Queste cerimonie sono eventi secolari che coinvolgono tutti i trapanesi e anche quei turisti che trovandosi in città, per caso, rimangono ammaliati da tanta partecipazione. Sono i momenti sacri che narrano il profondo legame instaurato nel tempo con il popolo. È un sentimento insito nel cuore, vissuto quasi come un bisogno che segna l’appartenenza alla città.
Il periodo di Quaresima è segnato da profonda devozione e preghiera. I quaranta giorni che precedono la Pasqua sono vissuti intensamente attraverso i digiuni e le penitenze, pratiche raccomandate dalla Chiesa.
La Quaresima è un periodo altrettanto particolare a Trapani, soprattutto per la preparazione alla processione dei misteri. Per ventiquattro ore consecutive i venti sacri gruppi sfilano per le vie del centro storico, si vivono degli attimi di raccoglimento e intensa preghiera meditando la morte in croce di Cristo.
A Trapani, dal Mercoledì delle Ceneri fino alla domenica di Resurrezione, la città è in piena armonia con le usanze e tradizioni del luogo. È un susseguirsi di processioni che accompagnano i credenti alla Santa Pasqua. La Settimana Santa è contraddistinta da un plurisecolare calendario di riti che richiamano crescenti folle di turisti e fedeli, oltre che un gran numero di studiosi aventi un’innata volontà di scoperta e analisi nei confronti di una realtà storica che dura da secoli.
Durante tutto il periodo quaresimale i cittadini si mostrano partecipi attivamente ad ogni evento, è depositari di queste tradizioni, ma soprattutto sono i protagonisti di un circuito di slanci ed emozioni coinvolgenti anche per chi è estraneo all’ambiente.
Il venerdì santo è il giorno in cui la città si tinge di nero, in segno di lutto per la crocifissione del Cristo. Tutti i trapanesi partecipano alla santa messa e scendono in strada per partecipare alla processione.
La processione è preceduta da mesi e mesi di preparazione, le cosiddette scinnute, spostamento del sacro gruppo al centro della chiesa. Risulta una sorta di tappa, la prima, di allestimento del gruppo in vista della processione del Venerdì.
I Misteri rappresentano un segno di un legame indissolubile il territorio. Il nome derivante dal Medioevo fu esteso alle rappresentazioni scultoree di episodi della Passione di Cristo: furono designati gli artistici gruppi che il giorno del Venerdì Santo a Trapani percorrono in processione tutte le vie del centro storico, portate in spalla.
Rivivere la morte e passione di Gesù è da sempre stato un atto dovuto per i fedeli, una manifestazione di fede che fa parte quasi del codice genetico. La processione è un’usanza che dura da oltre quattro secoli. Depositaria del rito fu la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo che, fondata nel 1602, voleva dare maggiore lustro e decoro al rito e sostituì alle scene animate e parlate una solenne processione di gruppi statuari, ispirati alla narrazione evangelica. Trapani, in quei tempi, fu una vera fucina di artisti che sfoderando i loro talenti si dedicarono alla realizzazione di vere opere d’arte adoperando materiali di poco pregio, quali il legno, tela e colla, ed altri più pregiati come l’avorio, il corallo. Ogni statua venne curata nel dettaglio. Su uno scheletro di legno vennero realizzate testa, busto, mani e piedi e in ogni volto furono scolpiti gli stati d’animo di ogni singolo momento della passione. Internamente le sculture sono vuote: la parte esterna, invece, destinata a regalare allo spettatore maggiore emozione, è adornata di costumi ed abiti d’epoca. È la visione d’insieme che rende unico ognuno di questi gruppi.
I gruppi erano custoditi in apposite nicchie nella chiesa di San Michele Arcangelo: dopo la guerra cambiarono sede passando dalla Chiesa della Badia Grande poi a quella del Collegio, fino all’attuale chiesa del Purgatorio, dove vengono oggi custoditi. Negli anni, la confraternita di San Michele Arcangelo aveva affidato ai vari ceti (orefici, pescatori, pescivendoli, bottai, ortolani, fabbri, naviganti, fruttivendoli, scalpellini, muratori, mugnai e fornai, falegnami, salinai, pastai, sarti, carpentieri, funai e canapai) la cura dei singoli Misteri, mentre il gruppo dell’Ascesa al Calvario veniva assegnato al popolo e la statua dell’Addolorata, che chiude la processione, fu attribuita alla nobiltà, che poi la cedette ai propri camerieri e cocchieri.
I venti gruppi sono: La Separazione – ceto Orefici – La Lavanda dei piedi – ceto pescatori – Gesù nell’orto di Jetsemani – ceto ortolani – l’Arresto – ceto metallurgici – la caduta al Cedron – ceto naviganti – Gesù davanti ad Hanna – ceto fruttivendoli – La Negazione – ceto barbieri e parrucchieri – Gesù davanti ad Erode – ceto pescivendoli – La Flagellazione – ceto muratori e scalpellini – La Coronazione di spine – ceto fornai – Ecce Homo – ceto calzolai – La Sentenza – ceto macellai – L’ascesa al Calvario – ceto popolo – La Spogliazione – ceto abbigliamento e tessili – La Sollevazione della Croce – ceto falegnami – La Crocifissione – ceto pittori, decoratori e funai – La Deposizione – ceto sarti e tappezzieri – Il Trasporto al sepolcro – ceto salinai – L’Urna – ceto pastai – l’Addolorata – ceto camerieri.
La gestione, l’amministrazione e la manutenzione e conservazione di ogni gruppo è affidata dal 1974, anno di nascita, all’Unione Maestranze, associazione che nomina per ogni ceto le massime cariche: i capi-consoli.
Sin dalle prime ore del mattino c’è una certa attesa, che si prolunga fino alle 14, all’apertura del portone della chiesa del Purgatorio. La processione, si articola in modo molto lineare, in ordine dal primo gruppo scultorio, la Separazione, fino all’Addolorata, l’ultimo. Ogni vara viene munita di due lunghe aste orizzontali che servono per il trasporto a spalla da parte di dieci uomini chiamati massàri. Organizzati in squadre, una per ogni Mistero, i massari si muovono all’unisono seguendo i comandi del caporale, che ha il compito di tenere la ciaccola, due pezzi di legno (faggio, mogano, frassino o legnosanto) larghi quanto una mano, fissati all’estremità con due cordicelle ad un terzo pezzo di legno che fa da manico. Agitato, fa un suono simile alle castanuelas spagnole. La prima “ciaccolata” segna il momento in cui tutti i portatori devono tenersi pronti per la aisata da terra, la seconda ciaccolata, invece, segna il momento in cui devono alzare la vara per muoversi a suon di musica, con la cosiddetta annacata. È un movimento perfettamente coordinato e compatto, che dura il tempo di una marcia funebre chiamata “battuta”, periodo nel quale ogni Mistero viene annacato, dondolato. Ad accompagnare ogni Sacro Gruppo, oltre la banda, anche un insieme di processionanti, per lo più ragazzi e ragazze che, per devozione, con tuniche, ceri o altri accessori si muovono con passo lento e oscillante. Muoversi è come una condizione di esistenza, il dondolare è movimento che si ripete, che si fa ritmo ed il ritmo un impegno a mettersi in consonanza. Il termine annacata – la “naca” è la culla – è usato per indicare il movimento ritmico impresso ai personaggi statuari. I massàri abbandonati con passi lenti, maestosi e solenni sono diretti avanti e indietro.
Per ogni emozione donata al Trapanese e soprattutto al turista, che si trova anche per caso dalle parti di Trapani, è un altro pezzo di storia che appare scritta nel codice genetico del popolo, segno imprescindibile della società.

 

Foto di Valentina Silleri

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